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116/2024 |APPUNTI DEL GIORNO|

L’oro stamane sui mercati delle materie prima non mostra segnali di discontinuità rispetto alle sedute dei giorni scorsi. La quotazione spot al grammo è attualmente di 70,13 euro pari a 2352.67 dollari l’oncia.

Cartelle esattoriali: la riforma va in Gazzetta – Cambia il regime della riscossione delle cartelle esattoriali, rinunciando a recuperare quelle più vecchie per concentrare l’attività dell’Agenzia delle Entrate sui crediti fiscali che hanno maggiori possibilità di essere incamerati. E cambia anche il regime dei controlli sulle imprese, quelli fiscali esclusi, al fine di evitare duplicazioni ed eccessi burocratici e promuovere invece la collaborazione tra le amministrazioni controllanti e le stesse imprese, che, superato un controllo, non ne potranno subire un altro analogo prima che siano trascorsi almeno 10 mesi. Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva due decreti legislativi.
Il primo disciplina, appunto, la riscossione dei tributi evasi, in attuazione della legge delega sulla riforma del fisco. Il secondo attua, invece, una norma della legge sulla concorrenza.
Il fulcro della riforma della riscossione è il cosiddetto “discarico”. Significa, in breve, che per le nuove cartelle – cioè, quelle dal 2025 in poi – l’Agenzia delle Entrate avrà al massimo 5 anni di tempo per recuperare il credito fiscale; poi dovrà restituirlo al titolare (Comuni, enti previdenziali, eccetera).
La riforma prevede che dal 2025 l’Agenzia debba restituire all’ente creditore – per esempio i Comuni – la cartella non riscossa dopo 5 anni. La restituzione avverrà prima se la stessa Agenzia avrà verificato l’impossibilità di recuperare il credito, per esempio per il fallimento dell’azienda o la mancanza di beni sui quali rifarsi.
A quel punto l’ente creditore potrà gestire in proprio la riscossione o affidarla, tramite gara, a soggetti privati qualificati oppure – ed è questa una novità del testo suggerita dalle commissioni parlamentari – cartolarizzare le cartelle cedendole a titolo oneroso a soggetti specializzati. Infine, gli enti creditori potranno riaffidare le cartelle all’Agenzia in presenza di nuovi e significativi elementi reddituali o patrimoniali del debitore.Il decreto aumenta anche la possibilità di rateizzare i debiti tributari. Per quelli fino a 120mila euro l’Agenzia concederà, su semplice richiesta del debitore, fino a 84 rate mensili nel 2025-26, fino a 96 rate nel 2027-28 e fino a 108 rate nel 2029-30. Dal 2031 si valuterà se arrivare fino a 120 rate, che sono invece sempre concesse per le situazioni documentate di difficoltà economico-finanziaria. (Tratto dall’articolo di Enrico Marro “Cartelle, il tetto dei cinque annipubblicato sul Corriere della Sera oggi in edicola)

VicenzaOro September sold out – Dal 6 al 10 settembre prossimi, VicenzaOro, il salone internazionale di IEG-Italian Exhibition Group, già sold out da oltre un mese, sarà ancora una volta la vetrina internazionale di riferimento in Europa per le nuove tendenze della gioielleria, ospitando 1.200 marchi provenienti da 35 Paesi, con il 40% dell’offerta espositiva dall’estero. In contemporanea, dal 6 all’8 settembre, sempre in fiera, si svolgerà VO’Clock Privé, l’evento dedicato all’orologeria contemporanea. Nell’edizione settembrina del salone è in programma la presentazione del nuovo Trendbook, l’Osservatorio indipendente sulla gioielleria contemporanea di IEG curato da Trendvision Jewellery + Forecasting.

Inno agli artigiani orafi – Un tempo chiunque lavorasse i metalli preziosi era identificato con il nome di orefice (dal latino aurifex- artigiano dell’oro), cioè colui che nella “bottega” eseguiva lavori destinati all’arredo liturgico o quale ornamento personale, a seconda delle dimensioni. Nel Rinascimento, il periodo più fiorente che la storia ricordi, le botteghe dei “mastri orafi” divennero autentiche scuole d’arte: tra quelle mura ricche di creatività ed ingegno pittori e scultori fecero il loro apprendistato in modo da acquisire abilità tecnica, senso estetico e raffinatezza nell’esecuzione delle loro opere. Non a caso alcuni “grandi” artisti del periodo – tra cui Lorenzo Ghiberti, Filippo Brunelleschi, Donatello e quel Sandro Botticelli che adornò sempre i personaggi dei suoi dipinti con preziosi gioielli – provenivano da esperienze di oreficeria. Delle gloriose botteghe, però, si hanno notizie frammentarie perché solo le più note rivivono nei testi letterari. In ogni caso, per il carattere simbolico della materia prima, l’oro, l’orafo aveva nella società del tempo una posizione elitaria rispetto ad altri mestieri poiché godeva della protezione, nonché del patrocinio, del clero, dei sovrani e dei mecenati. Possedere quindi una bottega orafa costituiva la massima aspirazione. L’amore per quest’arte da parte dei nostri valenti artigiani ha fatto sì che non si creasse mai un vuoto: a colmarlo ha provveduto l’estro creativo di chi, attraverso i secoli, ne ha tramandato la tradizione. Del resto, le botteghe non sono scomparse: al contrario, nell’ambito della rigenerazione urbana, si sono evolute e trasformate oggi nei tanti laboratori che lavorano per dare emozioni a chi, attratto dalla magia dell’atmosfera che vi si respira e dalla passione di chi, seduto al proprio banchetto utilizzando i propri strumenti realizza superbe creazioni. Non ci resta che esclamare, W il gioiello! W l’artigianato orafo!

116/2024 |APPUNTI DEL GIORNO| Giovedì 4 Luglio 2024 – S. Procopio

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