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ALLARME! GIOIELLERIE PERICOLOSE

Roma, 25 marzo 2021 – Lamentarsi è un malvezzo tutto nostrano. Indubbiamente in questo periodo i colleghi gioiellieri hanno voluto spingere un po’ il piede sull’acceleratore manifestando con forza le contrarietà di una categoria che le ordinanze del Ministero della Salute sulle zone rosse hanno costretto a chiudere. Una categoria che si è poi subito fermata in corsia d’emergenza con le quattro frecce accese, in attesa: nel rispetto di tutti noi, smarriti e sfiduciati dal timore del futuro, soprattutto di coloro che ogni giorno combattono nelle corsie d’ospedale e di tanti che, nell’ombra, stanno accanto a chi soffre. Ferma in un atteggiamento forse più di speranza che di attesa. Speranza che presto il traffico riprenda a scorrere normalmente.
Ma mentre siamo fermi in corsia d’emergenza ci accorgiamo che molti, troppi, continuano a percorrere la strada incuranti del segnale di pericolo, complici anche i provvedimenti governativi dell’oramai arcinoto allegato 23 che consentono l’apertura ad esercizi commerciali che dovrebbero essere essenziali per la comunità.
Rileggendolo a più riprese sorge spontanea una costatazione: in fin dei conti tra le attività che sono sospese in zona rossa vi sono unicamente le gioiellerie, i negozi di abbigliamento per adulti, i negozi di arredamento e pochissimi altri.
La lettura di un provvedimento molte volte può lasciare dubbi interpretativi, non essendo il gioielliere per definizione un esperto di norme e leggi; e allora, sfidando le regole che impongono gli spostamenti solo per motivi di urgenza o inderogabili, da dichiarare peraltro con apposito modulo di autocertificazione, ci siamo incamminati lungo le strade della nostra amata città e alquanto basiti – per usare un termine che seppur abusato rende l’idea del nostro stato d’animo – abbiamo scoperto che quanto letto nell’allegato 23 del DPCM del 2 marzo scorso in merito alle attività al dettaglio sospese corrisponde a realtà. Non solo; abbiamo scoperto, grazie a vetture strombazzanti, ragazzi e ragazze intenti a chiacchierare, famigliole alla ricerca dell’ultimo grido in fatto di tecnologia o diretti verso il parco più vicino, che gli unici a rimanere chiusi in casa, rispettosi delle raccomandazioni delle Autorità, siamo noi e qualche coppia di anziani. Questa purtroppo è la realtà che viviamo in zona rossa, dove tutti si accalcano per fare acquisti e noi gioiellieri siamo costretti a tenere le serrande abbassate, pur avendo investito nel maggio 2020 notevoli somme per dotare i nostri negozi di tutti gli accorgimenti richiesti dai protocolli di sicurezza.
Non era forse il caso di verificare lo stato dell’arte del commercio al dettaglio per accorgersi magari che le nostre attività raramente creano al loro interno forme di assembramento e che sono in grado di garantire la sanificazione degli ambienti e degli oggetti? Oppure, non si poteva autorizzare gli esercizi commerciali che propongono in vendita i cosiddetti beni non essenziali, come oramai siamo stati classificati, a poter accogliere la propria clientela previo appuntamento? Piccoli accorgimenti che ci avrebbero consentito non solo di “tirare avanti”, ma di evitare ulteriori ricorsi a ristori e sostegni che altro non fanno che continuare ad alimentare disorientamento. Riaprire seguendo regole e non chiudere arbitrariamente alla luce di meri codici attività, peraltro superati dalla realtà.

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