Roma, 10 Dicembre 2025 – L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato due distinti procedimenti istruttori nei confronti di Citizen Watch Co. Ltd. e The Swatch Group Ltd., insieme alle rispettive società italiane, per verificare se le modalità di gestione della rete distributiva selettiva possano aver limitato la libertà dei rivenditori nella determinazione dei prezzi al pubblico. Secondo quanto ipotizzato dall’AGCM, i due gruppi potrebbero aver imposto condizioni tali da mantenere uniformi i prezzi praticati dai rivenditori autorizzati, soprattutto nei canali online, attraverso indicazioni ritenute vincolanti, attività di monitoraggio e possibili misure commerciali nei confronti di chi applicava riduzioni di prezzo rispetto ai listini comunicati. In questo quadro l’Autorità ipotizza l’esistenza di una restrizione verticale riconducibile alla fissazione del prezzo di rivendita, ossia una pratica che il diritto della concorrenza considera particolarmente grave perché limita la possibilità per i distributori di competere tra loro attraverso sconti o promozioni. Per tale ragione l’istruttoria richiama l’articolo 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea e il regolamento dell’Unione in materia di accordi verticali, che qualifica queste pratiche come “restrizioni fondamentali” e dunque non compatibili con l’esenzione applicabile ad altri accordi tra produttori e rivenditori. L’apertura dei procedimenti è stata accompagnata da una serie di ispezioni presso le sedi italiane delle società coinvolte, effettuate con il supporto della Guardia di Finanza, finalizzate alla raccolta di documentazione utile per comprendere la struttura delle politiche commerciali adottate, la loro applicazione e i flussi informativi verso la rete distributiva. Sarà solo all’esito di questa fase che l’Autorità potrà valutare se sussistono elementi per confermare l’ipotesi di una limitazione della concorrenza e, in caso affermativo, potrà disporre interventi correttivi o l’applicazione di sanzioni. Pur in attesa dell’esito delle istruttorie, è possibile ipotizzare alcuni effetti. Nel caso in cui venisse accertata la violazione, Citizen e Swatch Group potrebbero essere chiamati a rivedere le rispettive politiche commerciali, lasciando maggiore autonomia ai rivenditori nella definizione dei prezzi al pubblico e aprendo quindi nuovi spazi di concorrenza, soprattutto nel canale online, dove la comparazione dei prezzi rappresenta un fattore decisivo nelle scelte di acquisto. L’avvio contemporaneo delle due istruttorie potrebbe inoltre indurre altri operatori del settore a verificare la conformità delle proprie politiche di prezzo ai criteri stabiliti dal diritto della concorrenza, con effetti indiretti sull’assetto complessivo della distribuzione orologiera, storicamente caratterizzata da modelli selettivi e da una forte tutela dei marchi. Dal punto di vista del consumatore finale, un eventuale ridimensionamento delle restrizioni sui prezzi potrebbe favorire una maggiore articolazione dell’offerta e, potenzialmente, condizioni più concorrenziali. Al tempo stesso, la vicenda rappresenta un passaggio significativo nel rapporto tra strategie di posizionamento dei brand ed i limiti imposti dalla normativa antitrust, confermando l’attenzione crescente dell’Autorità sui mercati in cui la distribuzione selettiva costituisce un elemento strutturale.
