Affitti commerciali: meno costi, più vita nelle città – La Manovra 2027 è ancora in costruzione, ma un primo segnale importante arriva dal confronto sulla possibile cedolare secca per gli affitti commerciali, destinata in particolare ai negozi di vicinato. Nel confronto con il MEF, Confcommercio ha sostenuto una condizione precisa: il beneficio fiscale riconosciuto al proprietario dovrebbe tradursi anche in una riduzione del canone per l’impresa che occupa il locale. Una proposta concreta, che guarda oltre il semplice incentivo fiscale: ridurre uno dei principali costi fissi delle attività, favorire la riapertura dei locali sfitti e sostenere la vitalità dei centri urbani. Ed è proprio in passaggi come questo che si misura il valore della rappresentanza. Essere presenti ai tavoli istituzionali significa portare dentro le decisioni le esigenze quotidiane delle imprese, cercando soluzioni che consentano loro di continuare a lavorare e investire. Perché quando un negozio riesce a rimanere aperto non ne beneficia soltanto l’imprenditore: ne beneficia la strada, il quartiere e, in definitiva, la città.
Sei minuti che chiedono risposte – L’ultimo caso arriva da Massa: sei minuti per portare via un bottino stimato in 200 mila euro. Una banda composta, secondo gli inquirenti, da almeno sei persone entra in azione, colpisce e scompare prima dell’arrivo delle Forze dell’Ordine. Sei minuti. Un tempo brevissimo per compiere un furto. Un tempo lunghissimo, invece, per chi, dopo, deve fare i conti con i danni, con l’insicurezza, con la paura che possa accadere di nuovo. Fino a quando dovremo limitarci a leggere la cronaca? Fino a quando chi alza ogni mattina la serranda di una gioielleria dovrà convivere con la sensazione di essere un bersaglio? La sicurezza non può diventare un costo, economico e psicologico, lasciato sulle spalle del singolo imprenditore. E non può essere affrontata soltanto all’indomani dell’ennesimo episodio criminoso. Occorrono prevenzione, strumenti, investimenti, collaborazione con le Forze dell’Ordine e un confronto stabile tra imprese e istituzioni. Anche di questo parleremo il 15 ottobre prossimo al Senato della Repubblica, nella Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, in occasione dell’incontro “Le gioiellerie italiane: scenari, politiche e prospettive di sviluppo”. Partiremo da una convinzione: “Ogni gioielleria è molto più di un esercizio commerciale. È un presidio di economia, fiducia, legalità e identità nazionale”. Ma questa volta vogliamo che a parlare siano soprattutto i numeri e la voce degli operatori. Per questo Federpreziosi sta predisponendo un articolato questionario rivolto alle gioiellerie del sistema Confcommercio, per misurare non soltanto la percezione di sicurezza, ma anche gli episodi subiti, le modalità con cui si manifestano, gli investimenti sostenuti per proteggersi, il rapporto con le assicurazioni, l’efficacia delle misure di prevenzione e le aspettative nei confronti delle istituzioni. Vogliamo trasformare tante esperienze individuali in un dato collettivo. E quel dato in una richiesta concreta di intervento. Perché dietro ogni numero ci sarà una gioielleria, un imprenditore, dei collaboratori, delle famiglie. E perché sulla sicurezza del settore è arrivato il momento di passare dalla conta degli episodi alla costruzione delle risposte.
A portare questa voce al Senato sarà il Presidente di Federpreziosi Confcommercio, Stefano Andreis.
Sconti in gioielleria: obblighi e tracciabilità -Una segnalazione arrivata in questi giorni da un operatore, a seguito di un controllo della Guardia di Finanza, porta l’attenzione su una questione molto concreta: quando si pratica uno sconto al cliente, la percentuale deve essere necessariamente riportata sul documento commerciale? Partiamo da un punto fermo. In linea generale non risulta previsto un obbligo di indicare sul documento commerciale la percentuale di sconto praticata. Ciò che deve risultare correttamente è il corrispettivo effettivamente dovuto e incassato. Nel nostro settore, tuttavia, la questione merita qualche considerazione in più. È frequente che un gioiello arrivi in negozio con il prezzo consigliato dal produttore riportato sul cartellino. Un valore che rappresenta anche un riferimento per l’identificazione e la valorizzazione della merce, ma che non necessariamente coincide con il prezzo al quale l’articolo viene poi effettivamente venduto. Un gioiello con un prezzo consigliato di 1.000 euro può, ad esempio, essere ceduto a 900 euro. Da questa sola circostanza non discende automaticamente l’obbligo di riportare sul documento commerciale “sconto 10%”. Ma c’è un altro aspetto da non sottovalutare. Durante un controllo fiscale, uno degli elementi che può essere preso in considerazione è la percentuale di ricarico, attraverso il confronto tra costo della merce e prezzi di vendita. Ed è qui che la tracciabilità dello sconto può diventare importante. Se il prezzo riportato sul cartellino è 1.000 euro ma l’articolo è stato effettivamente venduto a 900, poter ricostruire quella differenza consente di rappresentare correttamente la politica commerciale dell’impresa e la sua reale marginalità. Non si tratta, dunque, di inventare un nuovo adempimento, ma di comprendere che ciò che oggi può apparire come un semplice dettaglio nella vendita domani può diventare un elemento utile durante una verifica. Per questo, quando viene effettivamente applicata una riduzione rispetto al prezzo dell’articolo, evidenziarla attraverso il registratore telematico, ove possibile, rappresenta una buona prassi. Può essere indicato l’importo dello sconto e, se il sistema lo consente, anche la percentuale, fermo restando il corretto corrispettivo finale. Altro tema sono gli annunci di riduzione di prezzo. Quando si comunica al pubblico uno sconto o una promozione entra in gioco l’articolo 17-bis del Codice del consumo e la regola del prezzo più basso applicato nei 30 giorni precedenti. E anche qui una precisazione è importante: il prezzo consigliato dal produttore non coincide automaticamente con il “prezzo precedente” previsto dalla normativa. La conclusione è semplice: la percentuale di sconto non costituisce, in via generale, un elemento obbligatorio del documento commerciale. Ma rendere tracciabili gli sconti effettivamente praticati è una buona abitudine gestionale e può diventare un’importante tutela dell’impresa. Nel settore orafo-gioielliero, dove marchi, tipologie di prodotto, anzianità delle giacenze e politiche commerciali determinano ricarichi anche molto differenti, una percentuale media difficilmente può raccontare da sola la realtà di un’impresa. Il prezzo a cartellino è un dato. Il prezzo realmente praticato è un altro. Essere in grado di documentare la differenza significa raccontare correttamente i propri numeri. Anche – e soprattutto – quando a leggerli è chi sta effettuando un controllo.
145/2026|APPUNTI DEL GIORNO|15 Settembre 2026 –– B.V. Maria Addolorata