148/2026|APPUNTI DEL GIORNO|

Il cliente cambia strada. Il lusso saprà incontrarlo? – Il dato Deloitte sul mercato mondiale del lusso non passa certo inosservato. Ma forse il numero più interessante è un altro: oltre il 70% di chi si è allontanato dichiara di voler tornare ad acquistare. Non una fuga, dunque, quanto piuttosto una distanza che i brand devono imparare a colmare. Ed è proprio qui che lo scenario cambia. Perché mentre il lusso si interroga su come riconquistare il consumatore, il consumatore ha già cambiato il proprio modo di scegliere. Circa la metà utilizza l’intelligenza artificiale durante il percorso d’acquisto: uno su quattro per scoprire nuovi prodotti, due su tre per confrontarli. E, dato tutt’altro che marginale, la fiducia accordata all’IA sarebbe circa doppia rispetto a quella riposta nei social e negli influencer. Il paradosso è che, mentre il cliente accelera, le imprese sembrano procedere con maggiore cautela: il 60% delle aziende del settore si trova ancora nelle fasi iniziali di maturità nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. È forse questa la vera notizia. Non sta cambiando soltanto il mercato del lusso: sta cambiando il percorso che conduce alla scelta. Per un settore come il nostro, nel quale competenza, relazione e fiducia rimangono determinanti, l’IA non sostituisce il valore del rapporto umano. Al contrario, pone una domanda molto concreta: come utilizzare nuovi strumenti per arrivare meglio preparati proprio al momento in cui quel rapporto comincia?

Export orologi svizzeri: il divario italiano sotto osservazione – È il dato italiano a richiamare immediatamente l’attenzione. Ad agosto le esportazioni di orologi svizzeri verso il nostro Paese hanno registrato una contrazione del 40,4% rispetto allo stesso mese del 2025. Una flessione particolarmente marcata che, pur richiedendo cautela nella lettura del singolo mese, si inserisce in una tendenza più ampia: tra gennaio e agosto 2026 l’Italia segna infatti un -11,6%.
Un andamento che appare ancora più significativo se confrontato con la fotografia complessiva dell’orologeria elvetica. Ad agosto l’export svizzero è cresciuto del 9,1%, riportando la media mobile su dodici mesi in territorio positivo per la prima volta dopo due anni. Nei primi otto mesi del 2026 le esportazioni hanno superato i 17 miliardi di franchi, con un incremento cumulato dell’1,7%.
La geografia dei mercati evidenzia forti differenze. Crescono Regno Unito (+46,1%), Germania (+34%), Giappone (+22,1%), Cina (+15,8%), Singapore (+8,5%), Emirati Arabi Uniti (+6,1%) e Hong Kong (+1,4%). In controtendenza, oltre all’Italia, gli Stati Uniti, che arretrano del 19,4%. Il dato europeo merita tuttavia una precisazione. La Francia registra un eccezionale +113,5%, circostanza che potrebbe essere riconducibile anche a una redistribuzione dei flussi commerciali all’interno dell’area europea. Per questo motivo il -40,4% italiano non può essere automaticamente tradotto in un’analoga contrazione della domanda finale.
Interessante anche la lettura per fasce di prezzo. Crescono gli orologi con una fascia di prezzo superiore ai 3.000 franchi con un netto +10,2%. Non sono da meno gli orologi nella fascia compresa tra i 200 ed i 500 franche che segnano un + 6,1%. Deciso segno positivo anche per la fascia più bassa del mercato ovvero i segnatempo del valore massimo di 200 franchi le cui esportazioni sono aumentate del 13,3% mentre arretra leggermente (-0,9%) la fascia intermedia ovvero quella compresa tra i 3000 ed i 500 franchi ovvero dello 0,9%.
Aumentano anche i volumi complessivi, +9%, pari a circa 95 mila orologi esportati in più nel solo mese di agosto. Ed è forse proprio qui che il dato diventa interessante per il dettaglio italiano. Il mercato internazionale torna a crescere, ma non cresce ovunque e, soprattutto, non cresce allo stesso modo. L’Italia, con il -11,6% accumulato nei primi otto mesi, rappresenta un segnale da osservare con attenzione. Più che fermarsi all’eclatante -40,4% di agosto, sarà quindi importante capire nei prossimi mesi se la distanza tra l’andamento italiano e quello internazionale tenderà a ridursi oppure se siamo di fronte a un cambiamento più strutturale nella composizione della domanda e nelle scelte di acquisto del consumatore.

FHH e GIA: un’alleanza per la cultura del prodotto – La formazione non è più soltanto aggiornamento professionale. È una componente del valore che un’impresa è in grado di offrire al mercato e, sempre più, uno degli strumenti attraverso i quali costruire credibilità, fiducia e capacità competitiva. È questa, forse, la chiave più interessante con cui leggere l’alleanza strategica siglata tra Fondation Haute Horlogerie (FHH) e Gemological Institute of America (GIA). Due autorevoli realtà internazionali mettono in comune esperienze, contenuti e reti formative con l’obiettivo di ampliare su scala globale l’insegnamento e la certificazione della cultura orologiera, sfruttando anche la presenza internazionale e le piattaforme digitali del GIA. Una collaborazione che avvicina ulteriormente orologeria, gemmologia e gioielleria, ma che soprattutto ribadisce un principio: più il mercato diventa complesso, più cresce il bisogno di competenze certificate, aggiornate e riconoscibili. Tecnologie, nuovi materiali, diamanti sintetici, evoluzione della terminologia, tracciabilità, sostenibilità, intelligenza artificiale, nuove modalità di acquisto e consumatori sempre più informati stanno modificando rapidamente il perimetro professionale di chi opera nel nostro settore. Non è sufficiente conoscere il prodotto: bisogna comprenderlo, saperne interpretare le caratteristiche e riuscire a trasferire questa conoscenza al cliente in maniera chiara e corretta. Ed è proprio qui che la formazione assume un significato diverso. Significa mettere il professionista nelle condizioni di essere qualcosa di più rispetto all’ultimo anello della catena distributiva: essere consulente, interprete del prodotto e garante di quella relazione di fiducia che continua a rappresentare uno dei principali patrimoni della gioielleria. L’accordo FHH-GIA, dunque, racconta qualcosa che riguarda molto da vicino anche il dettaglio orafo italiano. In un mercato nel quale prodotti, prezzi e informazioni sono raggiungibili con pochi clic – lo abbiamo sottolineato in apertura con i dati della ricerca Deloitte – ciò che non può essere altrettanto facilmente replicato è la qualità della competenza di chi sta dall’altra parte del banco. Ed è forse proprio da qui che occorre partire: considerare la formazione non più come un costo o un appuntamento occasionale, ma come un investimento permanente. Perché prodotti e mercati cambiano. La necessità di conoscere, invece, cresce.

148/2026|APPUNTI DEL GIORNO|18 Settembre 2026 – S. Sofia