Colpiti ancora: dalla solidarietà all’azione per la sicurezza delle gioiellerie – Ancora una volta un operatore romano del nostro settore è stato colpito. E, nel suo caso, “ancora una volta” non è soltanto un modo di dire. Quella stessa impresa aveva già vissuto sulla propria pelle un precedente episodio criminoso e aveva scelto di raccontarlo pubblicamente in occasione della Giornata della Legalità di Confcommercio nel 2025, portando davanti alle Istituzioni la propria testimonianza. Non soltanto il racconto di quanto accaduto, ma la voce di un comparto che troppo spesso si sente vulnerabile di fronte alla rapidità, alla violenza e alla reiterazione di furti e rapine. Oggi quella testimonianza assume, purtroppo, un significato ancora più forte. Ogni episodio ha modalità e dinamiche sulle quali spetta alle Forze dell’Ordine fare luce. Ma quando gli episodi si ripetono, non possiamo limitarci a considerarli singoli fatti di cronaca, destinati a essere sostituiti dopo pochi giorni da una analoga notizia. Dietro una rapina, un furto o una spaccata non ci sono solamente danni economici. Ci sono persone, famiglie, collaboratori. C’è la serenità con cui si apre ogni mattina la porta del proprio negozio. C’è una questione che riguarda non soltanto le gioiellerie ma la sicurezza delle strade e dei quartieri nei quali operano. Una strada sulla quale lavorare esiste. Lo scorso 17 giugno Federpreziosi Confcommercio e il Ministero dell’Interno hanno sottoscritto al Viminale un Protocollo che individua strumenti concreti di collaborazione in materia di sicurezza: dalla videosorveglianza antirapina collegata con le centrali operative delle Forze di Polizia allo scambio di informazioni, dai canali di comunicazione tra investigatori e referenti associativi alla formazione degli operatori. Un punto di partenza, non un punto di arrivo. È proprio da qui che crediamo si possa ripartire, invitando le rappresentanze del comparto a favorire sui territori un confronto sempre più stretto con Prefetture, Questure, Forze dell’Ordine e istituzioni locali declinandolo sulle proprie esigenze. È il Viminale a sollecitare le Prefetture. Occorre mettere insieme esperienze, segnalazioni e proposte; comprendere dove gli strumenti esistenti possano essere applicati con maggiore efficacia e quali ulteriori interventi siano necessari. Soprattutto, occorre evitare che chi ha già avuto il coraggio di raccontare pubblicamente la propria esperienza debba tornare a farlo dopo essere stato nuovamente colpito. Il Protocollo sottoscritto al Viminale indica una strada. Facciamolo vivere sui territori attraverso il dialogo e la collaborazione. Perché dopo ogni episodio la solidarietà è doverosa. Ma il modo migliore per esprimerla è lavorare insieme affinché non ce ne sia un altro da raccontare.
Giovani e mestieri orafi: aspettiamo Godot o apriamo i laboratori? – L’inaugurazione dei nuovi laboratori di arte orafa del Centro Ernesto Nathan di Roma è certamente una buona notizia. Ma, proprio perché lo è, sarebbe un errore fermarsi alla fotografia del taglio del nastro. Il progetto, nato dalla collaborazione tra Roma Capitale e Fondazione Bvlgari, mette insieme formazione pubblica, investimenti, strutture e il patrimonio di competenze di una grande maison profondamente legata alla storia della Capitale. Roma, dunque. Ma la questione riguarda tutti noi. Perché di formazione, ricambio generazionale e difficoltà nel reperire personale qualificato il settore parla da anni, da Nord a Sud. In alcune realtà qualcosa si muove e ne abbiamo dato conto più volte: scuole, imprese, associazioni e territori hanno costruito esperienze interessanti, ciascuna con caratteristiche proprie. E nelle altre? Attendiamo Godot? La provocazione è voluta. Perché non possiamo continuare a indicare la mancanza di giovani e di personale specializzato come uno dei principali problemi del comparto e, contemporaneamente, considerare la formazione un tema da affrontare prima o poi. Il progetto romano offre allora uno spunto che va ben oltre Roma. Adesso viene la parte più difficile: costruire il ponte tra il banco di scuola e il banco dell’orafo. Significa mettere in relazione formazione e mondo reale delle imprese: laboratori artigiani, aziende, professionisti, gioiellerie, istituzioni e rappresentanze del territorio. Non per moltiplicare tavoli, protocolli o sigle, ma per capire quali professionalità servono, formarle e creare occasioni concrete perché possano entrare nel settore. E significa anche misurare i risultati. Fra tre anni non basterà sapere quanti ragazzi si sono iscritti. Sarà importante conoscere quanti avranno concluso il percorso, quanti saranno entrati in contatto con le imprese, quanti avranno trovato un’occupazione, quanti avranno continuato a specializzarsi e quanti avranno scelto di fare dell’arte orafa la propria professione. È questa la distanza tra un’iniziativa e una politica della formazione. Mentre discutiamo di ciò che manca, vale la pena anche guardare agli strumenti che già esistono. Un esempio arriva proprio in questi giorni dal Fondo per le politiche giovanili. La quarta edizione dell’avviso promosso da ANCI è rivolta ai Comuni capoluogo di provincia o di città metropolitana e alle Città metropolitane e sostiene progetti per affidare a giovani under 35 spazi e immobili comunali inutilizzati, nei quali sviluppare attività innovative capaci di generare opportunità di reddito stabili e sostenibili. Le domande possono essere presentate entro il 30 novembre. Perché non guardare anche a strumenti come questo pensando ai nostri mestieri? Uno spazio inutilizzato può diventare un laboratorio. Un laboratorio può diventare un luogo nel quale trasmettere competenze. E intorno a quello spazio possono incontrarsi giovani, maestri artigiani, imprese, scuole e territorio. Non significa che ogni bando sia automaticamente la soluzione. Significa però abituarsi a cercare le opportunità, intercettarle e trasformarle in progetti. L’Italia possiede distretti produttivi, città con secolari tradizioni orafe, laboratori, aziende e migliaia di gioiellerie. Possiede soprattutto un patrimonio di competenze che non possiamo immaginare si trasmetta da solo. Abbiamo ripetuto molte volte che i giovani non si avvicinano ai nostri mestieri. Forse dovremmo porci anche la domanda opposta: quante occasioni concrete stiamo creando perché possano conoscerli, impararli e sceglierli? Roma ne ha appena creata una. Altri territori lo stanno già facendo. E gli strumenti, qualche volta, sono già a disposizione. Anziché aspettare Godot, forse vale la pena andare a cercarli.
La vostra gioielleria compie cent’anni? Una storia da iscrivere nel Registro – Unioncamere ha riaperto le iscrizioni al Registro delle imprese storiche italiane, che dal 2011 valorizza le aziende capaci di attraversare oltre un secolo di trasformazioni economiche e sociali. Possono presentare domanda le imprese compiranno il primo secolo di attività entro il 31 dicembre 2026. C’è tempo fino al 31 luglio 2027. Un’opportunità che interessa da vicino anche il nostro settore, ricco di gioiellerie, laboratori e imprese orafe in cui competenze, cultura del prezioso e rapporto con la clientela si tramandano da generazioni. Requisiti e modalità di partecipazione sono disponibili nel Regolamento del Registro e nei bandi delle rispettive Camere di commercio.
153/2026|APPUNTI DEL GIORNO|25 Settembre 2026 – S. Aurelia