156/2026|APPUNTI DEL GIORNO|

Una fila di automobili a un distributore – Non per uno sciopero o per il timore che finisca il carburante, ma per pagarlo qualche centesimo in meno. È una delle immagini di questi giorni dopo l’introduzione, presso una parte della rete, di prezzi calmierati per benzina e diesel. Un’immagine che, forse meglio di molte statistiche, racconta quanto il costo degli spostamenti sia tornato a incidere sulle scelte quotidiane. E i numeri aggiungono qualcosa alla fotografia. Se il 47% degli italiani dichiara di limitare gli spostamenti, non siamo più soltanto davanti a una questione di prezzo del carburante, ma a un cambiamento nei comportamenti. Del resto, ce ne accorgiamo anche davanti al bancone. La clientela appare più accorta, forse ancor più che in passato e non solo a causa del caro carburante, complice l’allarme di Arera che prevede una impennata dei prezzi per i clienti più vulnerabili. Ci si informa, si confronta, si valuta, si rimanda, si decide con maggiore attenzione dove destinare il proprio reddito disponibile. Non necessariamente si rinuncia all’acquisto, ma si vuole comprenderne meglio il valore e avere una ragione convincente per compierlo. È probabilmente questa la parte della fotografia che interessa maggiormente il commercio. Il consumatore non reagisce all’aumento del costo della vita soltanto spendendo meno: seleziona di più. Gli spostamenti, le occasioni di acquisto e ciò per cui ritiene valga la pena spendere. Per una gioielleria, soprattutto quando vive di una clientela che supera i confini del proprio quartiere o del proprio comune, non è un dettaglio. Così come non lo è per centri storici e aree commerciali che hanno bisogno di flussi, accessibilità e presenza. Le code davanti ai distributori sono la fotografia più visibile del momento. Dietro quelle code, però, c’è lo stesso consumatore che domani avremo davanti al bancone. E forse è questo il dato più interessante da osservare

Oro in rialzo, consumi in trasformazione – Dopo la correzione dei giorni scorsi, questa mattina l’oro torna a salire: 4.178,72 dollari l’oncia, pari a circa 118,65 euro al grammo. Una manciata di sedute è bastata per ricordarci che, per chi l’oro lo lavora e lo vende, non conta soltanto quanto vale, ma anche quanto velocemente cambia il suo prezzo. Ancora una volta la volatilità entra direttamente in gioielleria: valore delle giacenze, costo di ricostituzione dell’assortimento, preventivi, rapporti con i fornitori e percezione del prezzo da parte di un consumatore che può controllare in tempo reale la quotazione dell’oro sul proprio smartphone. Nel frattempo, cambia anche la domanda: si acquistano meno grammi, mentre l’elevato valore della materia prima sostiene la spesa complessiva. Meno oro, dunque, non significa necessariamente meno valore. Forse è questo il fenomeno più interessante da osservare. Non soltanto dove andrà la quotazione domani, ma quanto un oro stabilmente su livelli elevati stia già modificando il modo in cui il consumatore percepisce il prezzo – e il valore – di un gioiello.

Compro oro, crescono operatori e controlli: i numeri che meritano attenzione – Il fenomeno cresce e i numeri meritano di essere letti con attenzione. Al 31 agosto 2026 risultano iscritti in Italia 4.487 operatori compro oro, l’8,3% in più rispetto al 2025, con 7.271 sedi operative, aumentate del 6%. È il quadro fornito dal Ministero dell’Economia in risposta a un’interrogazione parlamentare in Commissione Finanze alla Camera. Ma c’è un secondo dato che merita forse ancora maggiore attenzione. Nei 216 controlli effettuati dalla Guardia di Finanza nel 2025 sono state rilevate 209 violazioni; nei 133 controlli del 2026 le violazioni contestate sono state 157. Il numero delle violazioni non coincide necessariamente con quello degli operatori irregolari – uno stesso controllo può infatti determinare più contestazioni – ma restituisce comunque la dimensione di un’attività che richiede particolare attenzione sotto il profilo della legalità, della tracciabilità e dell’antiriciclaggio. I parlamentari Stefano Vaccari e Virginio Merola, promotori dell’interrogazione, collegano la crescita dei compro oro anche alle difficoltà economiche delle famiglie e alla necessità di ottenere rapidamente liquidità. È una lettura che merita attenzione, ma che i numeri disponibili non consentono, da soli, di assumere come unica spiegazione del fenomeno. C’è infatti un altro elemento da considerare: il valore raggiunto dall’oro. Quotazioni eccezionalmente elevate rendono oggi economicamente molto più interessante monetizzare gioielli e oggetti inutilizzati rispetto a pochi anni fa. Per il settore orafo il punto, dunque, non è mettere in discussione un’attività perfettamente legittima e regolamentata, ma disporre di strumenti capaci di distinguere sempre meglio chi opera correttamente da chi non rispetta le regole. Ed è proprio qui che torna d’attualità una proposta avanzata da Federpreziosi Confcom unitamente a Confindustria Federorafi: fare in modo che le informazioni già raccolte in occasione dell’acquisto di oro usato da privati, attraverso la scheda prevista dall’articolo 5 del D.Lgs. 92/2017, possano confluire, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali, in una banca dati centralizzata delle operazioni, accessibile secondo regole definite alle autorità competenti. Non si tratterebbe quindi di introdurre un nuovo adempimento fine a sé stesso, ma di mettere a sistema informazioni che già oggi vengono obbligatoriamente raccolte, favorendone l’incrocio e lo scambio. Uno strumento che potrebbe rendere più efficace l’attività investigativa, facilitare l’individuazione di operazioni anomale o ricorrenti e rafforzare la tracciabilità dei preziosi provenienti dai privati. Se il fenomeno cresce, insomma, non basta sapere quanti sono gli operatori. Occorre aumentare anche la capacità di conoscere e collegare le operazioni. Perché, in materia di oro usato, la tracciabilità non è soltanto un adempimento: può diventare uno strumento di sicurezza per gli operatori, per i cittadini e per l’intera filiera.

156/2026|APPUNTI DEL GIORNO|30 Settembre 2026 – S. Girolamo