Roma, 9 Febbraio 2026 – La Campania è una terra in cui la creatività si è fatta mestiere, linguaggio, identità, e dove l’arte orafa rappresenta da secoli uno dei patrimoni più riconoscibili e profondi. Qui l’oro non è mai stato soltanto materia preziosa, ma racconto di civiltà, memoria collettiva e segno di un sapere capace di attraversare il tempo, trasformando il gesto artigiano in cultura condivisa. L’arte orafa campana è un patrimonio diffuso e plurale, che vive in luoghi e tradizioni diverse, unite da una stessa vocazione all’eccellenza. È il Borgo Orefici di Napoli, cuore storico in cui il sapere artigiano si è intrecciato nei secoli con la vita urbana e con il linguaggio del fare. È il Centro orafo Il Tarì di Marcianise, polo contemporaneo di produzione, innovazione e internazionalizzazione. È il corallo e la lavorazione a cammeo di Torre del Greco, espressione unica di una tradizione che coniuga arte, natura e identità mediterranea. È Oromare, come esempio di una filiera che continua a rinnovarsi, dialogando con il mercato globale senza perdere il legame con il territorio. A questa eredità complessa e vitale è dedicato l’incontro “L’arte orafa: patrimonio linguistico e interculturale”, in programma nella giornata odierna a Napoli a Palazzo Corigliano. La Giornata di Studi rappresenta il momento conclusivo del progetto GALIC – The Goldsmith’s Art: Linguistic and Intercultural Heritage (PRIN 2022 PNRR), promosso dalle Università L’Orientale, Parthenope e Suor Orsola Benincasa. Il progetto ha riunito unità di ricerca interdisciplinari impegnate nella raccolta, analisi e valorizzazione delle risorse storiche, documentarie e artistiche dell’oreficeria – in lingua italiana, francese e inglese – con particolare attenzione alla digitalizzazione e alla narrazione del patrimonio. Ad animare la Giornata sono studiose e studiosi provenienti da diverse realtà accademiche italiane e internazionali, insieme a esperti del settore e rappresentanti del mondo produttivo e artigiano. Sul palco si alternano linguisti, storici, semiologi, economisti e specialisti della comunicazione e dell’heritage, in un dialogo interdisciplinare che restituisce la complessità dell’arte orafa. Le relazioni spaziano dall’oreficeria antica all’analisi del lessico specialistico, dalla costruzione dei saperi disciplinari alla narrazione del patrimonio, fino alle strategie contemporanee di sostenibilità e Heritage Marketing. In questa prospettiva, l’arte orafa campana emerge come ponte tra tradizione e innovazione, tra ricerca accademica e saper fare artigiano, tra territorio e mondo. Un patrimonio che non chiede soltanto di essere custodito, ma compreso, raccontato e continuamente rinnovato, perché è nella sua capacità di generare senso che la Campania si afferma, oggi, come una delle immagini più autentiche del Made in Italy.
