Roma, 10 Settembre 2026 – Il Congresso del centenario CIBJO a Vicenzaoro September 2026 ha portato nella città del Palladio centinaia di rappresentanti della filiera mondiale, chiamati a confrontarsi su standard, nomenclature, sostenibilità, intelligenza artificiale, mercato e tutela della fiducia del consumatore. Alcuni dei temi affrontati sono destinati ad accompagnare ancora a lungo il settore.
E tra questi la terminologia occupa certamente un posto di primo piano. La Confederazione Mondiale della Gioielleria ha indicato nel termine “synthetic” la denominazione da utilizzare per i diamanti non di origine estrattiva, facendo un passo importante verso una maggiore uniformità del linguaggio internazionale. Non è una scelta meramente lessicale.
Dietro una parola ci sono infatti identità del prodotto, informazione, valore, mercato e, soprattutto, fiducia del consumatore.
Il confronto all’interno di CIBJO non è stato privo di posizioni differenti. Era stata avanzata anche la richiesta di mantenere “laboratory-grown” quale possibile alternativa e il quadro normativo internazionale rimane tutt’altro che uniforme: Francia e Russia hanno adottato “synthetic”, mentre altri importanti mercati continuano a utilizzare espressioni quali “lab-grown” e “laboratory-grown”. Proprio per questo assume rilievo l’indicazione arrivata da CIBJO. In un mercato globale nel quale prodotti differenti convivono nelle stesse vetrine, costruire un linguaggio condiviso significa ridurre le aree di ambiguità e fornire agli operatori strumenti più chiari per informare chi acquista. Il tema assume ancora maggiore peso alla luce di quanto emerso durante il Congresso: negli Stati Uniti, secondo le indicazioni riferite da Wesley Hunt, presidente del Laboratory-Grown Diamond Committee di CIBJO, oltre la metà degli anelli di fidanzamento venduti, considerando il numero dei pezzi, monta ormai diamanti prodotti in laboratorio. La questione terminologica riguarda dunque una realtà di mercato ormai consolidata e non più un fenomeno marginale. Ma il confronto non finisce con la decisione di Vicenza. Mehul Shah, presidente della World Federation of Diamond Bourses, ha aggiunto un elemento sul quale vale la pena riflettere. Più che continuare a contrapporre “lab-grown” e “synthetic”, sostiene Shah, occorre assicurarsi che il consumatore comprenda effettivamente ciò che quelle parole significano, anche attraverso indicazioni nelle lingue nazionali. Una posizione che non necessariamente contraddice quella di CIBJO. Semmai ne evidenzia il passaggio successivo: una volta individuata la terminologia, come la rendiamo realmente comprensibile al pubblico? È una domanda particolarmente importante per il dettaglio orafo. Una definizione può essere scientificamente corretta e condivisa dagli operatori internazionali, ma la trasparenza si realizza pienamente soltanto quando chi si trova dall’altra parte del banco comprende senza equivoci la natura e l’origine di ciò che sta acquistando. Non a caso Shah propone anche l’utilizzo delle lingue locali nei certificati gemmologici e ipotizza un “Natural Diamond Mark” per rendere immediatamente identificabile l’origine estrattiva del diamante naturale. Il Congresso di Vicenza sembra quindi aver aperto, più che chiuso, una fase nuova. CIBJO indica la direzione e prova a costruire un vocabolario comune per la gioielleria mondiale; il mercato dovrà ora trasformare quel vocabolario in informazione realmente comprensibile. È significativo che tutto questo sia avvenuto nell’anno del Centenario della Confederazione e nel Congresso che ha visto Gaetano Cavalieri riconfermato alla presidenza di CIBJO. Una continuità nella governance che arriva mentre il settore è chiamato a confrontarsi con cambiamenti profondi: nuovi prodotti, nuovi mercati, nuove sensibilità e nuove esigenze di tutela. In fondo, proprio da Vicenza arriva un messaggio semplice: non basta dare alle cose il nome corretto. Occorre fare in modo che tutti comprendano ciò che quel nome significa. Perché, soprattutto in gioielleria, la fiducia comincia anche dalle parole.
Foto: CIBJO
