La rilevazione di Federdettaglianti Orafi Confcommercio sulla propensione all’uso delle nuove tecnologie da parte dei dettaglianti orafi evidenzia che c’è ancora molta strada da fare. Ma la cooperazione tra imprese può dar vita, in concreto, a soluzioni efficaci per affrontare il mercato interno e, ancor di più, l’export.[slideshow id=23 float=right]
– aprile 2012. Il fatturato complessivo generato dalle attività di e-commerce a livello mondiale è pari a 6 trilioni di Euro, eppure, in Europa l’e-commerce stenta a decollare. Il numero di aziende che vendono online in Italia è ancora molto limitato, soprattutto se si prendono in considerazione i settori produttivi e commerciali più tradizionali della nostra economia.
Il settore orafo non fa eccezione in questo senso, come dimostra una recente ricerca a carattere esplorativo, effettuata dalla Federazione Nazionale Dettaglianti Orafi Confcommercio su un campione di 118 punti vendita per verificare il livello di confidenza e propensione all’utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei dettaglianti orafi. L’obiettivo è comprendere quanti operatori siano pronti ad affrontare la rete e con quali strumenti per formulare progetti e iniziative che si dimostrino di reale efficacia e utilità.

L’indagine è stata predisposta da Elisa Gava, laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche, Facoltà di Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Trieste e condotta nel periodo compreso tra la fine di Gennaio e l’inizio di Marzo 2012.
Veniamo ai risultati. La maggior parte dei venditori al dettaglio sembra non essere ancora matura per affrontare una tale evoluzione strategica in maniera autonoma. Se nell’esercizio della propria attività il 95% dei partecipanti ha dichiarato di usare il computer aziendale, solo il 75% gestisce il proprio magazzino con strumenti informatici. Del restante 25%, poco più della metà ritiene opportuno considerare l’adozione di una gestione informatizzata. Praticamente l’intero campione è dotato di indirizzo di posta elettronica e si dimostra assiduo frequentatore della rete: ben il 90% accede più di quattro volte al giorno per mantenere contati con i fornitori, con la clientela e approfondire le proprie conoscenze; ma solo 26 intervistati usano il Web per espandere la propria attività con l’e-commerce.
Il 64% delle aziende ha un sito perlopiù di tipo ‘vetrina’, ma solo 46 sono costantemente monitorati e aggiornati. Le aziende che offrono possibilità di effettuare commercio online, diretto al cliente finale, si limitano a poco più del 20% e affidano la gestione a personale proprio. I sistemi di pagamento più diffusi sono il Paypal e il bonifico bancario. Chi opera nell’e-commerce è ben informato sulle normative di riferimento e trasparente nella comunicazione alla clientela. L’Associazione Italiana Commercio Elettronico (AICEL) che raggruppa circa 9.000 operatori di e-commerce è, però, conosciuta da meno della metà degli intervistati. Le transazioni avvengono per il 75% entro i confini nazionali e tutti gli operatori, pur senza rivelare il numero medio delle transazioni avvenute, hanno dichiarato un aumento delle vendite online nel corso del 2011.
[nggallery id=23]Per quanto riguarda l’atteggiamento degli operatori e le previsioni per il prossimo futuro, solo il 63% di coloro che, alla data del sondaggio, non sono muniti di sito aziendale, prevedono di allestirne uno proprio. Di questi, la quasi totalità si dichiara propensa ad aprire un sito Internet e/o un canale di vendita online se affiancati dall’associazione di categoria che potrebbe promuovere la cooperazione tra gli associati: costi e difficoltà dello ‘sbarco’ in rete potrebbero essere significativamente ridotti se affrontati in gruppo.
Chi non intende affrontare la vendita in rete, oltre a mostrare disagio per un’attività che potrebbe compromettere quella del punto vendita tradizionale (21%), ritiene che il prodotto orafo mal si adatti al commercio online (21%); altri non trovano il tempo per organizzarsi (25%) e adeguare il magazzino (25%). Il 34% degli operatori ha evidenziato come l’allestimento di un canale di vendita online sia eccessivamente oneroso, mentre il 28% ha affermato che un simile canale di vendita non sarebbe compatibile con l’orientamento aziendale. Solo il 20% ha sostenuto che l’eccessiva lentezza della connessione Internet costituirebbe un problema: è un dato piccolo, ma segno che il digital divide in Italia esiste ancora.
“I dati economici generali sulle vendite del settore e le previsioni per il 2012 sono decisamente poco confortanti” commenta Steven Tranquilli, direttore di Federdettaglianti Orafi Confcommercio “ma emerge l’ottimismo di una categoria convinta che, grazie alla coesione, le difficoltà possano essere affrontate più facilmente. Anche in rete. I dettaglianti orafi potrebbero rafforzare la propensione all’apertura di un canale commerciale virtuale se decidessero di agire come gruppo. Un progetto, peraltro, è già stato avviato: si tratta di www.outletprezioso.it, sconosciuto al 60% degli intervistati.
L’iniziativa, nata grazie a Massimo Cicala e agli amici dell’Associazione Orafi di Genova, rappresenta il primo esempio di stretta collaborazione in questo campo. Il sito, che ogni mese viene visitato da circa 2000 utenti – che a breve, dopo il passaggio alla Federazione, sarà completamente rivisto e aggiornato – è una vetrina per i dettaglianti associati che vogliono sfruttare le opportunità offerte dalla rete per smaltire le proprie giacenze di magazzino. Il portale, infatti, è in costante evoluzione e sta ottenendo risultati significativi.”
