Roma, 28 Giugno 2025 – “Passeggiando per il quartiere capitolino dove hanno sede gli uffici di Federpreziosi, un amico mi ha fatto notare quanto sia cambiato il paesaggio commerciale negli ultimi anni in una zona ricca di negozi di vicinato: le gioiellerie stanno scomparendo. Proprio come accade per le edicole, i piccoli alimentari di una volta, le cartolerie e per tanti altri esercizi di prossimità. Le saracinesche abbassate sembrano raccontare una storia comune, fatta di chiusure silenziose, di luci che si spengono una dopo l’altra.” Una constatazione che potrebbe sembrare aneddotica, ma che in realtà riflette una tendenza nazionale allarmante. Lo abbiamo sottolineato a più riprese. Le gioiellerie in Italia stanno scomparendo a un ritmo di oltre 17 al mese. Un’emorragia silenziosa che coinvolge un intero settore e che rappresenta un campanello d’allarme più ampio sulla trasformazione del tessuto urbano e sociale delle nostre città. Le gioiellerie, lo ribadiamo a costo di ripeterci, sono più di semplici negozi. Sono presìdi di fiducia, cultura e memoria collettiva. Luoghi dove si custodiscono momenti di vita: un anello per una promessa, un ciondolo per una nascita, un orologio che passa di generazione in generazione. La loro presenza nel tessuto cittadino rappresentava un segno di continuità e valore, ben oltre la logica della vendita. Oggi, però, queste realtà stanno soccombendo sotto la pressione di diversi fattori: mutamento delle abitudini di consumo, costi di gestione insostenibili, crescita del commercio online, desertificazione residenziale nei centri urbani e una politica urbana che spesso privilegia l’effimero al duraturo. Lo scenario delineato da Maurizio Grifoni, incaricato per l’economia circolare di Confcommercio, in audizione alla Camera lo scorso 25 giugno è stato chiaro: solo nel 2024 l’Italia ha perso 6.459 negozi di moda, quasi 18 al giorno. E il settore orafo non è da meno: negli ultimi anni oltre 2.000 gioiellerie hanno chiuso, un trend che prosegue senza sosta. La perdita di questi esercizi è non solo economica, ma profondamente sociale: significa meno presidio, meno relazione, meno identità locale. Nel cuore delle grandi città, si va affermando un nuovo modello di sviluppo: meno residenti, più turisti; meno botteghe, più ricettività. Come ha sottolineato Lino Stoppani, vicepresidente vicario di Confcommercio, rilasciando un ‘intervista al quotidiano Il Giornale, pubblicata giovedì 26 giugno: “Milano ne è l’esempio lampante: La città si sta trasformando in un luogo sempre più orientato al turismo e al lusso, a scapito delle attività storiche a servizio dei cittadini”.
Abitazioni che diventano B&B, negozi storici sostituiti da temporary store, locali destinati a consumi veloci. Il risultato è un centro urbano che perde anima e funzione sociale, dove la vita di quartiere viene meno e con essa l’ecosistema di relazioni costruito in decenni. A questo si aggiunge un cambio generazionale nei consumi. I giovani preferiscono destinare il risparmio ad esperienze, tecnologia o viaggi. I simboli materiali di una volta – l’anello solitario, il servizio d’argento, i gioielli “da dote” – non rientrano più nella scala delle priorità. Eppure, è proprio questa visione leggera e sfuggente del possesso a rendere più che mai preziosa l’esperienza umana, tangibile, autentica che la gioielleria rappresenta. È un patrimonio culturale e relazionale che rischia di scomparire. La crisi delle gioiellerie non è un fatto isolato, ma il sintomo evidente di una trasformazione urbana che va ripensata. Se si vuole evitare che le città diventino solo contenitori di consumo effimero, serve una nuova visione urbanistica e commerciale. Incentivare l’affitto calmierato per le attività storiche, favorire la residenzialità stabile nei centri cittadini, regolamentare l’espansione ricettiva e riconoscere il valore culturale dei negozi di prossimità: queste sono solo alcune delle politiche che possono invertire la rotta. E non si tratta di considerazioni utopistiche. Salvare le gioiellerie significa difendere un modo di vivere la città fatto di relazioni autentiche, fiducia reciproca e memoria condivisa. Significa proteggere un presidio non solo commerciale, ma identitario. E forse vale la pena ricordare che il vero lusso non è solo nell’oro o nei diamanti, ma nella possibilità di vivere in una città che ha ancora un’anima.
