Aquilino “regole certe entro cui la compravendita di oggetti preziosi usati debba essere svolta, aumentando, di fatto, la tutela del mercato, degli operatori e dei consumatori”
Ottobre 2012 – La proposta legislativa in materia di compravendita di oro e oggetti preziosi usati di cui la prima firmataria, l’on. Donella Matessini è stata al centro dell’audizione svoltasi il 16 ottobre.
Nel documento congiunto delle cinque organizzazioni di rappresentanza imprenditoriale, CASARTIGIANI, CNA, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti è stato sottolineato come il fenomeno dei cosiddetti compro-oro, preoccupa il settore, sia quello produttivo sia quello della vendita al dettaglio, perché troppo spesso si sono rilevate a loro carico situazioni al limite della legalità quando non addirittura illegali. Oggi, pur non avendo riscontri ufficiali, possiamo affermare, senza timore di smentite, che le attività che in prevalenza effettuano compravendita di oggetti preziosi usati oscillano tra i 10.000 e le 12.000 unità che movimentino non meno 300 tonnellate di metalli nobili e materiale gemmologico che presuppongono un movimento di non meno di 7/10 miliardi di euro annui. E’ ovvio che un business ad alta redditività attragga fenomeni criminosi: alto è quindi il rischio della penetrazione nel settore della criminalità organizzata.
Dall’ultimo Rapporto Italia di Eurispes si evidenzia un ulteriore dato allarmante che ci dice che ltre l’8,5% del campione intervistato ha dichiarato di aver preferito la vendita del proprio oro, piuttosto che fare ricorso ad un prestito in banca. La fiducia nei confronti degli istituti bancari è ai minimi storici e a rendere più difficile la situazione vi sono anche le complicate condizioni d’accesso ai prestiti che le banche impongono. Rivolgersi ad un “Compro Oro” permette di avere una disponibilità economica sicura e immediata, nonostante questo significhi privarsi di un oggetto dal valore anche simbolico oltre che materiale. Il fenomeno compro-oro, quando costituisce attività prevalente ed esercitata in maniera poco chiara, desta preoccupazione perché, oltre ovviamente e purtroppo portare alla dequalificazione dell’intero
comparto orafo italiano, come si è detto opera in situazioni di poca chiarezza e scarsa trasparenza dell’attività che può andare dall’evasione fiscale all’usura, dalla ricettazione al riciclaggio. Oggetti acquistati dai compro oro ad un prezzo più basso rispetto alle quotazioni di mercato, pagati quasi sempre in contanti per cifre che superano il limite consentito dalla legge, e senza la necessità di rilascio di un qualsiasi documento fiscale dal momento che chi vende è un privato. Il 60 per cento delle attività i compro oro compie azioni illecite o criminali e sembra essere una stima per difetto. Un controllo effettuato su 3.000 negozi ha fatto emergere 113 milioni di euro non dichiarati, Iva evasa per 36,5 milioni e 31 evasori totali.(fonte AIRA, l’Associazione italiana responsabili anti-riciclaggio).
Spesso in queste attività non si effettua la registrazione dell’identità del venditore, né si tiene la registrazione descrittiva degli oggetti ritirati sull’apposito registro di carico. Desta quindi viva preoccupazione nel settore orafo italiano, la non tracciabilità dell’oro usato che transita nei compro oro. L’attuale normativa prevede un periodo obbligatorio di giacenza di 10 giorni degli oggetti preziosi acquistati da privati da parte degli operatori del settore orafo prima che questi possano essere fusi o rivenduti alle fonderie.
Ciò consente agli organi di polizia di poter controllarne la provenienza lecita degli oggetti. Ma se non si procede alla registrazione del venditore, né a quella degli oggetti, questi possono essere tranquillamente fusi senza attendere i 10 giorni previsti dalla norma.
Per queste ragioni, ha nno affermato i rappresentanti del mondo orafo di rete Imprese Italia presenti in audizione, si rende necessaria l’emanazione di una norma che regolamenti l’attività dei compro oro, attività che pur configurando il commercio dell’oro attualmente normato dalla L.7/2000 non viene dalla stessa disciplinata perché non si applica alle attività di Compro oro.
Nel documento presentato si è voluto sottolineare come oltre i cosiddetti “compro oro”, che svolgono compra-vendita di gioielli usati come attività prevalente, esistono soggetti che svolgono tale attività in maniera non prevalente, pertanto a margine dell’attività principale, e sono circa 16.000. In questo ultimo caso trattasi di attività di vendita al dettaglio di prodotti di oreficeria e gioielleria che acquistano oggetti preziosi usati prevalentemente dalla propria clientela, nella stragrande maggioranza dei casi permutandola con oggetti nuovi. Si tratta, quindi, di una nuova occasione di vendita, in un momento non facile per il comparto orafo-gioielliero-argentiero che, secondo i nostri rilevamenti ha subito nel primo semestre 2012 una sensibile contrazione delle vendite rispetto al medesimo periodo del 2011. Se per il 35% dei titolari di gioiellerie e oreficerie le vendite sono diminuite tra l’11% e il 20%, per ben il 20% la contrazione oscilla tra il 21% ed il 30%.
Per i negozi al dettaglio, i cui magazzini soffrono per i tassi di rotazione troppo bassi per consentire di sopravvivere ad un mercato in piena recessione, l’opportunità data da questa nuova tipologia di offerta nei confronti del mercato è di vitale importanza per la sopravvivenza stessa delle aziende
Giuseppe Aquilino, Presidente di Federpreziosi, soddisfatto per quanto espresso nel documento presentato ha sottolineato come “ negli ultimi anni il fenomeno dei negozi cosiddetti di “compro oro” ha assunto proporzioni enormi, consentendo a questa idea commerciale di prendere piede anche nel più remoto dei centri abitati del nostro Paese. E’ sufficiente osservare i cartelloni pubblicitari che con un forte impatto comunicativo, sono presenti in ogni angolo delle nostre città per dare concretezza a qualcosa di più di una semplice sensazione.
L’utenza che si rivolge a questo tipo di attività è varia e le esigenze che sono alla base della vendita lo sono altrettanto. La crisi ha stimolato la vendita dei “preziosi” di famiglia e i dati forniti da Eurispes parlano chiaro. Pertanto, sulla base delle considerazioni espresse nel documento di rete imprese Italia, riteniamo importante l’approvazione di disposizioni, quali appunto quelle contenute nell’A.C. 4281 correllate dalle proposte di modifica presentate in sede di audizione, in grado di definire le regole entro cui la compravendita di oggetti preziosi usati debba essere svolta, aumentando, di fatto, la tutela del mercato, degli operari e dei consumatori
