Roma, 23 Giugno 2025 – Il mercato globale dei diamanti naturali sta attraversando una fase di forte contrazione. Secondo i dati diffusi dal Kimberley Process, nel 2024 il valore complessivo della produzione di diamanti grezzi è diminuito del 10% su base annua, attestandosi a 11,48 miliardi di dollari, mentre il volume è cresciuto del 6%, raggiungendo 118 milioni di carati. Una crescita apparente nei numeri, ma che nasconde un calo sensibile nei prezzi medi e nella qualità del prodotto esportato. Le esportazioni globali sono scese del 7%, con cali significativi nei principali paesi produttori: –21% per il Botswana, –19% per il Canada, –9% per il Sudafrica, –27% per la Namibia, e –6% per la Russia, che nonostante le sanzioni occidentali ha mantenuto il primato mondiale per valore, con 37,3 milioni di carati per 3,34 miliardi di dollari (89 dollari per carato). Il Botswana, secondo produttore per volumi, ha visto salire l’output a 28,2 milioni di carati, ma con un prezzo medio in calo a 117 dollari a carato contro i 131 dell’anno precedente, segno di un mix qualitativo meno favorevole dovuto anche ai lavori in corso nel giacimento Jwaneng di De Beers.
In questo contesto difficile, l’industria dei diamanti naturali tenta un’inversione di tendenza con un’iniziativa senza precedenti per portata e ambizione: l’Accordo di Luanda, siglato nei giorni scorsi nella capitale dell’Angola da cinque governi africani produttori – Angola, Namibia, Sudafrica, Repubblica Democratica del Congo e Botswana – insieme ad alcune delle principali aziende e istituzioni del settore. Al centro dell’intesa vi è la creazione di un fondo di marketing internazionale per la promozione dei diamanti naturali, finanziato con l’1% dei ricavi provenienti dalla vendita di diamanti grezzi. Secondo le stime dell’agenzia Ecofin, i cinque paesi coinvolti hanno esportato nel 2024 diamanti grezzi per circa 6 miliardi di dollari, il che rende disponibile una base potenziale di 60 milioni di dollari per le attività promozionali. La gestione delle risorse è affidata al Natural Diamond Council (NDC), ente no-profit che rappresenta i principali produttori mondiali, tra cui Rio Tinto e De Beers. Quest’ultima, storicamente legata ai governi africani tramite joint venture come Debswana (Botswana) e NDTC (Namibia), ha annunciato che destinerà al fondo l’1% delle sue entrate, al pari degli Stati aderenti. Tra i partner strategici dell’iniziativa figurano anche l’Antwerp World Diamond Centre (AWDC), il Dubai Multi Commodities Centre, e il Gem & Jewellery Export Promotion Council (GJEPC) dell’India, responsabile di circa il 90% del taglio e della lucidatura dei diamanti mondiali. Obiettivo comune: rilanciare la domanda globale di diamanti naturali, contrastando l’avanzata dei diamanti sintetici, promossi sul mercato come più sostenibili e responsabili.
La campagna di comunicazione internazionale che nascerà dal fondo mira a cambiare la narrativa: non più diamanti legati a conflitti o impatti ambientali negativi, ma motori di sviluppo sostenibile, capaci di generare occupazione, crescita e dignità economica in molti paesi produttori, in particolare nel continente africano. “I diamanti naturali sono più che semplici pietre preziose: sono un’ancora di salvezza per milioni di persone”, ha dichiarato il ministro delle risorse minerarie dell’Angola, Diamantino Azevedo. Ancora più incisiva Bogolo Joy Kenewendo, ministra dei minerali e dell’energia del Botswana: “Un carato, una comunità e una vita cambiata”. Secondo Kenewendo, “l’Africa deve tornare a essere protagonista del racconto globale sui diamanti, passando dalla frammentazione a una strategia unificata, fondata su trasparenza, impatto sociale e valore autentico. In un momento in cui la filiera è sotto pressione, la risposta dei produttori è chiara: unire le forze per restituire centralità ai diamanti naturali, rilanciandoli come simbolo non solo di bellezza, ma anche di opportunità e resilienza”.
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