Roma, 23 Febbraio 2026
12 dicembre 1967. La Domenica del Corriere apre con un titolo che potrebbe essere stampato oggi: “La corsa all’oro”.
Quasi sessant’anni sono passati, ma il lessico della paura finanziaria resta immutato.
A ricordarcelo è un prezioso documento d’archivio di un operatore salernitano, il gioielliere Domenico Iuliano.
Allora fu la Francia di Charles de Gaulle – raffigurato nell’efficace copertina creata dall’intelligenza umana e, come si usava allora, da una buona matita come, in questo caso, quella di Mario Uggeri – a incrinare l’ordine monetario del dopoguerra, mettendo in discussione il dogma del dollaro convertibile in oro. La speculazione sull’oro accelerò la crisi del Gold Pool e aprì la breccia che avrebbe portato, pochi anni dopo, al collasso definitivo del sistema di Bretton Woods. Finiva un’illusione di stabilità, iniziava l’era delle monete fiat e della fiducia come unica garanzia.
Oggi come ieri, quando la fiducia vacilla, il capitale cerca rifugio nel metallo giallo. Cambiano i contesti geopolitici, cambiano le tecnologie, ma il riflesso è lo stesso: l’oro torna a essere linguaggio universale della paura e del potere.
La storia non si ripete. Ma insiste.
E i titoli dei giornali, più di ogni grafico, ce lo ricordano.






