Fortuna che il mini-boom non era un pesce d’Aprile
Luglio 2011 – Come promesso, abbiamo dato una cadenza quadrimestrale alla rilevazione delle vendite di preziosi nel nostro Paese. L’avvio è stato un po’ più faticoso del previsto, ma alla fine le difficoltà sono state superate, al punto che il presidente Giuseppe Aquilino, si dichiara “straordinariamente soddisfatto” dei risultati e dell’accoglienza riservata dagli operatori ai dati dell’indagine.
Alla segreteria della nostra Federazione sono pervenuti 368 questionari, 300 dei quali – quelli completi di risposta a ogni domanda – sono stati elaborati. Ne è emerso un quadro significativo: l’immagine di un settore che stenta a riprendere quota, nonostante un quarto mese decisamente sopra le righe se confrontato con i mesi precedenti, connotati da calma piatta. E’ proprio il caso di dire che per fortuna non si trattava di un pesce d’Aprile.
Come al solito, gli operatori coinvolti – a cui va tutto il nostro ringraziamento per il contributo fornito – sono stati liberi di esprimere i propri giudizi sulla situazione propria e su quella del settore.
Ed ecco quanto è emerso da queste libere espressioni.
Ci si lamenta dell’aumento del metallo, che incide sul prezzo finale soprattutto dei prodotti di oreficeria; si richiedono alle istituzioni campagne promozionali incisive in grado di risvegliare l’interesse per il prodotto prezioso in generale ma nello stesso tempo ci si rende conto del problema di misurarsi con un mercato che ha difficoltà a orientare le proprie scelte verso prodotti voluttuari. Si pone in evidenza il cambiamento delle abitudini d’acquisto degli italiani, sempre più attenti e parsimoniosi di fronte alle incertezze sul futuro; diminuisce lo scontrino medio ma fortunatamente – e non sono in pochi ad affermarlo – vi è la possibilità di effettuare permute con i monili non più in voga e quindi destinati alla rottamazione.
Secondo alcuni una scelta forzata; secondo altri una scelta che, pur necessaria, non promuove quell’immagine di gioielliere a tutto tondo che il settore avrebbe tanto bisogno di dare. Com’è ovvio, le opinioni sono diverse. Molti sottolineano che i Compro Oro, la cui proliferazione sul territorio non accenna a diminuire, rappresentino dei concorrenti non proprio leali. C’è accordo solo quando si tira fuori la grinta e si riconosce che il settore è un pianto, tranne poi sostenere che l’orgoglio e la passione per il “mestiere” spingono ad andare avanti anche nei momenti peggiori.
I dati in sintesi, dunque.
Sul piano generale, il 30% degli intervistati ha dichiarato che le vendite sono diminuite fra il 5 e il 10% rispetto al primo quadrimestre del 2010, mentre il 28% ha denunciato una flessione fra l’11 e il 30%. Il 14% ha indicato una stabilità del mercato e solo l’8% ha parlato di un’evoluzione delle vendite.
Gli oggetti di oreficeria a peso hanno perduto altri punti nella classifica del gradimento. Per il 22% la domanda è considerata stabile ma gli altri denunciano cali sensibili tra meno cinque e meno trenta. Più o meno lo stesso discorso vale per l’oreficeria fine: un quarto degli intervistati denuncia contrazioni tra l’11 e il 30% e addirittura il 40% indica un calo tra il 5 e il 10%. per il 14%, tuttavia, la domanda è invariata. Non proprio entusiasmante (2%) la quota dei dettaglianti che hanno visto salire le richieste e le vendite.
In flessione la domanda complessiva di oreficeria firmata nonostante che il 40% degli operatori coinvolti nell’indagine abbiano lavorato né più né meno dell’anno precedente. Vendita stazionaria di gioielleria no branded per il 22% dei dettaglianti, ma la cifra è fronteggiata dal 40% che ha lasciato per strada tra il 5 e il 20% del fatturato. Quanto alla gioielleria firmata, per il 38% non vi sono state flessioni, anzi, per il 16% vi è stato un aumento fino al 10% per il 16% degli operatori. Gli altri, naturalmente, sono in calo.
Senza tregua il calo delle vendite di argenteria per la casa: solo per il 18% le vendite sono rimaste sui livelli del 2010. Riduzioni delle vendite per oltre il 30% sono state rilevate dal 28% degli interessati. Tuttavia è in notevole aumento la domanda di argento da indosso: in percentuali variabili, tutti hanno registrato un incremento delle richieste. Il 34% degli intervistati afferma che la domanda è aumentata anche fino al 20%.
Infine, l’orologeria. Seppur generica, la domanda ha consentito ai colleghi di raccogliere dati sui quali meditare con impegno notevole.
Ambito di applicazione.
L’indagine è stata condotta a partire dalla seconda metà di Maggio 2011 su un campione di 300 questionari, selezionati fra i 368 pervenuti alla Federazione sulla base della completezza, senza alcuna distinzione territoriale. In termini pratici, i questionari sono stati diffusi per il tramite delle associazioni territoriale aderenti, che a loro volta hanno provveduto a diffonderlo tra i propri associati.
Un sincero grazie a tutti coloro che hanno contribuito al rilevamento dei dati compilando il questionario.
Il 92% dei questionari proviene da imprese di tipo tradizionale. Il 68% degli operatori svolge la sua attività in zona centrale, mentre il restante ha il proprio punto vendita in zone di prossimità o periferiche.
Le imprese coinvolte nella ricerca hanno una media di 2,7 addetti.
Al fine di rendere il lavoro più dettagliato e minuzioso, non ci si è voluti soffermare su una generica richiesta circa l’andamento delle vendite rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, ma si sono volute prevedere suddivisioni in più classi di prodotto, al fine di ottenere dati attendibili su varie merceologie.
I cluster di riferimento sono:
1) oreficeria a peso non firmata;
2) oreficeria fine non firmata
3) oreficeria firmata
4) gioielleria non firmata
5) gioielleria firmata
6) argenteria per la casa
7) argento da indosso
8. oggettistica in acciaio
9) orologeria
Inoltre, sono state poste le seguenti domande:
un vostro commento sull’andamento delle vendite nel primo quadrimestre tipologie di prodotti maggiormente richiesti
