DIAMANTI: CHIAMIAMOLI CON IL LORO GIUSTO NOME

Roma, 12 Settembre 2025 – Il mercato dei diamanti sta attraversando una fase di trasformazione profonda. La diffusione dei diamanti sintetici ha aperto un dibattito centrale per tutta la filiera: come chiamarli correttamente e con quali conseguenze per la percezione dei consumatori. Proprio su questo punto la Confederazione Mondiale della Gioielleria (CIBJO) ha annunciato l’intenzione di rivedere una delle decisioni più controverse prese nel 2010, quando si scelse di affiancare al termine synthetic le espressioni “laboratory-grown” e “laboratory-created”. Quella scelta, oggi rivalutata criticamente, avrebbe contribuito a confondere il consumatore finale, ammorbidendo l’immagine del prodotto artificiale e finendo per indebolire il valore distintivo del diamante naturale.
Il tema sarà discusso al prossimo Congresso CIBJO, in programma a Parigi dal 27 al 29 ottobre, insieme ad altre due questioni rilevanti:

  • Uso esclusivo delle 4C per i diamanti naturali: la proposta intende riservare il sistema di classificazione più noto al mondo unicamente al prodotto naturale, così da preservarne autorevolezza e valore. Una linea già adottata dal GIA, mentre altri istituti come IGI continuano ad applicarla anche ai sintetici.
  • Trasparenza nella comunicazione commerciale: l’obiettivo è garantire che i diamanti sintetici vengano descritti per ciò che sono realmente, ovvero manufatti industriali generati da processi artificiali, evitando espressioni come “crescita in laboratorio” che rischiano di edulcorarne l’immagine.

D’altronde, proprio l’utilizzo del termine laboratorio risulta fuorviante per il mercato: suggerisce un prodotto realizzato quasi in maniera artigianale, disconoscendo i reali processi industriali alla base della sintesi. In realtà, i diamanti sintetici sono frutto di cicli produttivi complessi che richiedono grandi quantità di energia – ancora oggi prevalentemente da fonti fossili – spesso in Paesi dove i controlli ambientali non sono stringenti. Tutto ciò stride con il concetto di “ecologico” che spesso accompagna la loro narrazione commerciale. Se a livello globale il sintetico ha trovato spazi crescenti non solo nella gioielleria ma anche nell’industria – dall’elettronica all’ottica, fino alla ricerca scientifica – il mercato italiano ha mostrato una dinamica diversa: nonostante le previsioni, i consumatori non hanno accolto con favore i diamanti sintetici, continuando a privilegiare il valore simbolico, culturale ed emozionale del naturale. Un prodotto, quello sintetico, che può certamente offrire nuove opportunità di vendita, ma che deve essere descritto in maniera chiara e trasparente, a tutela del mercato e del rapporto di fiducia tra gioielliere e cliente. La professionalità del settore si fonda su questi presupposti: distinguere con rigore, comunicare con chiarezza e garantire al consumatore piena consapevolezza delle proprie scelte. Solo così sarà possibile valorizzare appieno l’autenticità del diamante naturale. Il Congresso di Parigi rappresenterà un passaggio decisivo: le scelte che verranno fatte contribuiranno a scrivere le regole del mercato dei diamanti per i prossimi anni.