Roma, 14 Luglio 2025 – Il presidente Donald Trump ha inviato una lettera all’Unione Europea annunciando che, a partire dal 1° agosto, gli Stati Uniti applicheranno dazi del 30% sui prodotti europei. La misura riguarderà numerose categorie merceologiche e, in caso di contromisure da parte dell’UE, prevede un raddoppio automatico dell’aliquota, portando l’onere complessivo potenziale al 60%. Questo il fatto, oramai più che noto.
Nelle ultime giornate, i mercati avevano già iniziato a manifestare segnali di nervosismo. Le quotazioni dell’oro sono tornate a salire, indicando un clima di incertezza che molti operatori sembrano aver percepito anche attraverso indiscrezioni provenienti da ambienti statunitensi. Il comparto della gioielleria italiana, in particolare, rischia di essere fra i più colpiti. Dopo Hong Kong e la Cina, gli Stati Uniti rappresentano il terzo mercato di riferimento per il settore, con esportazioni pari a circa 1,48 miliardi di euro nel 2024, equivalenti a 1,83 miliardi di dollari. Questo valore copre oltre il 9% dell’intero export orafo nazionale, configurandosi come una voce strategica per molte imprese, distretti produttivi e territori italiani.
Secondo Stefano Andreis, presidente di Federpreziosi Confcommercio, l’impatto di una tale misura sarebbe devastante per l’intero comparto. “Un dazio al 30% sugli articoli di gioielleria rappresenta una minaccia pesantissima per moltissime delle nostre imprese. È un colpo durissimo non solo per chi esporta direttamente verso gli Stati Uniti, ma anche per tutta la filiera produttiva italiana, a partire dalla componentistica, che ha nell’Italia il proprio cuore manifatturiero e che inevitabilmente subirà ricadute indirette”. Andreis evidenzia anche come l’export sia una leva determinante per il settore, contribuendo per circa il 10% alle esportazioni complessive del Paese. “La gioielleria italiana, prosegue, non è solo un’eccellenza manifatturiera: rappresenta una rete economica articolata che coinvolge manodopera specializzata, artigianato di altissima qualità, commercio al dettaglio e turismo internazionale, in particolare quello di fascia alta. Il rischio, infatti, non riguarda soltanto gli esportatori diretti, ma si estende anche al commercio locale legato al turismo. Un eventuale aumento dei prezzi al dettaglio, legato agli effetti indiretti dei dazi, potrebbe disincentivare gli acquisti da parte dei visitatori statunitensi, storicamente molto attratti dal “lusso accessibile” e dal valore simbolico del made in Italy. Le gioiellerie presenti nei centri storici e nelle principali città d’arte italiane – da Roma a Firenze, da Venezia a Milano – fanno grande affidamento sulla spesa turistica, in particolare quella proveniente dagli Stati Uniti, per una parte significativa del proprio fatturato.”
Va precisato che, al momento, i dazi previsti per le importazioni commerciali non si applicano automaticamente agli acquisti personali effettuati dai turisti. Tuttavia, la normativa statunitense prevede una franchigia di 800 dollari per persona, anche per beni acquistati in tax free – superata la quale i beni acquistati all’estero, compresi i gioielli, devono essere dichiarati e possono essere soggetti a tassazione e, potenzialmente, ai nuovi dazi se estesi anche a questo tipo di operazioni. In questo scenario, i turisti americani potrebbero decidere di limitare le loro spese in gioielli durante i soggiorni in Italia o di orientarsi verso mercati alternativi percepiti come più vantaggiosi.
Anche solo il timore di dover affrontare controlli doganali più severi o di incorrere in oneri aggiuntivi è sufficiente a scoraggiare una parte importante del turismo d’acquisto, con conseguenze immediate per le vendite retail. In un contesto economico già complesso, un simile rallentamento rischia di minare la stabilità di molte attività commerciali e artigiane, che rappresentano una parte fondamentale dell’economia diffusa del Paese. “Di fronte a queste prospettive, appare urgente un intervento a livello europeo che tuteli non solo l’export industriale, sottolinea Andreis, ma anche la filiera commerciale e il turismo di qualità, che da sempre costituiscono un patrimonio strategico per l’Italia”.
