FEDERPREZIOSI INVITA IN CAMPO TUTTE LE FORZE DEL SETTORE ORAFO PER CONTRASTARE TENSIONI E INCERTEZZE

L’11 Giugno si è tenuta a Roma l’Assemblea Generale Ordinaria dei Soci della Federazione Nazionale delle Imprese Orafe Gioielliere Argentiere Orologiaie/Confcommercio Imprese per l’Italia  – Problematiche e programmi illustrati dal presidente Giuseppe Aquilino a un anno dal cambiamento dell’assetto associativo

Roma, 14 Giugno 2013 – “In questi ultimi dodici mesi abbiamo dovuto affrontare partite molto difficili e altre ci attendono in un campionato ancora aperto e ancora tutto da giocare, ma mi sono reso conto che si è creata una squadra con forte spirito di collaborazione e ben determinata, di cui sono orgoglioso di far parte”.

Con una metafora calcistica il Presidente Giuseppe Aquilino si è rivolto all’Assemblea dei soci riunita a Roma martedì 11 Giugno, la prima della rinnovata Federazione. Risale a poco meno di un anno fa – era il 20 Giugno 2012 – la sostanziale trasformazione della Federazione da Federdettaglianti (Federazione Nazionale Dettaglianti Orafi Gioiellieri Argentieri Orologiai) a Federpreziosi (Federazione Nazionale delle Imprese Orafe Gioielliere Argentiere Orologiaie/Confcommercio Imprese per l’Italia), che ha  concretizzato un progetto di crescita e di sviluppo finalizzato ad aumentare il suo livello di rappresentatività non solo in ambito confederale, riunendo tutta la filiera del comparto orafo gioielliero ed argentiero,  ma nei confronti di Istituzioni Governative, Autorità , Enti, Associazioni e Sindacati a livello nazionale e internazionale, attraverso un ampliamento della base associativa, in un contesto socio economico che oramai lascia ben poco spazio all’individualismo.

 

Dalla relazione del presidente Aquilino emerge un quadro non certo esaltante della realtà che l’intero settore si trova ogni giorno ad affrontare: una situazione di vera e propria emergenza, innanzi tutto come conseguenza diretta di una crisi generalizzata dei consumi che – se nel primo semestre del 2012 aveva lasciato spazio per qualche tiepido ottimismo – non ha accennato e non accenna a invertire la tendenza, sia per le incertezze sui mercati sia per la spinta della speculazione finanziaria. Dalle rilevazioni condotte da Federpreziosi nell’ambito del dettaglio, per il solo terzo quadrimestre dello scorso anno si registra un calo generalizzato delle vendite per tutti i prodotti  “preziosi” pari a  -22%.  E altrettanto negative si presentano le prospettive per il 2013.

Pesano le difficoltà di accesso al credito, con moltissime aziende,  dalla produzione alla distribuzione, che lamentano da ormai troppi anni il problema nel reperire finanziamenti e prestiti dal sistema bancario.

Oltre che dalla stretta creditizia generalizzata – Bankitalia ha registrato, nel solo mese di aprile,  una flessione del 3,7% con tassi di interesse in aumento – il comparto dei preziosi è pesantemente penalizzato dall’andamento della materia prima e dalla crisi del “prestito d’uso”.

Le politiche restrittive adottate dagli Istituti di Credito ha determinato carenza di liquidità che molto spesso si è tradotta nel blocco della produzione e nella conseguente messa in mobilità del personale dipendente.

Nell’ambito del “Tavolo istituzionale del Settore Orafo e dei Metalli Preziosi”, istituito presso il Ministero dello sviluppo economico  e di cui Federpreziosi è parte attiva, l’ABI-Associazione Bancaria Italiana si sta concentrando in modo particolare sul Fondo di garanzia per il rilascio di “garanzie a prima richiesta” in favore delle PMI italiane, a fronte di ogni operazione utile all’attività d’impresa.

Le misure adottate dal governo Monti per mettere in sicurezza i conti pubblici e rafforzare la fiducia nei confronti del nostro Paese hanno fatto pagare un conto salatissimo alle aziende con la voce principale rappresentata da  un’impennata della pressione fiscale complessiva e dai pesanti effetti recessivi che ne sono derivati. “Effetti ulteriormente aggravati dall’introduzione di spesometro, redditometro, limitazioni nell’utilizzo dei contanti, che”, ha sottolineato il presidente Aquilino, “secondo il parere espresso dalla grande maggioranza degli associati, hanno avuto il solo merito di disorientare i nostri clienti, favorendo colleghi d’oltralpe che hanno vissuto una stagione commerciale, a loro dire, strepitosa”.

Non da ultimo, risultano penalizzanti la  mancanza di normative adeguate come nel caso dei “compro oro” o dall’applicazione di regole inadeguate come quella relativa al nichel a seguito dell’entrata in vigore della nuova metodologia di analisi EN 1811:2011.

Risulta ulteriormente scoraggiante lavorare in questo contesto a fronte di reiterati attacchi all’onestà della categoria da parte della stampa, attacchi ripetutisi anche di recente con la pubblicazione dei dati relativi alle dichiarazioni dei redditi 2011. E’ ora di far chiarezza nei confronti di un settore che, con oltre 20.000 punti vendita, di cui la maggioranza a conduzione familiare, non ha nulla da nascondere versando regolarmente l’enorme mole di tributi (tra cui il 22,25% di imposte sui premi assicurativi), che hanno avuto una crescita elevatissima negli ultimi anni.

Si tratta di un’ingiusta criminalizzazione dell’intera categoria che non tiene  conto dei problemi legati alla sopravvivenza stessa delle imprese. A questo proposito, vale la pena di puntualizzare che i dati diffusi dal Ministero dell’Economia – come tutti i dati soggetti ad elaborazione – avrebbero bisogno di essere opportunamente spiegati per evitare che risultino fuorvianti. Nel caso specifico, i dati per i “gioiellieri” non si riferiscono alle S.P.A. o alle S.R.L. bensì ai redditi delle persone fisiche, di  piccole o micro realtà, spesso a conduzione familiare, attività di artigianato o di commercio di vicinato, con una clientela che risente im modo particolare della situazione di crisi e che ha ben altre priorità che non l’acquisto di preziosi. Le risorse economiche di questi imprenditori vengono parametrate a quelle dei dipendenti, tra i quali funzionari del settore pubblico, senza considerare che il guadagno viene percepito da questi ultimi come importo netto mentre i primi non hanno né ammortizzatori sociali, né quattordicesima, né TFR, né malattia retribuita. Oltre alla tassazione relativa alla dichiarazione dei redditi c’è anche un bel fardello di tributi: IRAP, INPS, INAIL, IVA, addizionali regionali, diritti camerali, tasse sulla tenuta dei registri, concessioni governative, tassa sull’insegna ed altro ancora. E’ tutt’altro che strano che i piccoli imprenditori di gioielleria possano guadagnare talvolta meno dei propri dipendenti, preferendo garantire loro il compenso e mantenere in vita l’attività, riiducendo il proprio guadagno; guadagno che, comunque, si concretizza solo al momento dell’effettiva vendita della merce.

Quadro che ci auguriamo emerga dagli studi di settore, attualmente in fase di revisione periodica. Su questo punto, Federpreziosi, in collaborazione con Confcommercio, si accinge a lavorare con la So.Se (Società per gli Studi di Settore),  che ha avviato, anche per l’anno 2012, il programma di raccolta dei dati delle imprese,  finalizzato ad elaborare i correttivi congiunturali da applicare, al fine di tenere conto dell’andamento della crisi economica.

Federpreziosi si è fortemente impegnata per rafforzare le possibilità e le capacità del settore ad ogni livello, aprendo all’intervento di tutte le realtà  che lo esprimono in ambito Confcommercio e ripensando il proprio ruolo per porsi come una “fabbrica di futuro”.

Nei mesi a venire si rafforzerà ulteriormente l’impegno verso un ancor più ampio e condiviso coinvolgimento per studiare e promuovere nuovi modelli di fare impresa individuando le soluzioni pratiche per gestire il cambiamento a livello di formazione e innovazione in ogni campo: dall’e-commerce, al rilancio culturale dei prodotti italiani, alla promozione.

Un passo ritenuto essenziale è la realizzazione, in stretta collaborazione con le istituzioni, di uno studio completo sull’intera filiera orafa per conoscere la reale identità e area di competenza nonché la segmentazione del mercato e la sua evoluzione. Si potrà così disporre di un quadro informativo aggiornato ed articolato sulle problematiche di marketing settoriali  indispensabile per mettere a fuoco le aree critiche che condizionano i rapporti fabbricazione-distribuzione, per studiare proposte operative di partnership nell’ambito delle relazioni tra produttori e distributori ed infine, per sviluppare iniziative di comunicazione del settore realmente condivise.

13 Giugno 2013