GIOIELLERIA E AI: L’ALLEANZA CHE NON TI ASPETTI

Roma, 1 Settembre 2025 – Mettiamolo subito in chiaro: l’Intelligenza Artificiale non è intelligente. Non ha coscienza, non prova sentimenti, non conosce creatività. Quando agisce in autonomia, lo fa sempre partendo da un input umano. È bene ricordarlo, perché in questo modo riusciamo a riportarla nel suo giusto alveo: un mezzo al nostro servizio, uno strumento che può aiutarci a risolvere problemi e a semplificarci la vita. Ora proviamo ad accendere la nostra immaginazione. Pensiamo all’AI come a un nuovo collaboratore che entra in bottega o in gioielleria: un assistente qualificato, pronto a portare valore se sapremo assegnargli il ruolo giusto. Proprio come in un laboratorio artigiano o in un negozio, dove ciascuno ha la sua funzione e contribuisce al risultato finale, così anche l’AI darà il meglio di sé solo se integrata davvero nelle attività quotidiane. Molti la associano unicamente a ChatGPT, ma la verità è che già oggi conviviamo con l’AI senza accorgercene. Quando ci lasciamo guidare dal navigatore, quando usiamo un assistente vocale, quando ci vengono suggeriti prodotti su misura in una piattaforma di e-commerce, stiamo utilizzando intelligenza artificiale. Non è quindi un gioco per smanettoni, ma un motore silenzioso e potente che può trasformare la nostra operatività.
Nel comparto orafo e argentiero questo significa avere un supporto concreto nella progettazione delle collezioni, nella gestione delle commesse, nell’organizzazione della filiera e nelle relazioni con i mercati esteri. Per le gioiellerie vuol dire migliorare l’esperienza d’acquisto, personalizzare il rapporto con la clientela, gestire meglio le scorte, anticipare le tendenze e rafforzare la comunicazione digitale. In tutti i casi l’AI non sostituisce l’arte, la creatività o il contatto umano che sono l’anima del settore, ma li rafforza, liberando tempo ed energie per ciò che davvero ci distingue: la capacità di creare bellezza e di trasmettere emozione. È un compagno di viaggio che non cancella la tradizione ma la valorizza, aprendo possibilità che solo ieri sembravano impensabili. Le grandi aziende stanno già sperimentando margini più alti, tra il 5% e il 15%, e riduzioni di costi superiori al 30%. Anche le realtà familiari del nostro settore possono cogliere queste opportunità, a patto di investire in alfabetizzazione digitale. Senza persone preparate al loro interno, l’AI rischia di restare un potenziale inespresso. I dati Istat ci dicono che in Italia le imprese che utilizzano l’AI sono passate dal 5% all’8,2% nel 2024. Dati da aggiornare in positivo ma che, seppure rappresentino un passo in avanti, ci pongono, in una ipotetica classifica, ancora indietro rispetto alla media europea. Questo ritardo, però, può trasformarsi in occasione: proprio perché il nostro è un settore fatto di piccole botteghe familiari e di negozi radicati nel territorio, possiamo unire tradizione e innovazione e rendere il rapporto umano e la qualità artigianale leve moderne di competitività. La domanda allora diventa: quanto siamo pronti a dialogare con questa “nuova” intelligenza?  Cercheremo insieme di rispondere a questa e ad altre domande nel corso di Vicenzaoro, domenica 7 settembre alle 15.45, nell’incontro “Gioielleria e AI. L’alleanza che non ti aspetti”, con Vincenzo Aucella, Vicepresidente Vicario di Federpreziosi e Presidente Assocoral, e Mauro Mazzetto, Agile Business Coach. Segnate in agenda.

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