GIOIELLERIE: COME CAMBIA L’EQUILIBRIO ECONOMICO DEL SETTORE

Roma, 4 Febbraio 2026 – L’analisi della redditività degli oltre 11.000 punti vendita di oreficeria, gioielleria e orologeria attivi in Italia, condotta dall’Osservatorio Federpreziosi su dati Format Research, restituisce l’immagine di un settore che non sta semplicemente cambiando pelle, ma sta ridefinendo i propri equilibri economici e competitivi. La progressiva riduzione della base numerica delle imprese convive infatti con una crescente concentrazione della capacità di generare valore, segnale di una trasformazione strutturale più che di una crisi congiunturale. Questa dinamica emerge con particolare evidenza osservando la geografia del valore. La distribuzione dei punti vendita non coincide più con quella del fatturato e mette in luce una frattura ormai consolidata tra presenza fisica e redditività. Il Nord Ovest, che ospita il 22,3% delle gioiellerie, concentra il 42,1% del fatturato complessivo, pari a circa 3,1 miliardi di euro, affermandosi come il principale polo economico del settore. Il Centro Italia, con il 21,5% delle imprese, genera il 29,3% del fatturato nazionale, per un valore di circa 2,1 miliardi di euro, mostrando una capacità di valorizzazione superiore alla media. Il Nord Est presenta una sostanziale coerenza tra numero di punti vendita e fatturato, mentre il Sud e le Isole evidenziano la maggiore criticità strutturale: qui si concentra il 42,9% delle gioiellerie italiane, ma si produce solo il 14% del fatturato complessivo, pari a circa un miliardo di euro. Una configurazione che segnala come la prossimità territoriale, da sola, non sia più sufficiente a garantire sostenibilità economica. A questa lettura territoriale si affianca quella per dimensione d’impresa, che chiarisce ulteriormente i meccanismi di creazione del valore. Il settore resta numericamente dominato dalle microimprese, che rappresentano il 96,8% delle gioiellerie e generano il 55,1% del fatturato complessivo, pari a circa 4 miliardi di euro. Tuttavia, la produttività cresce sensibilmente al crescere della dimensione: una quota minima di medie e grandi imprese concentra una parte rilevante del valore complessivo, grazie a una maggiore capacità di investimento, organizzazione e presidio del mercato. È in questo contesto che emergono con chiarezza i diversi modelli di business che oggi convivono nel retail orafo italiano, con livelli di sostenibilità profondamente differenti. Il modello tradizionale di prossimità, ancora largamente diffuso, si fonda su una gestione familiare e su una relazione storica con la clientela locale. Un modello che continua a svolgere un ruolo importante, ma che mostra crescenti fragilità quando non è supportato da innovazione, differenziazione e capacità gestionale. Accanto a questo si è sviluppato un modello più specializzato e orientato al servizio, nel quale la redditività non dipende dai volumi, ma dalla capacità di valorizzare il prodotto, la competenza e l’esperienza d’acquisto. È un modello più selettivo, diffuso soprattutto nelle aree economicamente più dinamiche, che richiede formazione continua e un posizionamento chiaro. Il modello che esprime la maggiore capacità di generare valore è quello strutturato e omnicanale, tipico delle imprese più organizzate. Qui il punto vendita fisico e il canale digitale operano in modo integrato, ampliando il bacino di clientela e rafforzando la relazione lungo l’intero percorso di acquisto. Non a caso, il fatturato e-commerce supera 1,2 miliardi di euro, confermando il digitale come infrastruttura competitiva, non come semplice canale aggiuntivo. Tra questi estremi si colloca un ampio numero di imprese in fase di transizione, realtà che stanno cercando di evolvere dal modello tradizionale verso assetti più strutturati. È in quest’area intermedia che si giocherà una parte decisiva del futuro del comparto, perché da qui passerà la capacità del settore di rinnovarsi senza perdere identità. Nel complesso, il quadro delineato dall’Osservatorio Federpreziosi 2025 descrive un settore che sta entrando in una fase di maturità selettiva. La gioielleria italiana resta un presidio fondamentale del commercio di prossimità, ma il suo futuro dipenderà sempre meno dal numero dei punti vendita e sempre più dalla qualità dell’impresa, dalla solidità del modello gestionale e dalla capacità di integrare tradizione, competenza e innovazione. In questa prospettiva, il 2025 rappresenta un passaggio chiave verso un nuovo equilibrio del retail orafo italiano, fondato su valore, struttura e visione di lungo periodo.

Immagine: IA