“IL CONTRARIO DI CITTÀ NON È CAMPAGNA, È DESERTO”

Roma, 17 Novembre 2025 – Città sempre più vuote, vetrine che si spengono, strade meno frequentate: è il quadro emerso con forza dai principali quotidiani nazionali in edicola ieri, riportando al centro del dibattito pubblico la progressiva desertificazione commerciale dei centri urbani. “Il contrario di città non è campagna, è deserto”, ricordava Renzo Piano. E il deserto sta avanzando davvero: nelle periferie, nei piccoli comuni, nei centri storici dove negozi e botteghe tradizionali cedono il passo a un mix disomogeneo di fast food, mini-market e strutture ricettive come bed and breakfast e case vacanza.
Secondo Confcommercio, negli ultimi dodici anni ha chiuso il 21% dei negozi fisici, pari a 140mila attività in meno. Una trasformazione spinta dall’ascesa dell’e-commerce, dalla difficoltà di sostenere i costi di gestione e da un progressivo indebolimento della vitalità urbana.
Il comparto orafo al dettaglio rappresenta uno dei settori più colpiti. L’Osservatorio Federpreziosi, aggiornato a luglio 2025, lo abbiamo sottolineato a più riprese, registra infatti una contrazione del 24% delle gioiellerie: da oltre 17mila a poco più di 12mila attività. Una riduzione che racconta un disagio strutturale.
È proprio alla luce dei dati Confcommercio pubblicati ieri che il Presidente di Federpreziosi Confcommercio, Stefano Andreis, sottolinea come “la chiusura delle gioiellerie non sia soltanto una questione economica, ma culturale e sociale. Ogni punto vendita che scompare spegne una relazione costruita nel tempo, un patrimonio di competenze, una parte della memoria commerciale dei nostri territori. Il settore orafo al dettaglio è una delle espressioni più riconoscibili della tradizione italiana: perdere queste attività significa indebolire il carattere stesso delle nostre città”. Andreis evidenzia, inoltre, come le gioiellerie siano realtà specializzate che richiedono elevati investimenti, personale qualificato e una presenza stabile nei quartieri: “Senza condizioni sostenibili – afferma – molte imprese non riescono più a rimanere aperte o ad affrontare il ricambio generazionale. Per questo è indispensabile intervenire in modo strutturale”.
In questo contesto si inserisce l’emendamento presentato alla Commissione Bilancio del Senato che propone l’introduzione della cedolare secca al 21% per gli affitti di negozi e botteghe, misura al momento prevista solo per il 2026. Si tratta di un intervento che va nella direzione auspicata da Confcommercio, poiché potrebbe alleggerire i costi di esercizio e favorire il riutilizzo degli oltre 105mila locali sfitti, un quarto dei quali chiusi da più di un anno. Tuttavia, la sola introduzione temporanea dell’agevolazione non basta: secondo l’associazione occorre stabilizzarla, come previsto dalla delega fiscale, rendendola uno strumento permanente per sostenere il commercio di prossimità.
Confcommercio richiama poi l’attenzione sulla necessità di una strategia nazionale di rigenerazione urbana che metta a sistema fondi europei, risorse del Pnrr, investimenti di Comuni e Regioni. Semplificazione dei Distretti del commercio, accordi pubblico-privati per rivitalizzare i quartieri e programmi mirati per riportare in vita i locali sfitti sono ritenuti passaggi indispensabili per restituire vitalità alle città. In questa direzione si collocano anche “inCittà – Spazi che cambiano, economie che crescono” – l’iniziativa promossa da Confcommercio a Bologna il 21 e 22 novembre – e la piattaforma Cities, sviluppata con Anci per analizzare dati territoriali, mobilità e flussi al fine di programmare interventi mirati. La fotografia che è emersa ieri dalla stampa è quella di un Paese che rischia di perdere entro dieci anni oltre un quinto delle attività commerciali ancora attive. È un allarme che riguarda tutti: non solo l’economia, ma la qualità della vita e la forma stessa delle nostre città. Senza interventi efficaci di contrasto, le forze che hanno determinato, negli ultimi dodici anni, la riduzione di oltre il 20% del numero di negozi di prossimità, in sede fissa ed ambulante, continueranno ad operare. E produrranno i medesimi risultati. La desertificazione sarà presto un fenomeno conclamato e potenzialmente fuori controllo.