Roma, 27 Novembre 2025 – Sette italiani su dieci faranno acquisti durante la settimana del Black Friday. Lo ha rivelato nei giorni scorsi l’indagine Confcommercio–Format Research, che fotografa una spesa media di 268 euro, in crescita rispetto allo scorso anno. A trainare lo shopping saranno soprattutto donne e giovani tra i 18 e i 34 anni, mentre per il 66,7% il Black Friday sarà la scorciatoia per anticipare quasi metà dei regali di Natale. Questi numeri così robusti descrivono un Paese proiettato verso il consumo veloce, ma è proprio qui che inizia lo scarto con la realtà più profonda. Come ricorda Paolo M. Alfieri su Avvenire nel numero in edicola lo scorso 24 novembre nel suo articolo “La scelta difficile tra Black Friday e voglia di vicinato”, viviamo una contraddizione evidente: da un lato l’entusiasmo — quasi compulsivo — per le offerte del “Black November”, dall’altro il desiderio di difendere i negozi di vicinato, quei presidi di relazione e autenticità che rendono vivibili i nostri quartieri. La verità è che la perdita di potere d’acquisto e l’incertezza lavorativa spingono molti a inseguire lo sconto immediato. Ma mentre clicchiamo, le città si spengono: negli ultimi dodici anni oltre 140mila negozi al dettaglio hanno abbassato la serranda e più di 105mila locali restano sfitti, svuotando strade e piazze. Non è solo commercio che scompare: è una parte della nostra identità urbana. In questo scenario, il ruolo delle gioiellerie è particolarmente emblematico. Un gioielliere non vende semplicemente un prodotto: custodisce fiducia, tradizioni, ricorrenze familiari. È un presidio di competenza e relazione, uno degli ultimi luoghi in cui l’acquisto non è un impulso ma un gesto che coinvolge storia personale, emozione, significato. Le gioiellerie sono tra le attività che più soffrono l’avanzata del consumo istantaneo e impersonale: piattaforme che promettono “il miglior prezzo” con un clic, cataloghi globali e promozioni lampo che rischiano di ridurre un dono — spesso legato a momenti unici della vita — a un puro esercizio di convenienza. Ma una collana regalata online non è la stessa cosa che scegliere, insieme a un artigiano o a un commerciante di fiducia, un gioiello che racconta qualcosa di noi. Ed è proprio in contesti come questo che il Black Friday diventa una cartina al tornasole del nostro tempo: nove italiani su dieci acquistano per risparmiare, ma due su tre dichiarano di volere più negozi di prossimità. Il cuore vorrebbe strade vive, il portafoglio suggerisce il contrario. Eppure, come ricorda Alfieri, niente è già scritto. Scegliere di entrare in una gioielleria di quartiere significa sostenere un mestiere che tramanda gusto, qualità, ascolto. Significa mantenere viva una luce che illumina la città tanto quanto un lampione natalizio: la luce della relazione umana. Alla fine, tutto si riduce a una domanda semplice, ma decisiva: vogliamo continuare a camminare in centri autentici, riconoscendo un volto dietro ogni acquisto, o ci accontentiamo di vivere in città sempre più simili a cataloghi digitali? Ogni scelta — anche quella che faremo durante il Black Friday — contribuisce a decidere quale tipo di città, e quale tipo di commercio, sopravviverà domani.
