Roma, 14 Luglio 2025 – L’articolo di Lucilla Incorvati, pubblicato su Il Sole 24 Ore di domenica 13 luglio, rilancia con forza il tema del passaggio generazionale, a partire da un’indagine condotta dal Censis su giovani tra i 18 e i 39 anni. L’indagine evidenzia come, nonostante la maggioranza dei giovani non provenga da una famiglia con un’impresa ancora attiva, l’imprenditorialità resti un orizzonte desiderato. Solo uno su cinque ha alle spalle un’attività familiare ancora operativa, ma ben oltre la metà sogna comunque di creare un’impresa propria, spinto dal desiderio di autonomia, dalla volontà di realizzazione personale e dalla spinta a innovare. Anche chi ha vissuto la chiusura dell’impresa familiare non sembra abbandonare del tutto l’imprinting imprenditoriale: anzi, due giovani su tre esprimono la volontà di rilanciare l’attività o di tornare a operare nello stesso settore. Questi dati, che raccontano di una generazione alla ricerca di uno spazio imprenditoriale nuovo, trovano particolare riscontro nel mondo orafo, tradizionalmente radicato in una struttura familiare. In distretti come Arezzo, Valenza, Vicenza o Torre del Greco, la produzione orafa non è solo un’attività economica, ma una vera e propria eredità culturale che si tramanda attraverso i passaggi generazionali. Tuttavia, la sfida del ricambio resta aperta: non sempre i figli decidono di proseguire l’attività familiare e non sempre le condizioni di mercato o il contesto burocratico permettono un passaggio agevole. Quando però questo avviene, l’ingresso dei giovani si traduce spesso in un’evoluzione positiva: alla solidità tecnica del “saper fare” si affiancano nuove visioni imprenditoriali, sensibilità per il design contemporaneo, apertura verso il digitale e una consapevolezza crescente verso la sostenibilità e i valori ESG (Environmental, Social, Governance). Accanto alla produzione, è fondamentale però richiamare l’attenzione anche sul ruolo del dettaglio orafo, spesso meno visibile nei dibattiti ma centrale nella catena del valore. Molte gioiellerie italiane sono storicamente attività familiari, tramandate di padre in figlio o di madre a figlia, presidiate da generazioni di professionisti che hanno costruito con pazienza una relazione fiduciaria con il cliente. In questi contesti, il ricambio generazionale è spesso più silenzioso, ma non meno significativo. I giovani che scelgono di restare o di subentrare in un punto vendita ereditato portano con sé nuove competenze nella gestione del cliente, nella comunicazione, nella presenza online e nell’integrazione tra fisico e digitale. Sono proprio loro, spesso, a rendere competitivi i negozi storici, interpretando in chiave moderna un mestiere antico che continua a fondarsi sul valore umano della relazione, della consulenza e della fiducia. Tuttavia, anche nel dettaglio, permangono le stesse difficoltà che gravano sulla produzione: la pressione fiscale, il peso della burocrazia, la rigidità del sistema normativo, e l’accesso complesso al credito. A ciò si aggiunge, in molte aree, la mancanza di formazione mirata per le figure commerciali di nuova generazione, spesso lasciate sole nell’affrontare un mercato in profonda trasformazione. Nel complesso, l’indagine del Censis restituisce un quadro sfaccettato ma anche incoraggiante: i giovani italiani non sembrano rinunciare all’impresa, anzi. Molti sono pronti a raccogliere l’eredità familiare, ma chiedono strumenti, condizioni e riconoscimento. Il comparto orafo — in tutte le sue articolazioni, dalla produzione al dettaglio — ha quindi l’occasione e la responsabilità di accompagnare questi percorsi, trasformando il passaggio generazionale in un’opportunità concreta per ripensarsi, rinnovarsi e restare competitivo.
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