a cura di Claudio Franchi
La Prima Conferenza di Sistema sul gioiello ha avuto luogo al MAXXI di Roma il 13 giugno. Luogo non casuale che nel rappresentare le arti del XXI secolo è stato scelto per sottolineare la peculiarità del prodotto-gioiello come importante categoria espressiva del nostro tempo.
Progetto di valorizzazione della cultura del gioiello contemporaneo promosso da ARRO, Associazione Regionale Romana Orafi,· in stretta collaborazione con la Federazione Nazionale Dettaglianti Orafi e sostenuto dalla Paolillo 1880 e dall’Ente Fiera di Vicenza.
Dopo gli interventi introduttivi del Presidente dell’ARRO, Giuliano Ansuini e del Presidente della Federazione Dettaglianti Orafi, Giuseppe Aquilino che si soffermato sul valore del Gioiello per rilanciare le attività orafe, Otto relatori si sono confrontati “duellando” in una dialettica fatta di opinioni, spess
o diametralmente opposte, dichiarando la complessità e la vivacità di un settore le cui contaminazioni professionali contribuiscono ad arricchire la strategia dell’ornamento contemporaneo.
Molte le novità per il mondo del gioiello con le quali gli operatori, d’ora in poi, si dovranno misurare: grazie all’intervento di Massimo Biondi, Professore Ordinario di Psichiatria dell’Università “La Sapienza” di Roma,· sappiamo ora che sono i recettori del cervello a stimolare il desiderio di possedere quell’oggetto piccolo ma significante che è il gioiello, e che la nostra mente lo percepisce come prezioso, unico, raro.
Paolo Paolillo, Presidente Onorario ARRO e Presidente della Paolillo 1880, azienda sostenitrice dell’evento, ha rappresentato il gioiello nella sua veste atemporale, prezioso per materiali perché proprio i materiali così nobili, come l’incorruttibile oro e le gemme rare, sono stati scelti dall’uomo per rappresentare simbolicamente l’idea di un sogno, sostanza dai connotati immateriali che per i più è inarrivabile.
E’ Alba Cappellieri, critico del design e Professore al Politecnico di Milano che ci invita a scoprire le molteplici anime dell’ornamento: tradizionale, gemmologico, rituale, di fantasia, di scena, dalla sperimentazione estrema fatta di materiali eterogenei, sino all’effimera rappresentazione di “ingredienti” dalla forte valenza sensoriale. Perchè l’emozione di indossare un gioiello – sostiene acutamente Alba Cappellieri – non dipende solo dalla materia ma dall’idea, è quella che muove, stimola, fornisce valore aggiunto.
Bianca Cappello, storico del gioiello ci ha invitato a leggere la storia e scoprire che ogni epoca ha avuto le sue innovazi
oni, che anche i grandi personaggi del passato usavano ostentare gioielli fatti di gemme e metalli preziosi in accordo con ornamenti realizzati con materiali poveri, e questi ultimi non erano certo meno efficaci per esprimere l’idea di estetica del proprio tempo. Il messaggio che ne deriva è che fare ricorso alla storia può tornare utile per comprendere i cambiamenti della nostra epoca.
Amanda Triossi, curatore delle mostre di Bulgari ci ha introdotto nel tempio dell’alta gioielleria, quella fatta del livello qualitativo di eccellenza, quella che per gioiello intende l’esperienza delle tecniche manifatturiere; dei virtuosismi costruttivi dell’estetica del piccolo; della ricerca del colore delle gemme che spesso costa anni di duro lavoro; della sperimentazione di una ricerca della forma lunga 125 anni, rinnovata nel solco di una tradizione riconosciuta dal mondo intero, e capace di rappresentare l’internazionalità del nome Bulgari quale icona autentica dell’essenza pura del gioiello.
Nicola Carrino, artista di fama internazionale ha posto l’accento sull’importante fenomeno del gioiello d’artista, storicamente rappresentato dall’esperienza romana del gioielliere Masenza, aggregatore degli artisti delle avanguardie storiche che si sono cimentati nella libera espressività dell’ornamento, grazie alla capacità di valenti artigiani senza i quali le idee innovative degli artisti non si sarebbero potute coniare nella forma significante.
Loredana Di Lucchio, Professore della facoltà di Architettura dell’Università “La Sapienza” di Roma, si è invece soffermata sulle esperienze del mondo dell’industrial design. Spazio della ricerca di nuove relazioni delle idee che trasferisce nel gioiello le contaminazioni della sperimentazione della forma desunta dall’ampio repertorio della ricerca industriale.
Claudio Franchi, Vice Presidente ARRO, maestro orafo e critico del gioiello ha voluto riportare l’attenzione sulla necessità della salvaguardia dei saperi del mestiere orafo, sottolineando l’irrinunciabile ruolo delle tecniche tradizionali, espressioni di una ricerca che dura da millenni e la cui varietà diviene un vero e proprio moltiplicatore di creatività, poiché ogni gesto tecnico corrisponde ad un peculiare risultato espressivo. Tale ricchezza d’interventi viene oggi posta in pericolo da forme sempre più diffuse di “isterismo tecnologico” che rischiano di cancellare secoli di esperienza e potenziali valori espressivi. “Isterismo” spesso ingiustificato, poiché molti processi di lavorazione manuale risultano più efficienti e veloci dell’intervento tecnologico. Recita una delle immagini proiettate durante il suo intervento: “Quanto questa attitudine nasconde una incompleta formazione artigianale o un adeguamento alle commistioni delle professioni che sempre più si aprono a settori affini che si muovono con regole produttive basate sui costi e sui numeri ?” Del resto Franchi ritiene provocatoriamente che la vera innovazione tecnologica sia la “manualità colta”, quella che è in grado di trasferire nella materia il senso di un racconto che nessun prodotto industriale possiede.
In sunto la giornata di lavori ha evidenziato la ricca diversità di opinioni su cui difficilmente gli operatori del nostro distratto comparto si soffermano nell’esercizio quotidiano della loro professione. Diversità che non sono solo argomenti teorici – come qualcuno potrebbe erroneamente pensare – piuttosto vere e proprie solide basi fondanti per stabilire un più corretto progetto di informazione nei confronti del pubblico. Quest’ultimo, infatti, lamenta una scarsa professionalità degli addetti ai lavori (Studio ARRO 2006 sui target di riferimento dei consumatori del prodotto di gioielleria).
Ed è proprio la complessità presente oggi nel mondo dell’ornamento contemporaneo a suscitare confusione e disaffezione nel pubblico, poiché è totalmente assente la capacità di trasferire le peculiarità di un prodotto che quando giunge all’utente finale si risolve superficialmente nel termine omnicomprensivo “gioiello”, senza le necessarie argomentazioni in grado di sostenere le consistenti diversità lucidamente esplicate nella conferenza dai relatori.
Diversità che ogni forma dell’ornamento rivendica, giustamente, quale espressione di esigenze che sono specchio del nostro multiforme tempo.
Così la strategia dell’ornamento contemporaneo può dirsi il prodotto di un’evoluzione continua, stimolo profuso da mondi professionali talvolta apparentemente distanti, attratti dal fascino che il decorarsi suscita nelle persone. Fascino che si nutre oggi delle contaminazioni dei linguaggi dell’arte, della moda, del design industriale, ma che rivendica anche il diritto storico della classicità senza tempo, quella che secondo il recente monitoraggio dei consumatori, promosso da ARRO, testimonia che oltre l’85% degli intervistati di Roma e Milano percepisce il gioiello come un oggetto unico, realizzato da sapienti mani artigiane e costruito con metalli preziosi e gemme.
Forse il segnale importante, al quale dobbiamo inchinarci, è che Sua Maestà il Gioiello rimane quello di un tempo senza tempo, mentre il resto è espressione di uno spirito effimero destinato ad avere una vita più o meno breve, come tutti i fenomeni che nella storia dell’uomo hanno tentato di opporsi ai linguaggi classici. Ma quello spirito effimero, nella sua provvisorietà apparente è da considerarsi tutt’altro che negativo: è conseguenza di un’incontenibile necessità di creatività che sembra essere la reazione di una società inquieta ma viva, cui si affida la transitorietà di un pensiero fluido ma vibrante.
