Roma, 13 Marzo 2026 – Accelera in Italia il fenomeno della desertificazione commerciale e, a questo punto, non riguarda più soltanto gli operatori economici ma l’equilibrio stesso delle città. Secondo la nuova analisi “Città e demografia d’impresa” realizzata dall’Ufficio studi Confcommercio e presentata ieri, tra il 2012 e il 2025 sono scomparsi oltre 156 mila punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante, più di un quarto del totale. Un processo che non incide soltanto sull’economia, ma sulla vitalità urbana: meno negozi significa meno servizi di prossimità, strade meno vissute e una riduzione del presidio sociale del territorio. “Parliamo di un’emergenza che penalizza le aree urbane, con meno servizi e meno sicurezza”, commenta il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. La ricerca, che ha analizzato 122 città italiane tra capoluoghi di provincia e grandi comuni, evidenzia una trasformazione profonda del tessuto commerciale. In questi anni la metà delle edicole ha chiuso, mentre sono cresciute le attività legate al turismo: le imprese del comparto alloggio e ristorazione sono oggi 19 mila in più rispetto a quattordici anni fa e i bed & breakfast nei centri storici sono quasi quadruplicati (+147% al Centro-Nord e +290% al Sud). La desertificazione commerciale non è soltanto un fenomeno economico. La riduzione dei punti vendita significa perdita di presidio territoriale, spazi urbani meno frequentati e comunità più fragili, con effetti diretti anche sulla sicurezza delle città. In questo scenario il settore orafo rappresenta uno dei casi più emblematici della trasformazione del commercio urbano. Secondo i dati dell’Osservatorio Federpreziosi aggiornati a gennaio 2026, negli ultimi dieci anni il numero delle gioiellerie italiane è diminuito di circa il 34%, passando da oltre 17 mila a poco meno di 12 mila attività. Nel solo 2025 hanno chiuso più di 800 gioiellerie, pari a oltre 60 al mese, mentre dal 2013 il comparto ha perso più di 5.400 imprese, con una flessione particolarmente accentuata nelle regioni del Mezzogiorno. Nello stesso anno, anche l’occupazione registra segnali di difficoltà, con circa 4 mila addetti in meno. Come sottolinea il direttore di Federpreziosi Confcommercio Steven Tranquilli, una parte della contrazione può essere ricondotta alla riqualificazione dei codici Ateco entrata in vigore nell’aprile 2025, che ha introdotto nuove classificazioni per le attività di compro oro, precedentemente incluse nel codice del commercio al dettaglio di gioielleria (47.77.00). “Si tratta però solo di una componente marginale di un fenomeno molto più ampio e strutturale che riguarda la progressiva riduzione del presidio commerciale nelle città e che continua a destare forte preoccupazione per il futuro del settore”, osserva Tranquilli. Secondo il direttore di Federpreziosi, la desertificazione commerciale non significa soltanto meno negozi, ma la perdita di una presenza diffusa che contribuisce alla sicurezza urbana “Quando chiudono le attività di vicinato – spiega – interi quartieri perdono vitalità e controllo sociale. In contesti urbani meno frequentati e meno presidiati, anche attività particolarmente esposte come le gioiellerie diventano più vulnerabili e spesso sono costrette a lasciare il territorio”. Il presidente di Federpreziosi Stefano Andreis ricorda inoltre il valore culturale e identitario delle vetrine delle gioiellerie: le attività commerciali, e in particolare quelle orafe, fanno parte della memoria urbana e rappresentano nel mondo la qualità del Made in Italy. L Nel 2025 le vendite online rappresentavano l’11,3% dei consumi di beni acquistabili online e il 18,4% dei servizi, con un valore complessivo passato da 31,4 miliardi di euro nel 2019 a 62,3 miliardi nel 2025. Anche il settore orafo non è immune a questo cambiamento: a fronte di un fatturato complessivo della gioielleria al dettaglio pari a circa 7,4 miliardi di euro, il solo e-commerce nel 2025 ha raggiunto circa 1 miliardo e 221 milioni di euro, in forte crescita rispetto all’anno precedente. Il rischio, se la tendenza non verrà invertita, è quello di ritrovarsi nei prossimi anni con città sempre più svuotate di negozi, quartieri dormitorio e una popolazione anziana privata dei servizi di prossimità. Per questo la desertificazione commerciale non può essere considerata soltanto una questione economica: riguarda la sicurezza, la qualità della vita e l’identità stessa delle città italiane. Per saperne di più
