LIEVE SOFFERENZA PER LA GIOIELLERIA ITALIANA, MA IL LUSSO “REGGE”

Roma, 17 Luglio 2025 – Nonostante un contesto internazionale complesso, con l’export italiano del comparto orafo-gioielliero in calo, il settore del lusso mostra segnali di tenuta grazie soprattutto ai grandi gruppi globali. È il caso di Richemont, holding svizzera del lusso con sede a Ginevra, che ha chiuso il primo trimestre con vendite consolidate in crescita del 6% su base annua, raggiungendo i 5,4 miliardi di euro e superando le attese degli analisti. A trainare i risultati è stato il segmento gioielleria, in crescita dell’11% a tassi di cambio costanti, grazie alla performance delle sue quattro maison di punta: Buccellati, Cartier, Van Cleef & Arpels e Vhernier. Le vendite in questo comparto hanno registrato il terzo trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra. Più debole, invece, l’andamento di moda e accessori (-1%) e soprattutto del segmento orologi, in calo del 7%. Il successo di Richemont nel segmento dell’alta gioielleria contrasta con la situazione più difficile che vive una parte significativa del tessuto produttivo italiano. Secondo i dati diffusi nei giorni scorsi da Confindustria Federorafi,  l’export italiano del settore ha registrato un calo del 9,1% nel primo trimestre 2025 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A pesare sono soprattutto le tensioni commerciali internazionali e l’inasprimento dei dazi da parte degli Stati Uniti: quelli attualmente in vigore, compresi tra il 5% e l’8%, sono destinati a salire fino a 30% ad agosto, con un impatto stimato fino al +60% sui prezzi finali negli USA. In questo scenario, emerge con forza il divario tra i grandi gruppi del lusso globale, in grado di proteggere i margini grazie al posizionamento premium, e le piccole e medie imprese italiane, più esposte alle turbolenze dei mercati internazionali e ai rischi legati alla competitività di prezzo