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LIMITI ALL’UTILIZZO DEL CONTANTE: UN ‘NO’ DEL GOVERNO CHE TOGLIE OSSIGENO ALLE IMPRESE

Era sembrato un vero passo avanti quello compiuto lo scorso 25 Luglio con l’approvazione in Senato del maxi emendamento al decreto competitività.

Secondo l’articolo approvato le persone fisiche con cittadinanza e residenza in uno dei Paesi UE o dello Spazio Economico Europeo non sarebbero più state soggette alla limitazione dei pagamenti in contanti (999,99 Euro) ma avrebbero potuto fare riferimento ai limiti per il trasferimento di denaro contante vigente nel proprio Paese di origine.

Purtroppo, solo qualche giorno dopo, alla Camera si compie un clamoroso dietrofront. E’ stata, infatti, presentata oggi, 31 Luglio, una serie di emendamenti soppressivi al provvedimento già in esame alle Commissioni Ambiente e Industria che torna, di fatto, a imporre la stringente limitazione dei 1.000 Euro per tutti.

Sull’articolata e complessa materia della lotta all’evasione e delle fiscalità i lavori sono in corso da tempo, lo ricordiamo, a livello non solo nazionale, ma delle varie istituzioni internazionali ed europee con l’obiettivo, tra gli altri, di definire criteri omogenei per la circolazione e l’utilizzo del contante che non risultino penalizzanti per alcuni Paesi, tra cui l’Italia in primis. “Siamo estremamente delusi” dichiara Giuseppe Aquilino, presidente di Federpreziosi Confcommercio “da questa inaspettata inversione di marcia. Solo pochi mesi fa lo stesso Renzi aveva ribadito con nette dichiarazioni d’intenti la propria posizione sul tema affermando che non sarebbe stata intenzione proseguire sulla strada della limitazione all’uso dei contanti e definendo addirittura “macchinose e poco utili” ulteriori azioni restrittive.

Tanto lavoro è stato fatto anche da Federpreziosi appoggiando l’adozione di strategie complementari a livello internazionale tra cui, ad esempio, la direttiva sui pagamenti che mira a rendere omogenei i costi delle transazioni di denaro contante ed elettronico ed altre misure congiunte di lotta all’evasione, come appunto l’emendamento di pochi giorni fa.

Quella dei 1.000 Euro è una limitazione dannosa che riduce la competitività delle nostre imprese rispetto a quelle comunitarie e che avrà ripercussioni negative in tutti i settori del commercio.” Invitiamo le forze di Governo a riflettere sulla necessità di avviare azioni concrete in grado di dar respiro alla nostra economia: la revisione della soglia imposta può essere un utile strumento di ripresa per porci alla pari con altri Paesi europei che, fatto salve poche eccezioni, hanno il solo obbligo di rispettare la soglia comunitaria di 15.000 Euro.

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