METTERE AL CENTRO L’IMPRESA PER TORNARE A CRESCERE

Rete Imprese Italia si mobilita il 28 gennaio per far sentire la propria voce.

Aquilino, presidente di Federpreziosi – “sarà una giornata simbolo”

Un 2012 disastroso culminato con il record della pressione fiscale, la lunga caduta di redditi e consumi, un’altissima mortalità di imprese e la fiducia degli imprenditori che rischia di essere annientata. Le imprese dicono basta e chiedono alla politica di cambiare rotta.
E’ quanto ha affermato Carlo Sangalli, Presidente di Rete Imprese Italia, organizzazione che riunisce Confcommercio, Confesercenti, CNA, Confartigianato e CASA artigiani nel corso della conferenza stampa di presentazione della Giornata di Mobilitazione nazionale indetta per lunedì 28 gennaio, giornata a cui si giungerà al termine di una intera settimana di iniziative sul territorio.
Sangalli ha inoltre voluto sottolinerare come “Le imprese che noi rappresentiamo sono il luogo dove si crea ricchezza e nuova occupazione anche in tempi di crisi e dunque se questo luogo viene indebolito o distrutto, insieme vengono meno anche le prospettive di crescita per il Paese.
Insomma, la dico così: insieme a un pezzo di economia che muore, muore anche il Paese.
Certo, bene ha fatto il governo Monti ad aver messo in sicurezza i conti pubblici, a rafforzare la fiducia nei confronti della capacità dell’Italia di onorare il proprio debito pubblico.
Così come è stato un bene per il nostro Paese la riduzione del costo del finanziamento del debito pubblico per via della riduzione dello spread.
Tutto questo ha consentito all’Italia di recuperare fiducia e credibilità a livello internazionale. E ci ha consentito di superare i primi tornanti della crisi.
Ma lo si è fatto al prezzo salatissimo di un’impennata della pressione fiscale complessiva e di pesanti effetti recessivi che ne sono derivati: un dato per tutti, il reddito pro capite delle famiglie è tornato addirittura ai livelli di 27 anni fa.
Se questa è, dunque, la situazione è evidente che, con una pressione fiscale di oltre il 56% per i contribuenti in regola, una burocrazia che richiede ad ogni impresa 120 adempimenti fiscali e amministrativi all’anno, uno ogni 3 giorni, e un sistema del credito che nell’ultimo anno ha ridotto di 32 miliardi l’erogazione di finanziamenti alle aziende, il nostro sistema di imprese continua a rimanere sull’orlo del baratro.
Occorre allora reagire per evitare di continuare ad avvitarci in questa perniciosa spirale recessiva e tornare a crescere il più velocemente possibile.
Per questo le nostre imprese – quelle dell’artigianato, del commercio, del turismo, dei servizi, della logistica e le piccole imprese del manifatturiero e delle costruzioni – che non demordono, non si vogliono rassegnare e, ogni giorno, si impegnano per costruire lavoro e benessere, hanno deciso di non tacere più la loro sofferenza.
Una richiesta – lo voglio sottolineare – che è venuta proprio dalle imprese che rappresentiamo, a testimonianza di come questa loro sofferenza abbia ormai superato i livelli di sopportabilità.
Ecco perchè una mobilitazione nazionale per far sentire la nostra voce e invitare, persuadere, costringere la politica a fare una riflessione vera, nuova, moderna sul ruolo che le imprese che si riconoscono in Rete Imprese Italia possono avere per la ripartenza della nostra economia.
“Il 28 gennaio – afferma Giuseppe Aquillino, presidente di Federpreziosi – sarà una giornata simbolo per dire a gran voce che non possiamo continuare su questa strada e per rivolgere alla nostra classe politica, in particolare a chi si accinge a governare il nostro Paese all’indomani dell’imminente tornata elettorale, un appello perché dalla prossima legislatura ci aspettiamo coesione, senso di responsabilità, ma soprattutto capacità decisionale per restituire fiducia ad un sistema paese che è da sempre lo zoccolo duro della nostra economia e che merita di essere ascoltato”.