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n.32/2022 |APPUNTI DEL GIORNO|

Scenari – Ci sono immagini che rimarranno indelebili nella nostra memoria. Immagini frutto di un atto deliberato di aggressione nata da ambizioni “imperialistiche” che mirano a colpire mortalmente non una sola nazione ma tutto il mondo. Se da un lato siamo increduli e ci sentiamo impotenti, dall’altro ci colpisce l’atteggiamento unitario e compatto dei Paesi europei e non si può rimanere indifferenti alle parole del premier Mario Draghi nel suo intervento alle Camere per motivare l’inedita decisione italiana (ed europea) di inviare armi e mezzi ad un Paese impegnato in un conflitto. «È il momento di fare i conti con la storia, non con quella passata ma con quella di oggi e di domani». Stiamo cambiando in fretta. Mutano i nostri pensieri e con loro gli obiettivi economici di un Paese il cui Pil nel 2021 è salito del 6,6%, più delle stime preliminari (6,5% ). Ma la ripresa, alla luce anche dati (stat di ieri, continuerà poderosa anche quest’anno, nonostante i rincari dell’energia e la guerra in Ucraina? Il Mef ammette che il «quadro ora è più complesso e incerto». Il nostro problema, ora e nel prossimo futuro, è come garantirci gli approvvigionamenti energetici necessari a far marciare le nostre economie senza consegnarci nelle mani di questo o quel dittatore. E in Europa si fa strada la convinzione che l’emergenza vada affrontata a livello continentale. Una svolta a cui ha fatto riferimento il Presidente del Consiglio. «La guerra avrà conseguenze sul prezzo dell’energia, che dovremo affrontare con nuove misure a sostegno delle imprese e delle famiglie» ha detto Draghi, aggiungendo subito dopo «è opportuno che l’Unione le agevoli, per evitare contraccolpi eccessivi sulla ripresa».

Un decennio di evoluzione commerciale delle città – La settima edizione dell’Osservatorio sulla demografia d’impresa nelle città italiane e nei centri storici, realizzato a cura di Confcommercio in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne, arriva dopo gli effetti della pandemia sul tessuto commerciale italiano, aggravati dalla stagnazione dei consumi. Città che cambiano volto, con meno insediamenti del commercio tradizionale (negli ultimi 9 anni “sono scomparsi quasi 85 mila negozi fisici, di cui quasi 4.500 durante la pandemia) e più servizi, anche in relazione a una diversa prospettiva e alla diversa mobilità delle persone nelle aree metropolitane. Il quadro dei dati emersi lo fornisce Carlo Sangalli, Presidente di Confcommercio: “Pandemia e stagnazione dei consumi hanno acuito la desertificazione commerciale delle nostre città e rischiano di ridurre la qualità della vita di turisti e residenti. Per scongiurare questa eventualità bisogna sostenere con maggior forza le imprese più colpite, soprattutto quelle della filiera turistica, e utilizzare presto e bene le risorse del PNRR per migliorare il tessuto economico urbano e quindi l’attrattività e la sicurezza e delle nostre città”.

Dati Istat prezzi al consumo — L’ISTAT segnala che a febbraio, per l’ottavo mese consecutivo, l’inflazione accelera raggiungendo un livello (+5,7%) su base annua, cosa che non si registrava da novembre 1995. Sono i prezzi dei beni energetici non regolamentati a spingere in alto la crescita, seguendo la fiammata di gennaio degli energetici regolamentati (la cui crescita passa da +38,6% di gennaio a +45,9%). L’unione delle due componenti spiegano due terzi della variazione tendenziale dell’indice NIC – l’Indice Nazionale dei prezzi al Consumo per l’intera collettività. Intanto, le tensioni inflazionistiche si propagano, in particolare ai beni alimentari, i cui prezzi accelerano di oltre un punto, trascinando oltre il 4% anche la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa”. L’inflazione della componente di fondo (al netto di energetici e alimentari freschi) sale, portandosi a +1,7%. Come sottolinea l’Ufficio Studi di Confcommercio, l’accelerata inflazione registrata a febbraio, che sta riguardando in misura significativa i beni ed i servizi che le famiglie acquistano con maggior frequenza o dei quali non possono fare a meno, pone evidenti problemi circa le possibilità di recupero della domanda delle famiglie nel 2022, stante la riduzione del potere d’acquisto subita dalla ricchezza detenuta in forma liquida. Era proprio la trasformazione dell’eccesso di risparmio in consumi la molla per lo stimolo alla crescita della domanda e quindi del prodotto lordo nell’anno in corso. Appare oggi piuttosto difficile il raggiungimento dei target di ripresa ancora presenti nei documenti ufficiali. Probabilmente, nel prossimo Documento di Economia e Finanza si registrerà una riduzione di questi obiettivi verso una variazione del PIL attorno al 4%. L’eventuale protrarsi della crisi bellica potrebbe ulteriormente comprimere di un paio di decimi la crescita prevista per l’anno in corso.

Invito del sistema Confcommercio – La guerra in Ucraina impone a tutti di riaffermare le ragioni della libertà, della democrazia e del diritto internazionale. A tal proposito la confederazione ha predisposto una grafica, da utilizzare sia come vetrofania da esporre negli esercizi commerciali che come card per i social, per affermare con decisione “no alla guerra, sì alla pace”. Invitiamo a promuoverla e a diffonderla come manifestazione di solidarietà al popolo ucraino e dell’impegno di Confcommercio nel sostenere i valori irrinunciabili dell’Italia e dell’Europa. I materiali https://www.confcommercio.it/-/no-alla-guerra

n.32/2022 APPUNTI DEL GIORNO| Mercoledì 2 Marzo 2022 — Le Ceneri

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