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NATALE DI CRISI, MA RESISTE IL “RITO” DEL REGALO

Indagine di Confcommercio in collaborazione con Format Ricerche sul sentiment degli italiani a un mese dalle festività natalizie

25 novembre – Sarà un Natale di crisi e molto probabilmente non sarà nemmeno l’ultimo. E’ questa, a distanza di un mese dalle festività, la sensazione più diffusa tra le famiglie visto che a pensarla così sono ben sette italiani su dieci (percentuale peraltro in crescita rispetto al 66,4% dell’anno scorso); anche perché sono ancora tanti – 2 su 3 – coloro per i quali l’attuale contesto di crisi durerà per almeno altri due anni, così come è consistente la quota di chi si sente più povero rispetto allo scorso anno (oltre il 47%); non stupisce, dunque, se risulta in leggero aumento la quota di chi quest’anno non farà acquisti (dal 13,7% al 14,2%), sebbene l’appuntamento con i regali di Natale resti per la stragrande maggioranza dei consumatori (l’86%) un “rito” irrinunciabile costituendo, per oltre la metà di essi, anche una spesa necessaria che si affronta con piacere.

Un nuovo Natale di crisi

In vista delle festività del 2013, cresce la percentuale degli italiani che ritengono che il prossimo Natale sarà certamente vissuto in maniera “molto dimessa”: sono il 69,3% contro il 66,4% registrato nello stesso periodo dodici mesi or sono. In un contesto di crisi economica generalizzata sette italiani ogni dieci si preparano ad un nuovo Natale di crisi e neanche uno ogni dieci è disposto a credere che il prossimo Natale non sarà un Natale diverso dagli altri. Da pensare viene per altro “diverso da quali altri Natali dovrebbe essere il Natale del 2013 dopo cinque anni di crisi, dal 2008 ad oggi”. Con cinque Natali che “oggettivamente” sono stati “diversi dagli altri” quello del 2013 non farà eccezione: continuerà ad essere un “Natale di crisi”.

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Fonte: indagine Confcommercio-Format Ricerche, novembre 2013

Gli italiani del resto che pensano che quello del 2013 sia l’ultimo Natale di crisi non sono molti: il 20% circa la pensa in questo modo (1,1% ne è sicuro, il 19,5% lo ritiene probabile), ma il 68,6% degli italiani ritiene che “certamente” quello del 2013 non sarà l’ultimo Natale di crisi, altri ne seguiranno.

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Fonte: indagine Confcommercio-Format Ricerche, novembre 2013

Della crisi del resto la maggior parte degli italiani non vede ancora la fine, o quanto meno non ne vede l’approssimarsi nel breve periodo. Quattro italiani ogni dieci ritengono che la crisi in atto perdurerà per oltre due anni ancora e, nel complesso, oltre il 60% degli intervistati non si aspetta la fine della crisi prima dei prossimi due anni. Meno del 5% degli italiani è dell’idea che la crisi in atto terminerà entro pochi mesi e poco meno del 15% ritiene che si protrarrà un altro anno ancora.

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Fonte: indagine Confcommercio-Format Ricerche, novembre 2013

Il riconoscimento del senso della crisi, della precarietà generata da un periodo di difficoltà che non accenna a schiudersi ad orizzonti differenti, prevale presso le donne, meno presso gli individui di sesso maschile, prevale nelle fasce di età centrali del campione, ossia presso gli italiani tra i 25 ed i 54 anni (i ruoli più “attivi” nel lavoro e nella società civile), prevale presso coloro che risiedono nelle regioni del Mezzogiorno, ed in particolare nelle grandi aree metropolitane.

Propensione a fare gli acquisti per i regali di Natale

In un contesto del genere non stupisce che in vista delle prossime festività natalizie aumenti la percentuale degli italiani che dichiarano di “non” essere intenzionati a fare acquisti per i regali di Natale: erano il 13,7% nel mese di novembre del 2012, sono oggi il 14,2% coloro che non sono intenzionati a fare gli acquisti per i regali in vista del Natale 2013. La quasi totalità delle famiglie (l’85,8%) restano comunque intenzionate ad effettuare i regali (erano l’86,3% l’anno scorso).

L’area di difficoltà cresce presso i consumatori più giovani, ossia presso coloro che hanno meno di 34 anni, presso i consumatori che risiedono nelle grandi aree metropolitane di Roma, Milano, Torino, Genova, Napoli, Bari, e presso i consumatori che risiedono nelle regioni del Nord-Est dal Friuli Venezia Giulia al Veneto, una volta vero e proprio locomotore dello sviluppo del paese, oggi alle prese con una crisi che da economica si sta velocemente trasformando in crisi sociale.

Nonostante la crisi non cambia però l’idea che gli italiani hanno del Natale

La contrazione che si annuncia ancora una volta, “ancora per quest’anno”, per gli acquisti per i regali di Natale, è l’effetto di ragioni diverse: la diminuita capacità di spesa degli italiani, la minore propensione ad effettuare acquisti in un periodo di crisi (calo della fiducia), ma non è l’effetto di un cambiamento del sentiment dei consumatori verso il Natale in sé, verso ciò che le festività rappresentano e festeggiano, verso la tradizione del regalo. Considerazione questa che forse rende ancora più amaro il senso della rinuncia che caratterizza il comportamento degli italiani.

La percentuale dei consumatori che considera gli acquisti natalizi una “spesa necessaria e piacevole” resta in sostanza invariata rispetto al 2012, anzi è anche leggermene in aumento, essendo pari al 51,7% (2013) contro il precedente 49,0% che venne rilevato da Confcommercio nel 2012. A pensarla diversamente continua ad essere poco meno di un italiano ogni due, così come del resto era stato rilevato lo scorso anno e negli anni precedenti: il 30% circa dei consumatori ritiene gli acquisti per i regali di Natale una spesa “necessaria”, ma della quale farebbe volentieri a meno; il 17% circa ritiene gli acquisti per i regali di Natale una spesa del tutto inutile ma che comunque è costretto ad affrontare, ovvero: se gli fosse possibile probabilmente costoro non farebbero gli acquisti per i regali di Natale indipendentemente dal fatto che ci sia la crisi o meno.

Natale 2013: oggi gli italiani si sentono “più poveri” rispetto ad un anno fa

Preoccupa come la quasi la metà dei consumatori giudichi la propria condizione economica in una posizione di svantaggio rispetto a soli dodici mesi fa. Il 47,4% degli italiani si ritiene difatti “più povero” rispetto a prima e, di questi, due su dieci esprimono giudizi decisamente marcati. In sostanza la popolazione si divide in due parti se si pensa che esiste una seconda metà che constata una certa invarianza della propria situazione e che risulta del tutto minimale la quota di chi, al contrario, si pensa attualmente più ricco.

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Fonte: indagine Confcommercio-Format Ricerche, novembre 2013

Più nel dettaglio il 34,6% degli italiani ritiene che nel 2013 la situazione economica della propria famiglia è diventata “un po’ meno buona” rispetto alla condizione del 2012, mentre il 9,8% ritiene che la condizione economica della propria famiglia oggi è diventata “assai meno buona” rispetto a quella dei dodici mesi precedenti. Per il 54,1% la situazione è rimasta stazionaria

A questi dati fanno riscontro quelli relativi alla previsione degli italiani circa la condizione economica della propria famiglia per il 2014 (prossimi 12 mesi). Soltanto il 4% degli italiani ritiene che la condizione economica della propria famiglia migliorerà entro i prossimi 12 mesi. Secondo il 20% circa la condizione economica della propria famiglia peggiorerà ancora nel corso del 2014 mentre secondo il 72,4% la propria condizione economica resterà pressoché la stessa del 2013.

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Nota metodologica

Indagine effettuata su un campione statisticamente significativo della popolazione italiana in età superiore ai 18 anni (1.057 interviste a buon fine). Margine di fiducia: +2,6%. L’indagine è stata svolta dall’Istituto di ricerca Format Research, tramite interviste telefoniche (sistema Cati), nel periodo 13–18 novembre 2013.

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