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ORAFI: LA NOSTRA RABBIA

16 luglio 2015 –  Ancora una volta assistiamo impotenti all’ennesimo episodio criminoso ai danni della categoria orafa.

“Basta vivere nella paura! Siamo nel mirino della criminalità!  Non ne possiamo più”. E’ quanto afferma Giuseppe Aquilino, Presidente di Federpreziosi Confcommercio, che si fa portavoce delle proteste degli orafi italiani all’indomani dell’episodio criminoso che ha visto protagonista il collega romano Giancarlo Nocchia. E’ decisamente allarme rosso all’interno di un settore che, con quello dei tabaccai e dei benzinai, non trova tregua dagli attacchi della malavita.

E’ così non da oggi.

Il settore orafo è innegabilmente tra i più esposti agli attacchi della criminalità. Lo è sempre stato e lo sarà sempre; ma non tutti gli eventi criminosi sono inevitabili e non è detto che debbano concludersi sempre tragicamente!

Molti eventi si possono prevenire o evitare del tutto ed è per questo che Federpreziosi chiede con forza alle istituzioni preposte ”una mentalità e una professionalità volte alla sicurezza”.

Ci si chiede che fine hanno fatto i più volte proposti incentivi fiscali per chi “investe” in prevenzione e sicurezza per il proprio esercizio.

In definitiva pochi fatti in un contesto dove le risposte devono essere rapide. I dati diffusi in merito alle rapine ai danni delle gioiellerie, sebbene in calo rispetto agli anni precedenti, continuano ad essere assolutamente sconcertanti, soprattutto considerando il numero di colleghi che hanno perso la vita durante queste “visite”.

E’ necessario discutere in modo appropriato del tema sicurezza: sono necessarie misure ulteriori rispetto a quelle sin qui adottate.

Il grave fatto di ieri pone di nuovo l’attenzione sulla necessità di un intervento deciso e fermo da parte dello Stato anche nei confronti della politica fiscale che investe le polizze assicurative, per fare in modo che chi viene attaccato il giorno dopo possa sperare di essere in grado di far sopravvivere la propria impresa. L’incentivazione non può che essere economica – chiedono gli orafi di Confcommercio – perché i tassi sui premi assicurativi sono estremamente elevati (circa 1.500,00/2.000,00 Euro ogni 50.000 assicurati), tenendo presente che un’azienda orafa di piccole-medie dimensioni deve avere circa 250.00,00 euro di capitale investito!

Cultura della prevenzione e maggiore coinvolgimento delle Istituzioni  per salvaguardare il lavoro di una vita ed evitare reazioni frutto di disperazione

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