Roma, 12 Maggio 2026 – Ad Arezzo, l’oro ha smesso di essere soltanto materia. È diventato racconto, visione, tensione tra terra e cielo. Da una parte i padiglioni di Oroarezzo – che chiude i battenti oggi – dove il settore orafo italiano ha misurato paure e prospettive davanti a mercati sempre più instabili, dall’altra Piazza Grande, trasformata da Unoaerre e dall’artista Felice Limosani in un’esperienza immersiva — “Polvere di Stelle” — capace di ricondurre l’oro alla sua dimensione più ancestrale e simbolica. Così, quasi inconsapevolmente, la città ha messo in scena due anime dello stesso metallo: quella concreta dell’industria, stretta tra geopolitica, costi delle materie prime e rallentamento dei consumi; e quella immaginifica di un elemento che continua a evocare eternità, luce e trasformazione. È dentro questo doppio riflesso che si è inserito l’incontro promosso dal Club degli Orafi Italia insieme a Intesa Sanpaolo, trasformando una tradizionale analisi economica in qualcosa di più vicino a una lettura del nostro tempo. A guidare il confronto è stata Laura Biason, Direttore Generale del Club degli Orafi Italia, mentre gli interventi degli economisti del Research Department di Intesa Sanpaolo hanno restituito l’immagine di un comparto chiamato oggi a muoversi in uno scenario globale sempre più complesso e imprevedibile. Daniela Corsini ha portato al centro della discussione il tema delle commodity e delle nuove geografie economiche, mostrando come mercati strategici — dagli Emirati Arabi Uniti agli Stati Uniti — siano attraversati da variabili che incidono direttamente sui prezzi dei preziosi e sugli equilibri dell’intera filiera. Stefania Trenti ha invece raccontato un’industria orafa italiana meno spensierata rispetto al recente passato, ma ancora lucidamente consapevole della necessità di investire per restare competitiva. Ed è proprio l’undicesima indagine congiunta sul settore orafo italiano, illustrata da Sara Giusti, a offrire forse il ritratto più autentico di questa fase di transizione. Le aspettative sul fatturato si sono fatte decisamente più prudenti: le imprese che prevedono un calo sono passate dal 34% al 63% nel giro di pochi mesi. A preoccupare maggiormente sono i costi delle materie prime, indicati dal 63% del campione, seguiti dal peggioramento della domanda interna (60%) e dalle tensioni geopolitiche, ormai percepite come un fattore strutturale di instabilità. Il conflitto in Iran ha ulteriormente amplificato l’incertezza: il 68% delle imprese segnala una riduzione dei consumi di gioielli, il 43% denuncia l’aumento del costo delle materie prime e il 33% teme un rallentamento della domanda internazionale. Eppure, dentro questo scenario meno luminoso, il settore continua a cercare traiettorie di sviluppo. Il 23% delle aziende dichiara di voler aumentare gli investimenti, segnale di una filiera che considera innovazione e competitività non più semplici leve di crescita, ma condizioni indispensabili per attraversare la complessità contemporanea. Le strategie individuate dalle imprese raccontano bene questa trasformazione: il 51% punta sulla ricerca di nuovi partner commerciali, il 38% sulla revisione dei prodotti e il 37% sul rafforzamento dell’e-commerce. È il segno di un comparto che prova a ridefinire sé stesso mentre il contesto internazionale cambia velocemente. Nel dibattito finale, arricchito dalla testimonianza di Giordana Giordini, imprenditrice e Presidente di Confindustria Toscana Sud, è emersa così l’immagine di un’oreficeria italiana meno protetta dall’idea rassicurante del “bene rifugio” e sempre più immersa nelle turbolenze dell’economia globale. Ma forse il dettaglio più interessante è che tutto questo sia avvenuto mentre, a pochi passi di distanza, “Polvere di Stelle” ricordava al pubblico come l’oro continui a custodire anche una dimensione emotiva e universale. Come se Arezzo, per qualche giorno, avesse voluto suggerire che il futuro del gioiello italiano non dipenda soltanto dai mercati o dalle quotazioni, ma dalla capacità di tenere insieme industria e immaginazione, economia e cultura, materia e visione.
