Roma, 9 Maggio 2026 – La 46ª edizione di Oroarezzo si apre senza rifugiarsi nelle formule rassicuranti delle grandi occasioni.
Nessuna euforia di facciata. Nessuna retorica di settore. Si apre invece dentro un tempo irregolare, nervoso, dove il mercato oscilla, le certezze si assottigliano e perfino l’oro — da sempre sinonimo di stabilità — sembra costretto a misurarsi con nuove inquietudini. Eppure, forse proprio per questo, i padiglioni pieni e l’anfiteatro gremito per la cerimonia inaugurale assumono un significato diverso. Più profondo. Quasi politico. Essere qui, oggi, non è una consuetudine fieristica: è una presa di posizione. Perché partecipare, investire, esporsi, in un momento in cui la bussola del mercato continua a girare senza trovare il nord, richiede qualcosa che va oltre il business: richiede fiducia. E anche una certa dose di ostinazione. Dal palco — dove istituzioni e industria si sono alternate sotto la conduzione di Laura Biason — non sono arrivate parole trionfali. Sono arrivate parole necessarie. Coraggio. Responsabilità. Esperienza. Visione. Squadra. Futuro. Parole che raccontano un settore consapevole di attraversare una zona di confine: quella in cui non basta più produrre bene, esportare bene, vendere bene. Bisogna comprendere ciò che sta cambiando mentre cambia. “Providing the Future”, il claim scelto per questa edizione, smette così di essere uno slogan e diventa una domanda aperta: chi sarà capace di abitare il futuro prima ancora di prevederlo? Il presidente di IEG Maurizio Renzo Ermeti ha ringraziato le aziende presenti parlando apertamente di sfida e coraggio. E in effetti, in questa fase, esserci vale più di un dato statistico. Significa presidiare il mercato quando il mercato stesso sta ridefinendo le proprie regole. La fiera allora cambia pelle. Non più soltanto luogo di domanda e offerta, ma spazio di orientamento. Laboratorio di strumenti, relazioni, intuizioni. Una piattaforma dove si cerca di dare forma a nuove geometrie industriali mentre quelle vecchie mostrano crepe sempre più evidenti. Per Alessandro Ghinelli, sindaco di Arezzo, l’oro resta elemento identitario del distretto. Ma oggi quell’identità non è un’eredità da custodire: è una prova di resistenza. Le difficoltà del presente, ha sottolineato, stanno facendo emergere la resilienza e la volontà degli operatori di continuare a presidiare i mercati internazionali anche dentro una congiuntura opaca. Di incertezza ha parlato anche Massimo Guasconi: le imprese hanno bisogno di programmare, ma programmano dentro uno scenario che cambia velocemente e spesso senza preavviso. Il senatore, Maurizio Gasparri lo ha ribadito con forza il gioiello e una leva fondamentale del Made in Italy e il governo c’è. Maurizio Forte di Ice ha sottolineato la volontà di continuare ad essere a fianco delle imprese nei processi di internazionalizzazione con nuove risorse. Forse la fotografia più efficace l’ha consegnata Ferrer Vannetti, evocando Franco Battiato e quella potente immagine dell’“alba nell’imbrunire”. Perché è esattamente qui che sembra trovarsi oggi il comparto: in quel punto ambiguo dove la luce e l’ombra convivono, dove la fine di un equilibrio coincide forse con l’inizio di un altro. Oroarezo parte da questa consapevolezza.Non promette certezze. Ma mette in scena una qualità sempre più rara: la volontà di continuare a guardare avanti anche quando il futuro non è ancora perfettamente visibile.






