PROTOCOLLO D’INTESA VIDEOSORVEGLIANZA: UN VALORE REALE

Roma, 2 Aprile 2026 – In queste ore è arrivata in Segreteria, dal Ministero dell’Interno, la bozza del nuovo protocollo d’intesa con Federpreziosi in materia di videosorveglianza che andrà a sostituire il precedente oramai scaduto. Un Passaggio tutt’altro che formale: è il segnale concreto di un percorso che prende slancio dall’accordo già siglato con Confcommercio nel febbraio 2024 e che ora attende la firma del Ministro Matteo Piantedosi per diventare pienamente operativo. Un’iniziativa che rappresenta un valore aggiunto reale per tutta la categoria. Tra i punti più rilevanti, la possibilità di attivare un canale diretto con le Forze di Polizia per raccogliere, analizzare e condividere informazioni sui fenomeni criminosi che colpiscono il comparto orafo-gioielliero, nell’ambito dei Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica. Un modello che va nella direzione giusta, soprattutto in una fase in cui la criminalità dimostra una crescente capacità organizzativa e un’evoluzione sempre più rapida. Ma è proprio qui che emerge il nodo centrale. Mentre si costruiscono strumenti di prevenzione, sul territorio si registra un’escalation che non può essere ignorata. Gli episodi delle ultime settimane parlano con chiarezza: da Fonni, nel nuorese, a Foggia, dove i rapinatori sono arrivati a utilizzare persino pale meccaniche replicando schemi già visti altrove; fino a Roma, dove esercizi storici sembrano diventati bersagli ricorrenti per bande come quelle che gli investigatori hanno ribattezzato “i cinque uomini d’oro”. E ancora Bologna, dove un gioielliere ha reagito mettendo a rischio la propria vita pur di difendere la sua attività, o Galatina, dove in una notte è andato in fumo il lavoro di una vita o a Castellammare dove sempre nel cuore della notte, in una manciata di minuti, hanno letteralmente svuotato gioielleria e sogni di un collega. Sono segnali forti, inquietanti. Non solo per la loro gravità, ma perché mettono in discussione anche i sistemi di sicurezza più consolidati. In questo contesto, la videosorveglianza — soprattutto se integrata con le altre realtà operative sul territorio — rappresenta senza dubbio un tassello fondamentale. Ma difficilmente può essere l’unica risposta. Il protocollo è un passo avanti. Ma oggi, probabilmente, non basta più. Serve un salto di qualità: azioni più incisive, strumenti più avanzati, una strategia capace di garantire davvero sicurezza alle imprese orafe, dalla produzione al dettaglio. Perché, in fondo, la richiesta della categoria è semplice: non dover più aprire un giornale o scorrere i social e imbattersi nell’ennesimo assalto. Come quello raccontato ieri da La Nazione, in provincia di Arezzo: un’azione da film, con chiodi sulle strade, alberi abbattuti, cassaforte fatta esplodere e i ladri in fuga con gioielli e preziosi. Utopia o obiettivo raggiungibile? La risposta, oggi più che mai, dipende dalla capacità di trasformare rapidamente le buone intenzioni in misure davvero efficaci.