Roma, 8 Maggio 2026 – Quando parliamo di Made in Italy pensiamo subito ai numeri, all’export, ai mercati internazionali. Ed è giusto farlo, perché, con le difficoltà che contraddistinguono l’attuale momento storico, le nostre filiere continuano a rappresentare una colonna portante dell’economia nazionale.
Le stime del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e del Ministero del Lavoro, presentate nei giorni scorsi in occasione dell’evento di Unioncamere “Competenze, innovazione, Made in italy”, parlano di oltre 900mila nuovi ingressi occupazionali entro il 2029 nei comparti simbolo dell’eccellenza italiana. Numeri importanti, che raccontano un Paese ancora capace di produrre valore attraverso qualità, creatività e competenze.
Tuttavia, troppo spesso un aspetto sfugge quando si affronta il tema del Made in Italy: oggi non basta più creare un prodotto eccellente. Bisogna anche saperlo raccontare. Ed è qui che il settore orafo può giocare una partita straordinaria. Pariamo da un assioma: il gioiello non è mai soltanto un oggetto. È emozione, memoria, identità. Lo sa bene chi acquista un gioiello durante un viaggio in Italia che difficilmente finisce semplicemente dentro una scatola all’interno di un cassetto: torna a casa insieme ai ricordi di una città, ai profumi di una vacanza, alla sensazione di aver vissuto qualcosa di autentico. Per questo le gioiellerie italiane hanno oggi una responsabilità enorme, ma anche un’opportunità incredibile. Sono molto più di punti vendita. Sono piccole ambasciate del Made in Italy disseminate nei nostri centri storici, nelle località turistiche, nelle città d’arte. Sono il luogo e il momento in cui il visitatore straniero incontra davvero il nostro modo di “fare bellezza”. Un momento può fare la differenza. Perché il turista internazionale di oggi non cerca soltanto il lusso. Cerca il significato del lusso. Vuole capire cosa c’è dietro un gioiello, chi lo ha pensato, quale tradizione custodisce, quale storia porta con sé. Vuole vivere un’esperienza che abbia il sapore dell’autenticità e non quello standardizzato delle grandi piattaforme globali.
Lo spiega molto bene Stefano Andreis, Presidente Fedepreziosi Confcommercio, quando parla del gioiello italiano come di un ponte tra il visitatore e la cultura del nostro Paese. “E in effetti è proprio così: entrare in una gioielleria italiana significa entrare in contatto con il dettaglio, con il gusto, con quella capacità tutta italiana di trasformare la manifattura in racconto. Ma attenzione: tutto questo non accade automaticamente. Una bella vetrina da sola non basta più. Oggi serve preparazione. Serve visione. Serve la capacità di trasformare ogni incontro con il cliente straniero in un’esperienza memorabile. Ed è per questo che formazione e confronto diventano una leva strategica fondamentale per il futuro del comparto. Per valorizzare davvero il potenziale delle nostre gioiellerie bisogna dare agli operatori strumenti concreti. Non solo tecnici, ma culturali e relazionali. Occorre formare professionisti capaci di raccontare il gioiello italiano con la stessa cura con cui un sommelier racconta un grande vino o un maestro d’arte accompagna un visitatore dentro un museo. Perché oggi il valore non nasce soltanto da ciò che vendiamo, ma da come riusciamo a farlo vivere”.
Lo sottolinea anche Vincenzo Aucella, presidente Assocoral e Vice Presidente Vicario Federpreziosi quando parla della necessità di trasformare la vendita in relazione umana e l’artigianato in narrazione viva. “È un passaggio culturale decisivo. Significa capire che ogni gioielleria può diventare un luogo esperienziale, uno spazio capace di lasciare un segno nella memoria del visitatore. E qui entra in gioco anche il tema dell’export. Per anni abbiamo immaginato l’esportazione come qualcosa che avveniva soltanto attraverso fiere, buyer e reti commerciali internazionali. Oggi non è più così. O almeno, non solo. Ogni turista straniero che acquista un gioiello in Italia diventa un vettore naturale del Made in Italy nel mondo. Porta quel gioiello nel proprio Paese, lo mostra, lo racconta, lo associa all’esperienza vissuta qui. In un certo senso è come se ogni creazione italiana continuasse il proprio viaggio anche dopo essere uscita dalla boutique. Ed è proprio in questa dinamica che le nostre vetrine possono fare la differenza. Perché una gioielleria preparata, capace di comunicare emozione, qualità e identità, non vende soltanto un prodotto: esporta cultura italiana. Esporta reputazione. Esporta desiderabilità. Il futuro del settore, probabilmente, passa proprio da qui. Dalla capacità di costruire un nuovo dialogo tra turismo, esperienza e gioiello Made in Italy”. “Un dialogo – prosegue Aucella– nel quale formazione, confronto e crescita professionale non siano un elemento accessorio, ma il motore vero della competitività internazionale del comparto. Perché il gioiello italiano continua a essere una delle forme più eleganti con cui l’Italia racconta sé stessa al mondo”. “Federpreziosi – sottolinea Andreis– è pronta, con la rete di associazioni territoriali, per dare corso a un programma di formazione dedicata nei principali poli turistici della penisola”.
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