QUANDO LE PAROLE CHIEDONO GARANZIE

Roma, 14 Settembre 2026 – C’è un passaggio interessante che sta avvenendo nel nostro settore. Dalla scelta delle parole alla verifica di ciò che quelle parole rappresentano. 
Il Congresso CIBJO 2026 di Vicenza ha lasciato, sotto questo profilo, due indicazioni che meritano di essere osservate con attenzione. Non tanto perché introducano nuovi slogan o definizioni, quanto perché mostrano quale potrebbe essere la direzione dei prossimi anni: chi fornisce un’informazione deve sempre più essere in grado di risponderne. Vale per una dichiarazione sulla sostenibilità. Vale per un’affermazione sull’eticità di un prodotto. E, da oggi, comincia a valere anche quando dietro una valutazione gemmologica c’è un algoritmo
È probabilmente la novità meno scontata. La Commissione Gemmologica CIBJO ha affrontato l’impiego dell’intelligenza artificiale e del machine learning nei laboratori gemmologici. AI e sistemi di apprendimento automatico possono ormai intervenire nei test, nella classificazione, nell’interpretazione e nel supporto alle decisioni. Ma CIBJO pone un principio preciso: quando vengono utilizzati, devono essere sottoposti agli stessi requisiti di garanzia della qualità, controllo e verifica applicati ai metodi convenzionali. Una macchina può quindi contribuire alla decisione. Non può assumersene la responsabilità. È un principio che va oltre il laboratorio gemmologico. Più l’intelligenza artificiale entrerà nei processi della filiera, più diventerà necessario individuare chi controlla il risultato, chi lo valida e chi ne risponde. Per il dettagliante significa poter continuare a fare affidamento su un presupposto essenziale: dietro l’informazione che accompagna una gemma deve esserci un soggetto identificabile che ne garantisca l’affidabilità
Il secondo elemento emerso dal Congresso riguarda la Blue List, presentata dal Jewellery Supply Chain Committee come riferimento comune per la terminologia utilizzata nelle filiere responsabili della gioielleria. La novità interessante non è soltanto la definizione dei singoli termini. È il tentativo di costruire un vocabolario condiviso dalla filiera. “Sostenibile”, “responsabile” ed “etico”, ad esempio, non vengono considerati sinonimi. Per CIBJO, “sostenibile” richiama benefici socioeconomici duraturi, tutela ambientale e capacità di permanere nel tempo; “responsabile” presuppone il rispetto di standard internazionalmente riconosciuti; “etico” aggiunge l’adozione delle migliori pratiche in materia di responsabilità sociale. La questione potrebbe sembrare terminologica. Non lo è. Perché definire significa stabilire quali condizioni devono esistere perché una determinata parola possa essere utilizzata con cognizione di causa. E qui il calendario rende il dibattito particolarmente concreto. Dal 27 settembre 2026 trovano applicazione le disposizioni derivanti dalla Direttiva (UE) 2024/825, recepito dal nostro ordinamento lo scorso marzo, con il Dlgs 30/2026, che rafforzano la tutela del consumatore rispetto alle informazioni ambientali e sociali utilizzate nella comunicazione commerciale. L’attenzione europea non si limita all’ambiente. Nel valutare le informazioni sulle caratteristiche sociali di un prodotto entrano in gioco anche condizioni di lavoro nella catena del valore, rispetto dei diritti umani, parità di trattamento e impegni etici. Per il settore orafo-gioielliero questo significa che espressioni come “etico”, “responsabile” o “sostenibile” meritano ormai di essere trattate non come aggettivi promozionali, ma come affermazioni delle quali occorre conoscere il fondamento. Ed è forse questo il punto sul quale iniziare a lavorare concretamente. Per il dettagliante non significa diventare esperto di ogni passaggio della supply chain. Significa, molto più semplicemente, iniziare a chiedere. Se un prodotto viene presentato come “etico”, perché lo è? Se una filiera viene definita “responsabile”, secondo quale standard? Se un gioiello viene indicato come “sostenibile”, quali elementi consentono di sostenerlo? E se domani un rapporto gemmologico utilizzerà sistemi di intelligenza artificiale, chi avrà verificato e validato il risultato? Sono domande apparentemente diverse, ma hanno la stessa origine. Il nostro talk di Vicenzaoro, “Le parole che cambiano il valore”, ha acceso i riflettori proprio sulla crescente importanza del linguaggio. Quanto emerso dal Congresso CIBJO e dalla direttiva UE aggiunge ora un tassello ulteriore: dopo aver scelto le parole, bisogna essere preparati a risponderne. Ed è qui che il tema diventa interessante per una gioielleria. Non occorre necessariamente raccontare di più al cliente. Occorre essere in grado di sapere di più su ciò che gli raccontiamo. Forse è questa la vera evoluzione che abbiamo davanti: passare dalla comunicazione alla consapevolezza. Perché in un mercato nel quale aumentano certificazioni, claim, algoritmi e informazioni, la competenza non sarà sapere tutto. Sarà sapere quali domande fare.