Roma, 15 Ottobre 2025 – Quanto oro hanno davvero gli italiani in casa?
La domanda — rilanciata da una nota trasmissione televisiva d’inchiesta — è tutt’altro che banale. Dietro quel luccichio che attraversa generazioni, tra fedi nuziali, collane ereditate e piccoli gioielli di famiglia, si nasconde una parte silenziosa della ricchezza nazionale, un patrimonio privato che intreccia economia, costume e identità collettiva. Con le quotazioni dell’oro ai massimi storici, il tema torna d’attualità. Ma per comprenderlo bisogna tornare indietro di vent’anni, quando il metallo giallo valeva appena 10,32 euro al grammo e il mercato dei compro oro era agli albori. Dopo la liberalizzazione dei primi anni Duemila, le vetrine con le bilance e i cartelli dai proclami invitanti — spesso scritti in caratteri minuscoli accanto a promesse scintillanti — spuntarono ovunque, diventando una nuova frontiera del commercio urbano e un rifugio improvvisato per tante famiglie in difficoltà.
Il fenomeno esplose rapidamente: milioni di italiani trasformarono parte del proprio oro “di famiglia” in liquidità, spinti dai prezzi in crescita o da esigenze economiche. Ma non si trattò soltanto di scambi denaro contro monili.
I gioielli ormai fuori moda, o semplicemente non più in linea con i gusti di chi li aveva indossati, continuavano a rinascere dalle mani di abili artigiani, trasformati in nuovi monili o in permuta con oggetti nuovi. Riti diffusi, in cui si mescolano necessità, gusto e memoria, e che raccontano — più di ogni statistica — il legame profondo fra gli Italiani e il loro oro.
Ma anche i dati aiutano a capire la portata del fenomeno.
Secondo l’Osservatorio Federpreziosi, fino al 2017 circa 17 milioni di italiani — pari al 28% della popolazione — hanno ceduto almeno un oggetto d’oro, per un totale stimato di 200 tonnellate, equivalenti a circa 8 miliardi di euro ai valori dell’epoca.
Secondo i dati dell’ Agenzia delle Entrate elaborati sugli ormai superati Studi di Settore, nel 2016, alla vigilia della riforma del settore, le attività di compro oro raccoglievano in media 7,75 kg di oro all’anno, contro i 2,65 kg delle strutture in franchising: un segnale della forza di un mercato capillare e sino ad allora in gran parte sommerso.
Quello dei compro oro fu un boom senza regole, che diede vita a una rete sterminata e opaca di attività. Solo con il D.Lgs. 92/2017 arrivarono gli obblighi di tracciabilità e il registro OAM, introducendo finalmente un quadro di legalità e controllo culminato nel 2025 con l’introduzione di uno specifico codice Ateco identificativo, per fini amministrativi e statistici, di questa importante realtà del settore.
Oggi, a distanza di anni, il settore è profondamente mutato.
Secondo gli ultimi dati OAM (2024), le attività operative sono 6.444, di cui appena il 46% con caratteristica prevalente. Le restanti sono gioiellerie che affiancano alla vendita di nuovi articoli un servizio di permuta o ritiro dell’usato, che rientra a pieno titolo nelle attività di acquisto di oro usato.
Nel frattempo, le gioiellerie tradizionali, un tempo oltre 18.000, si sono ridotte a circa 12.600, segnando un ridimensionamento strutturale ma senza mai mutare il rapporto tra gli Italiani e il metallo prezioso per eccellenza. Lo testimonia il fatturato totale del settore, in crescendo rispetto al passato tra vendite fisiche e on line
Un rapporto dunque che, pur cambiando forma, non si è interrotto: gli acquisti in gioielleria proseguono, seppure in modo più oculato, sostenuti dalla certezza che un gioiello è per sempre.
La sua natura di bene fungibile, capace di conservare valore nel tempo e di essere tramandato o trasformato, ne è la testimonianza più concreta.
Eppure, ne siamo certi, l’oro domestico non è scomparso.
Rimane nei cassetti, nei cofanetti, tra le pieghe delle eredità familiari. È il patrimonio invisibile di un Paese che ha sempre considerato l’oro non solo un investimento ma anche una forma di sicurezza affettiva e culturale.
In Italia, l’oro non è mai stato soltanto materia prima o riserva di valore: è simbolo di fiducia, stabilità e continuità tra le generazioni, una ricchezza che si tramanda più con il cuore che con la calcolatrice.
Oggi, mentre le quotazioni sfiorano nuovi record, la domanda torna a brillare di una luce diversa: quanto oro resta davvero nelle case degli italiani?
Impossibile dirlo con certezza. Ma una cosa è chiara: oro e gioielli sono ancora lì, silenziosi, a testimoniare la storia di un popolo che ha imparato a custodire il valore delle cose durevoli anche quando cambiano i tempi.
