Roma, 30 Aprile 2026 – Nonostante l’elevata esposizione del territorio italiano ai rischi naturali, meno di due imprese su dieci risultano coperte da polizze contro le catastrofi naturali. Questo è il quadro che emerge a circa un anno dall’introduzione dell’obbligo assicurativo sulle cosiddette Cat-Nat, previsto dalla Legge di Bilancio 2024, e a meno di un mese dalla sua estensione anche ai settori inizialmente esclusi, quali turismo, ristorazione, bar e pesca. Secondo i dati diffusi da ANIA a fine marzo, solo il 15% delle imprese italiane aveva provveduto ad assicurare fabbricati, macchinari e attrezzature contro i principali rischi catastrofali — tra cui terremoti, alluvioni, esondazioni, inondazioni e frane — come previsto dalla normativa. Permangono, tuttavia, criticità legate ai costi. Un monitoraggio dell’IVASS evidenzia infatti significative differenze nei premi assicurativi tra le diverse province, determinate essenzialmente dal livello di rischio del territorio in cui sono localizzati gli insediamenti produttivi. Secondo l’Autorità, le compagnie — soggette all’obbligo a contrarre — applicano un premio mediano annuo di circa 202 euro, con variazioni rilevanti tra il Nord-Est (circa 307 euro) e le Isole (circa 146 euro). In alcune aree, tuttavia, i premi medi risultano sensibilmente più elevati: è il caso dell’Emilia-Romagna, dove in province come Ravenna, Forlì-Cesena e Reggio Emilia si superano i 400 euro annui.
