SI DISCUTE DI TASSE SU INVESTIMENTI IN ORO

Roma, 3 Novembre 2025 – In un contesto di mercato segnato da incertezza e riallocazioni, l’oro continua a rafforzare la propria funzione di riserva di valore. È proprio su questo asset che, in sede di manovra, si valuta oggi un intervento mirato in grado di generare risorse senza alterare l’architettura della legge di bilancio. Per reperire margini senza misure invasive, in Senato si sta infatti discutendo la possibilità di introdurre una tassazione sostitutiva sulla rivalutazione dell’oro detenuto, seguendo il modello già applicato lo scorso anno a terreni e partecipazioni.
Il contesto di mercato è favorevole. L’aliquota attuale del 26% sulle plusvalenze rappresenta però un deterrente alla dismissione di lingotti e monete, ovvero di oro da investimento. L’ipotesi allo studio è di introdurre di una aliquota sostitutiva attorno al 18%, che applicata in sede di rivendita, potrebbe modificare significativamente la dinamica delle dismissioni. Per i detentori aprirebbe la possibilità di realizzare plusvalenze con un carico fiscale più contenuto e certo; per gli operatori del settore si tradurrebbe in un aumento della domanda di consulenza, pianificazione patrimoniale e supporto alla liquidazione; per lo Stato offrirebbe un gettito immediato senza toccare le aliquote strutturali. La misura potrebbe favorire maggiore liquidità nel mercato dell’oro fisico, aumentare la trasparenza delle giacenze e stimolare la riallocazione all’interno dei portafogli, in una fase in cui gestione del rischio e diversificazione restano prioritarie. Restano da definire l’esatta platea dei beni interessati, i criteri di determinazione del valore e le tempistiche applicative. Ma la direzione del confronto è chiara: l’oro non è solo un rifugio. Può diventare un attivatore di liquidità patrimoniale e fiscale.