Il presidente di Federpreziosi Stefano Andreis e il Generale dei Carabinieri Massimo Mennitti hanno illustrato strategie di difesa, possibili soluzioni condivise, politiche pubbliche efficaci
Vicenza, 21 gennaio 2025 – Un tema tanto cruciale quanto complesso quale la sicurezza come elemento fondamentale per la tutela degli operatori del settore orafo è stato al centro dell’incontro organizzato a Vicenzaoro January 2025 lunedì 20 gennaio da Federpreziosi-Confcommercio-Imprese per l’Italia in collaborazione con Italian Exhibition Group.
Protagonisti del confronto sono stati il presidente di Federpreziosi Confcommercio Stefano Andreis e Massimo Mennitti, Generale di Corpo d’armata dell’Arma dei Carabinieri, figura di spicco nelle tematiche della sicurezza e della prevenzione, attualmente al Comando delle Unità Mobili e Specializzate dell’Arma, tra cui i ROS (Raggruppamento Operativo Speciale), deputato alla lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata) e i GIS (Gruppo di Intervento Speciale), per azioni risolutive in situazioni ad alto rischio. Con le loro esperienze istituzionali hanno offerto valutazioni di alto profilo su sicurezza e prevenzione.
A partire da un’indagine di Federpreziosi condotta sugli operatori iscritti alla Federazione e illustrata dal direttore di Federpreziosi Steven Tranquilli, sono stati commentati alcuni dati particolarmente rilevanti come, ad esempio, il fatto che solo il 54% dei gioiellieri ha un’assicurazione, condizione che certo non aiuta una gestione serena di eventuali rapine o episodi di criminalità. A tale proposito, il presidente Andreis ha sollecitato l’aiuto del Governo: “I gioiellieri pagano un’imposta del 23% sul premio assicurativo. Sarebbe utile se potesse diventare un credito d’imposta per chi investe in sistemi di sicurezza”.
Tra i rischi principali percepiti dai gioiellieri, i furti con destrezza (76,4%) e le rapine (7,2%) sono i principali, seguiti da furti con scasso e ‘spaccate’. I sistemi di allarme e videosorveglianza sono tra le misure maggiormente adottate dalle gioiellerie (oltre il 90% degli intervistati), seguite a grande distanza dalle assicurazioni e da sistemi di controllo degli accessi.
“L’adozione dei sistemi di sicurezza che devono essere aggiornati e dotati di adeguati spazi di archiviazione” ha evidenziato il Generale Mennitti “così come l’utilizzo delle moderne tecnologie non solo in termini di strumenti, come ad esempio sistemi di telecamere digitali, ma anche di semplici pratiche nell’utilizzo dei social media circa la salvaguardia di privacy e riservatezza su cui il personale va opportunamente formato, sono essenziali.”
La linea di lavoro di Federpreziosi si colloca in una logica di sistema e di collaborazione nel favorire un dialogo aperto tra chi vive il problema in prima linea e chi ha la responsabilità di tutelare la collettività. “Si tratta non solo di proteggere le attività, ma di salvaguardare un’eccellenza italiana che contribuisce in modo significativo a promuovere, attraverso le proprie vetrine, l’identità economica e artigianale del Paese. Non servono le armi per difenderci” ha concluso Stefano Andreis. “Servono comunicazione e poter contare sulle Forze dell’Ordine. In una parola: fare concretamente sistema.”
Il presidente Stefano Andreis ha voluto sottolineare un esempio virtuoso di collaborazione tra operatori realizzato a Trento ed esteso poi alla provincia di Belluno con l’Associazione Tutela Orafi di Trento di cui è vicepresidente. E, soprattutto, il Protocollo Quadro già sottoscritto tra Ministero degli Interni, Confcommercio imprese per l’Italia, Confesercenti il 12 dicembre 2019 alla cui stesura ha collaborato attivamente anche Federpreziosi partecipando ed integrando il testo nel corso degli innumerevoli incontri a livello istituzionale tenutisi presso il Viminale. Gli obiettivi del Protocollo d’Intesa prevedono l’interscambio di informazioni sui fenomeni legati alla criminalità; la promozione di iniziative e incontri in tema di prevenzione e sicurezza con la partecipazione di personale delle Forze di polizia; l’utilizzo di sistemi aggiornati di videosorveglianza e sicurezza antirapina collegabili agli apparati in dotazione alle sale e alle centrali operative della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri al fine di migliorare la Sicurezza Territoriale Integrata che, con la messa in sicurezza del singolo, mette in sicurezza anche l’intera comunità; la regolamentazione dell’utilizzo di strumenti tecnologici, quali l’applicazione WhatsApp utilizzata da gruppi di operatori sia nella provincia di appartenenza sia in connessione con altre province per segnalare casi anomali riguardanti tentativi di raggiri, truffe, furti con destrezza o tentativi di rapina.





