LE GIOIELLERIE NON POSSONO FARE IMPRESA NELLA PAURA
Roma, 25 Maggio 2026 – Ennesima saracinesca forzata. Ennesima notte di paura. Ennesima impresa colpita.
E ancora una volta, a pagare il prezzo più alto sono gli imprenditori del territorio, donne e uomini che ogni giorno tengono aperte le proprie attività tra sacrifici, responsabilità e un senso crescente di solitudine.
Quanto accaduto a Cerignola – dove nella notte una gioielleria del centro cittadino è stata presa di mira da malviventi che hanno superato le barriere di sicurezza impossessandosi della refurtiva – non è soltanto un fatto di cronaca. È un segnale gravissimo che la categoria non può più limitarsi a commentare con amarezza e rassegnazione.
“Basta, basta, basta”.
È questo il grido che si leva con forza dagli operatori del settore orafo della provincia di Foggia. Un grido che nasce dalla rabbia, dalla stanchezza e dalla consapevolezza che si sta progressivamente consolidando un clima di insicurezza incompatibile con il normale esercizio dell’attività d’impresa.
A essere colpita questa volta è stata la collega Rosa Stellardi, storica operatrice del settore e figura da sempre attiva all’interno di Federpreziosi Confcommercio Foggia. Lo sgomento, umano prima ancora che professionale, è profondo. Dietro ogni episodio criminoso non vi sono soltanto danni economici, spesso ingenti, ma anche conseguenze psicologiche e personali che segnano profondamente chi le subisce.
Come ha sottolineato il presidente provinciale di Federpreziosi Foggia, Silvio Maria Salvatori, questo episodio riporta inevitabilmente alla memoria quanto già avvenuto nei mesi scorsi ai danni di altri colleghi del territorio. Una sequenza di eventi che non può più essere letta come episodica o casuale. Quando gli assalti si ripetono con tale frequenza, diventa inevitabile interrogarsi sulla reale tenuta del sistema di sicurezza territoriale e sulla capacità di garantire condizioni minime di serenità agli operatori economici.
Non si può fare impresa nella paura.
Non si può chiedere agli imprenditori di continuare a investire, assumere, mantenere vivi i centri cittadini e presidiare il territorio se ogni sera devono chiudere le proprie attività con il timore di ritrovare il giorno dopo devastato il lavoro di una vita.
Le gioiellerie rappresentano attività particolarmente esposte, che già sostengono ingenti costi per sistemi di videosorveglianza, casseforti, vigilanza privata, protezioni passive e assicurazioni sempre più onerose. Eppure, tutto questo, da solo, non basta più.
La sicurezza non può essere considerata un problema privato dell’imprenditore.
È un tema di ordine pubblico, di tutela economica e di difesa del tessuto commerciale delle nostre città.
Per questo la categoria chiede con forza un cambio di passo concreto. Servono maggior presidio del territorio, controlli più efficaci, coordinamento operativo tra le forze dell’ordine e un’attenzione specifica verso le attività maggiormente esposte al rischio criminale. Ma serve anche un segnale politico chiaro: gli imprenditori non devono sentirsi abbandonati.
La provincia di Foggia non può continuare a essere raccontata soltanto attraverso episodi di criminalità che finiscono per scoraggiare investimenti, impoverire il commercio e alimentare sfiducia. Difendere le imprese sane significa difendere lavoro, legalità e futuro.
Alla collega Rosa Stellardi va la più sincera e convinta solidarietà di tutta la categoria, con l’auspicio che possa trovare la forza di ripartire dopo questo durissimo colpo. Ma la solidarietà, da sola, oggi non basta più.
Occorrono risposte.
Occorrono fatti.
Occorre restituire agli operatori economici la certezza che lavorare onestamente nel nostro territorio non significhi sentirsi ogni giorno esposti e vulnerabili.
