STEFANO ANDREIS: SOSTENIBILITÀ È COSA NON SOLO “DA GRANDI”

Roma, 18 Luglio 2025 – Il business sostenibile riguarda anche i gioiellieri e anche i “piccoli” – In un periodo storico segnato da profondi cambiamenti nelle dinamiche dei consumi e da una crescente attenzione alla responsabilità ambientale e sociale, anche il mondo della gioielleria si trova di fronte a una sfida cruciale: integrare la sostenibilità nei modelli di business, non solo come dovere etico, ma come reale opportunità di crescita.

È Stefano Andreis, presidente di Federpreziosi, a proporre questa riflessione e a lanciare un messaggio chiaro agli operatori del dettaglio orafo: “La sostenibilità non è più un tema riservato alle grandi aziende. È una leva concreta, che incide direttamente su competitività, fidelizzazione e reputazione”.

In un contesto in cui la desertificazione commerciale sta cambiando il volto delle città, i negozi di prossimità – e le gioiellerie in particolare – assumono un ruolo centrale anche nella sostenibilità urbana. “Le nostre attività – sottolinea Andreis – non offrono solo un prodotto. Rafforzano il tessuto sociale e culturale dei quartieri, favoriscono un consumo più responsabile e contribuiscono a ridurre l’impatto ambientale della logistica e dei trasporti”. Ma la sostenibilità passa anche dall’interno delle aziende e, in particolare, dall’ascolto attivo dei collaboratori. “Il coinvolgimento delle persone che lavorano in negozio – spiega Andreis – è un elemento imprescindibile. Chi è a contatto quotidiano con il cliente sa cogliere i segnali del cambiamento, intercettare nuove esigenze, portare idee e soluzioni. Ascoltare i nostri collaboratori non è solo una buona pratica gestionale: è un gesto di responsabilità e un potente strumento di innovazione”.

Il punto vendita diventa quindi il luogo in cui prende forma non solo l’esperienza d’acquisto, ma anche il valore etico del gioiello. “Sempre più consumatori – soprattutto tra le nuove generazioni – chiedono trasparenza: vogliono sapere da dove proviene un gioiello, se i materiali sono tracciabili, se chi lo ha prodotto ha rispettato l’ambiente e i diritti delle persone”.

Per rispondere a queste aspettative, le gioiellerie possono – e devono – fare la loro parte: “Selezionando fornitori certificati e responsabili, offrendo servizi di trasformazione e riuso degli oggetti esistenti, valorizzando la fungibilità dei metalli preziosi e, soprattutto, comunicando in modo chiaro i valori che ogni creazione racchiude”.

Esistono già riferimenti concreti per orientare queste scelte, quali il Responsible Jewellery Council, l’organizzazione internazionale che promuove pratiche etiche e sostenibili lungo tutta la filiera. “Collaborare con fornitori certificati secondo questi standard – ricorda Andreis – è un modo efficace per garantire trasparenza e responsabilità, elementi oggi sempre più richiesti dal cliente finale”.

La sostenibilità, però, non va intesa come un costo. È, al contrario, un investimento sulla propria identità. “Le gioiellerie che integrano questi principi costruiscono una reputazione solida, coerente, in grado di generare fiducia e valore nel tempo”.

Per Andreis, il futuro del dettaglio orafo si giocherà sulla capacità di evolvere e abbracciare un concetto più ampio di innovazione: “L’innovazione non è solo tecnologica. Oggi riguarda anche i contenuti, i valori e il modo in cui ci si presenta sul mercato. La sostenibilità è uno di questi pilastri. Chi saprà coglierne il potenziale avrà una marcia in più”.

E conclude con un invito all’intero comparto: “Il gioiello non è solo un oggetto prezioso. È un segno di valore consapevole. E, oggi più che mai, raccontare quel valore è parte integrante del nostro mestiere”.