TEMPO SVIZZERO INSTABILE: NUVOLOSO ANCHE IN ITALIA

Roma, 22 Ottobre 2025 – Le esportazioni svizzere di orologi rallentano a settembre, segnando una contrazione del 3,1% su base annua, per un valore complessivo di 2,0 miliardi di franchi. Nei primi nove mesi del 2025, il totale raggiunge 19 miliardi di franchi, in calo dell’1,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un arretramento contenuto, ma che conferma il raffreddamento di un settore abituato negli ultimi anni a crescite a doppia cifra. A pesare sul risultato è soprattutto il comparto degli orologi in acciaio, in flessione del 3,8% in valore, affiancato dal calo più marcato dei modelli bimetallici (-10,4%). Il timido segno positivo dei pezzi in metalli preziosi (+1,5%) non è bastato a invertire la tendenza generale. In termini di volumi, la Svizzera ha esportato 94.000 orologi in meno rispetto a settembre 2024, pari a un calo del 7,6%, trainato proprio dalle referenze in acciaio e da quelle in “altri materiali”. Curiosamente, solo un segmento si distingue in controtendenza: gli orologi con un prezzo di esportazione compreso tra 500 e 3.000 franchi, in crescita del 4,2%. Tutti gli altri mostrano segni negativi: la fascia alta oltre i 3.000 franchi arretra del 3,4%, mentre i modelli sotto i 500 franchi crollano del 15,6%. Un segnale che riflette il rafforzamento del mercato intermedio, sempre più attrattivo per consumatori alla ricerca di valore e qualità, anche al di fuori dell’alta gamma. Sul fronte geografico, i risultati sono contrastanti. Quasi tutti i mercati principali hanno registrato incrementi, ma il crollo delle esportazioni verso gli Stati Uniti (-55,6%) — definito “atteso ma eccezionale” dalla Federazione dell’industria orologiera elvetica — ha cancellato i progressi altrove. Senza questo dato, la crescita globale sarebbe stata del +7,8%. Nel dettaglio, il Regno Unito brilla con un +15,2%, mentre in  Asia si osserva un chiaro ritorno di fiducia: Hong Kong (+20,6%), Cina (+17,8%) e Singapore (+8,3%) tornano in terreno ampiamente positivo. Restano invece deboli Giappone (-7,9%) e parte dell’Europa continentale. Per l’Italia, la flessione del 3,9% segue un trend comune ai principali mercati europei (Francia -3,5%, Germania -14,6%), ma il segnale va letto con cautela. Il nostro Paese resta infatti uno dei mercati chiave per l’orologeria svizzera, non solo come bacino di consumo diretto ma anche come hub distributivo strategico per il bacino mediterraneo. Il rallentamento sembra più legato a un assestamento del retail di lusso dopo due anni di forte crescita e a un consumo più selettivo, che privilegia modelli di fascia media e marchi con identità consolidata. In questo quadro, molti operatori del settore orafo e gioielliero italiano vedono nella fascia intermedia (500–3.000 franchi) una possibile area di equilibrio tra quantità e margine, un segmento capace di unire design, affidabilità e accessibilità. Un terreno su cui anche i brand emergenti italiani possono giocare un ruolo crescente, sfruttando la flessibilità della filiera nazionale e l’appeal del made in Italy nella componente accessoria e stilistica.