Tutti i numeri delle filiere dell’Italian Style

Sottoscritto oggi l’accordo Unionfiliere-Federazione Distretti

Roma, 20 settembre 2012 – Per fatturato equivalgono al complesso delle imprese del Piemonte (Fiat inclusa) o di sette regioni a minor densità industriale messe insieme (Abruzzo, Sardegna, Umbria, Calabria, Basilicata, Molise e Valle D’Aosta). E su di esse la crisi si è fatta sentire su produzione, fatturato ed occupati. Sono le filiere che più fortemente identificano l’Italian Style: la moda, l’oreficeria e la nautica che, nel loro complesso, vedono impegnate 341mila imprese (il 5,4% del totale nazionale), l’8,2% degli addetti che operano al di fuori dell’agricoltura (per complessive 1.421.644 persone), e registrano un fatturato che sfiora i 200 miliardi di euro. A questo universo, al quale nel prossimo futuro si aggiungerà la quota parte dell’edilizia specializzata nelle produzioni sostenibili, Unionfiliere, l’Associazione delle Camere di commercio per la valorizzazione delle filiere del Made in Italy, ha dedicato uno studio, realizzato dall’Istituto Tagliacarne, che, per la prima volta, disegna i contorni economici delle tre filiere, identificando non soltanto le attività economiche principali che lavorano nella produzione e trasformazione del prodotto di base, fino alla sua commercializzazione, ma anche le imprese che forniscono beni e servizi intermedi alle attività produttive principali. Le quali, peraltro, incidono non poco sull’occupazione complessiva della filiera (di cui rappresentano l’11%) e, rispetto alle attività produttive, mostrano, sempre in termini di occupazione, un andamento più stabile negli anni della crisi economica. Emergono poi alcuni aspetti interessanti anche a livello locale, come, ad esempio, il fatto che in alcuni distretti, soprattutto della moda e della nautica, l’articolazione della filiera vada ormai ben oltre la realizzazione del singolo prodotto, coinvolgendo molte attività collegate (ad esempio il caso del distretto tessile di Prato, dove le imprese operano in tutti i passaggi della lavorazione, dalla filatura al confezionamento dei capi), coinvolga anche aziende della meccanica (specializzate nella produzione di macchinari e impianti dedicati al settore del distretto, come nel caso del distretto calzaturiero di Vigevano o ancora di Prato), estenda la sua articolazione ai servizi collegati (come a Genova, in cui il distretto nautico include sia cantieri navali veri e propri, sia servizi per il trasporto marittimo di persone e merci).

“Con l’apertura dei distretti a nuove logiche di filiera, il sistema camerale ha deciso, lo scorso anno, di adeguare le proprie strutture dando origine a Unionfiliere, nata dalla fusione di Assicor e Itf, strutture specializzate l’una nella valorizzazione dell’oreficeria, l’altra in quella del sistema moda”, ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Unionfiliere ha nel nome i suoi obiettivi: unire per qualificare, valorizzare, promuovere le filiere che hanno reso famoso il made in Italy nel mondo. Da questo spirito di condivisione nasce l’accordo siglato oggi con la Federazione dei Distretti. Queste due strutture, a partire da oggi, avvieranno un percorso diretto alla fusione. Il nostro obiettivo, infatti, è quello di creare un luogo privilegiato per lo sviluppo di iniziative finalizzate a favorire la competitività delle filiere e dei distretti, attraverso un confronto costante tra sistema camerale e sistema associativo”.

Quadro di sintesi delle filiere TAC, Orafa, Nautica e del settore edile (2010)

Imprese (%) II sem. 2012

Addetti (%) (2010)

Fatturato (mln di euro)

TAC

4,8

6,9

171.272

Oreficeria

0,5

0,5

15.434

Nautica

0,1

0,8

11.516

Edilizia

15,9

16,2

318.930

Fonte: elaborazione Ist. G. Tagliacarne su dati Infocamere, Istat

 

Numero di addetti nelle unità locali delle Filiere TAC, ORAFA E NAUTICA per attività economica

(2007-2010; valori assoluti ed in %)

 

 

Valori

Composizione % al 2010

Variazioni %

assoluti

al 2010

Indipendenti

Dipendenti

2010 su 2009

2010 su 2007

FILIERA TAC

TOTALE ATTIVITA’ PRINCIPALI

1.083.275

31,7

68,3

-3,2

-8,2

TOTALE BENI E SERVIZI INTERMEDI

117.600

–

–

-0,1

0,2

TOTALE ATTIVITA’ FILIERA TAC

1.200.875

–

–

-2,9

-7,4

OREFICERIA

TOTALE ATTIVITA’ PRINCIPALI

80.545

48

52

-2,6

-15,4

TOTALE BENI E SERVIZI INTERMEDI

6.815

–

–

-1,2

-4,1

TOTALE ATTIVITA’ FILIERA ORAFA

87.360

–

–

-2,5

-14,6

NAUTICA

TOTALE ATTIVITA’ PRINCIPALI

92.308

10,6

89,4

-2,6

-1,4

TOTALE BENI E SERVIZI INTERMEDI

41.101

–

–

-0,8

-2,1

TOTALE ATTIVITA’ FILIERA NAUTICA

133.409

–

–

-2

-1,6

Fonte: elaborazioni su dati Istat

 

ACCORDO UNIONFILIERE-FEDERAZIONE DEI DISTRETTI

Condividendo la necessità che politiche di distretto e di filiera diventino, sempre più, parte integrante di un’unica strategia condivisa di sviluppo per le imprese e in considerazione delle collaborazioni già in atto sia a livello nazionale – tra la Federazione dei Distretti e Unioncamere – sia a livello locale – tra Camere di commercio e Distretti aderenti alla Federazione – il protocollo d’intesa siglato oggi dal Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, e dal Presidente della Federazione dei Distretti, Valter Taranzano, stabilisce che il sistema camerale e quello dei distretti dovranno sperimentare forme di collaborazione sempre più incisive fino ad arrivare ad una aggregazione delle strutture responsabili della elaborazione di iniziative condivise. Inoltre, Unionfiliere e Federazione dei distretti collaboreranno per la costituzione di nuove filiere, a partire da quelle del legno-arredo e della automazione-meccanica, individuando le Camere di commercio sede di distretti e favorendo la loro adesione a Unionfiliere. Alla fine del periodo di transizione, la cui durata non potrà essere superiore a due anni, la Federazione Distretti sarà sciolta con il relativo mantenimento del marchio all’interno di Unionfiliere.

 

LA FILIERA TESSILE, ABBIGLIAMENTO E CALZATURE (TAC)

Con quasi 1,1 milioni di addetti impegnati nelle attività principali nel 2010, cui si aggiungono 117.600 nella produzione di beni e servizi intermedi, e un fatturato stimato per il complesso delle attività principali di 171 miliardi di euro, la filiera del tessile, abbigliamento e calzature (Tac) ha indubbiamente ricevuto un duro colpo dalla crisi degli ultimi anni. Le sue 303.788 imprese impegnate nelle attività principali (calate dello 0,6% tra dicembre 2010 e giugno 2012), hanno registrato forti riduzioni della produzione (-16,2% a fine 2011 rispetto al 2007), del fatturato (-4,5%), e dell’occupazione alle dipendenze (-16,4% considerando le sole attività principali). Meno pesante, invece, la contrazione del valore delle esportazioni, ridottesi nel periodo di solo lo 0,9%.

A risentire più fortemente della crisi, sono state le industrie tessili, che nel 2011 registrano, rispetto al 2007, riduzioni consistenti di tutti gli indicatori (produzione industriale -26,9%;  fatturato -13,0; esportazioni -12,9%; occupazione -32,3%).

Nell’ambito dell’abbigliamento, la produzione industriale del 2011 è caduta del 6,5% rispetto al 2007 e il fatturato dell’8,0%. Lieve invece la flessione del valore delle esportazioni (-1,1%), mentre l’indice dell’occupazione alle dipendenze è più basso del 7,7%.

Dati in controtendenza quelli del comparto della concia/calzaturiero che, pur registrando una forte contrazione della produzione nel 2011-2007 (-22%), segna aumenti del fatturato (+9,7%), delle esportazioni (+8,6%) e dell’occupazione (+7,8%).

Le province in cui la filiera TAC è maggiormente presente in termini di incidenza di addetti sul totale sono Fermo (36,2%; Italia 6,2%), Prato (35,5%), Biella (25,8%), Barletta – Andria – Trani (17,4%) e Macerata (15,7%). In valore assoluto, le province in cui opera il maggior numero di addetti sono Milano, Napoli, Roma, Firenze e Vicenza; in queste province, lavora oltre un quarto (25,2%) degli addetti della filiera.

Nei distretti industriali specializzati nelle produzioni del Tessile, Abbigliamento, Pelli e Calzature, sono attivi al 2010, nel complesso delle attività industriali, 553.016 addetti in 72.594 unità locali. La crisi ha investito fortemente l’economia di questi territori, portando a  una riduzione occupazionale, tra il 2007 e il 2010, di 62mila addetti (-10,1%).

Il distretto di Prato, oltre ad essere il maggiore distretto industriale tessile, è anche quello che vanta la filiera TAC più estesa, con 16 diverse categorie di attività economica. I distretti tessili di Prato e Biella sono gli unici nei quali è presente anche un consistente numero di unità locali e di addetti specializzati nella fabbricazione di macchine per l’industria tessile, che possono garantire una immediata acquisizione di nuovi impianti e di nuove tecnologie.

Il distretto di Carpi, oltre ad essere il maggiore distretto industriale per l’abbigliamento, è anche quello che ha la filiera più estesa, con 5 diverse categorie di attività economica.

Il distretto di Porto Sant’Elpidio è quello con il maggior numero di addetti specializzati nelle attività calzaturiere e comprende 7 differenti categorie di attività nella filiera TAC. Il distretto di Scandicci, specializzato nella fabbricazione di prodotti in pelle, borse e articoli da viaggio, è però quello con il maggior numero di categorie di attività economica della filiera TAC (12). Il distretto di Vigevano è l’unico distretto calzaturiero nel quale è presente anche un consistente numero di unità locali e di addetti specializzati nella fabbricazione di macchine e apparecchi per l’industria delle pelli cuoio e calzature.

LA FILIERA ORAFA

Nella filiera orafa, che vanta un fatturato superiore ai 15miliardi di euro a fine 2010, si contano 87.360 addetti. Negli ultimi 18 mesi le unità locali si sono ridotte raggiungendo il numero di 28.559. Le province in cui la filiera riveste un ruolo di rilievo in termini di incidenza di addetti sul totale sono Arezzo (8,1%; Italia 0,5%), Alessandria (4,9%), Vicenza (2%), Caserta (0,8%) e Firenze (0,8%). In valore assoluto, le province in cui opera il maggior numero di addetti sono Arezzo, Alessandria, Vicenza, Roma e Milano. In esse lavora il 40,7% degli addetti della filiera.

Le serie storiche del commercio con l’estero evidenziano una costante crescita negli anni novanta, con una punta nel 2000. Nel nuovo secolo la dinamica delle esportazioni di prodotti orafi è sensibilmente diminuita registrando un picco negativo nel 2009. Gli ultimi anni segnalano una nuova crescita ma rimane l’incertezza per l’anno in corso.

I valori dei prodotti orafi esportati hanno subito una significativa contrazione nel 2008 e nel 2009, mentre si è registrata una ripresa nel 2010 e nel 2011. Tra il 2007 e il 2011 le quantità, espresse in kg, sono peraltro sempre diminuite, con un conseguente aumento nell’ultimo biennio dei costi unitari.

Nei distretti orafi risultano attivi, nel 2010, 59.976 addetti manifatturieri in 7.549 unità locali. La crisi finanziaria ed economica ha comportato la perdita di 8.693 addetti nel complesso delle attività manifatturiere, pari al 12,7% degli addetti presenti nel 2007, e di 934 unità locali, pari al 9,3% delle unità locali presenti prima della crisi.

Tra i quattro distretti manifatturieri specializzati nelle attività orafe il maggiore è quello di Arezzo, seguito da quello di Vicenza e da quello di Bassano del Grappa, che vanta anche altre specializzazioni come quella nel settore del mobilio. Il distretto di Valenza Po è invece l’ultimo, in termini di addetti alla manifattura.

Considerando le attività della filiera orafa, nel 2010, Arezzo è ancora al vertice, seguito da Valenza Po e da Vicenza. Bassano del Grappa è invece quello più piccolo, e con una relativamente scarsa presenza di addetti, inferiore alle 500 unità, nelle attività di commercio all’ingrosso.

LA FILIERA NAUTICA

Nella filiera navale, si contano 133.409 addetti, di cui 92.300 nelle attività principali e 41.100 nelle attività che producono beni e servizi indiretti. In particolare, in essa operano 17.100 addetti nell’attività dei cantieri per la costruzione di grandi navi, 11.300 nei cantieri per imbarcazioni da diporto e sportive e 10.000 nei cantieri per la riparazione e manutenzione.

Il fatturato realizzato nel 2010 per le sole attività principali è stimato in 11,5 miliardi di euro.

A metà 2012 il numero di unità locali della filiera nautica è pari a 8.906.

A Giugno 2012 il numero di unità locali della filiera nautica iscritte al registro imprese delle Camere di commercio, è leggermente aumentato rispetto alla fine del 2010 (+63 unità locali). In tale periodo si osserva anche una diminuzione delle unità locali nelle quali si costruiscono imbarcazioni da diporto (-294 unità locali) mentre sono aumentate quelle che effettuano riparazioni e manutenzione (+262 unità locali). La forte vocazione all’export della filiera, il cui picco si è avuto nel 2007, ha subito una brusca battuta d’arresto nel 2011.

Le province in cui la filiera Nautica è maggiormente presente in termini di incidenza di addetti sul totale sono Gorizia (6,7%; Italia 0,5%), La Spezia (5,7%), Genova (5,4%), Trieste (3,8%) e Livorno (3,8%). In valore assoluto, le province in cui opera il maggior numero di addetti della filiera sono quelle che ospitano i cantieri navali di maggiori dimensioni (Genova, Napoli, Palermo, Venezia e Livorno); in tali province lavorano il 43,3% degli addetti della filiera.

Il primato per numero di addetti spetta al comune di Genova (12.300 nel 2010) dove peraltro è presente anche la filiera più estesa, con 6 diverse categorie di attività economica. Seguono i comuni di Napoli, Palermo, Venezia e Monfalcone dove è localizzato il maggior numero di addetti (2.075) nei cantieri navali. Le costruzioni per imbarcazioni da diporto, con almeno 500 addetti, sono presenti nei comuni di Avigliana, Forlì, Fano, Viareggio e Ancona.

LA FILIERA DELL’EDILIZIA SOSTENIBILE

In assenza di una classificazione ufficiale[1], è oggi difficile ricostruire la reale entità della filiera dell’edilizia sostenibile, intendendo con questa espressione quella parte della produzione edile realizzata tramite materiali rinnovabili e riciclabili – ecocompatibili – per conseguire un significativo risparmio energetico e uno smaltimento più corretto di quello tradizionale. Ciò dipende dal fatto che una pluralità di fornitori «tradizionali» e pertanto non specificatamente operanti nel settore a maggior vocazione ambientale è in grado di contribuire alla realizzazione di un immobile ecosostenibile. Si auspica la realizzazione di una indagine campionaria ad hoc per definire il profilo delle imprese ed individuare adeguate politiche di sviluppo.


[1] La classificazione delle attività economiche ATECO 2007 non prevede alcuna articolazione in merito alla “sostenibilità” dei settori, in quanto tale termine indica più un modo di realizzare prodotti che un comparto produttivo vero e proprio.

APPENDICE STATISTICA

Attività delle imprese industriali: INDUSTRIE TESSILI, ABBIGLIAMENTO, PELLE E CALZATURE (codice Ateco 2007: CB) (variazioni percentuali 2011/2007 e 2011/2010)


Attività delle imprese industriali: INDUSTRIE TESSILI, ABBIGLIAMENTO, PELLE E CALZATURE (codice Ateco 2007: CB) (variazioni percentuali 2011/2007 e 2011/2010)

 

2011/2007

2011/2010

Domanda e offerta

Indice della produzione industriale (a)

-16,2

-7,9

Indice degli ordinativi (a)

-5,2

6,8

Indice degli ordinativi sull’estero (a)

4,1

9,5

Indice del fatturato (a)

-4,5

6,4

Indice del fatturato sull’estero (a)

5,0

9,1

Valore delle importazioni (b)

12,8

10,9

Valore delle esportazioni (b)

-0,9

12,3

Saldo della bilancia commerciale (b)

-21,8

15,3

Impiego dei fattori

Indice dell’occupazione alle dipendenze (a) (c)

-16,4

-3,9

Tassi di entrata (c) (d)

-11,9

5,1

Tassi di uscita (c) (d)

13,1

4,5

Indice dell’occupazione alle dipendenze al netto del ricorso alla Cig (a) (c) (f)

-19,5

-1,3

Indice delle ore lavorate per dipendente (a) (c) (f)

-4,8

-1,7

Incidenza percentuale delle ore di straordinario (c)

-21,9

4,2

Ore di Cig (c) (e)

62,0

-20,6

Costi e prezzi

Indice delle retribuzioni lorde per dipendente (a) (c) (f)

12,9

2,1

Indice del costo del lavoro per dipendente (a) (c) (f)

12,1

2,2

Indice retribuzioni contrattuali lorde per dipendente (g) (h)

11,9

2,6

Indice totale dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali (a)

5,3

3,8

Indice dei prezzi prodotti industriali sul mercato interno (a)

4,6

4,5

Indice dei prezzi prodotti industriali sul mercato estero (a)

6,6

3,0

(a) Numeri indice in base 2005=100.

(b) Milioni di eurolire fino al 1998; milioni di euro dal 1999. I dati del 2011 sono provvisori.

(c) Indicatori indagine sulle grandi imprese (con almeno 500 dipendenti).

(d) Rapporto tra gli entrati o gli usciti e lo stock di dipendenti moltiplicato per mille.

(e) Ore complessive di Cig di cui le imprese hanno usufruito per 1000 ore effettivamente lavorate dai dipendenti.

(f) Indicatore calcolato sul numero dei dipendenti al netto del ricorso alla Cig. I dipendenti netto Cig sono calcolati sottraendo dal numero delle posizioni lavorative una stima degli occupati “cassaintegrati a zero ore”, ottenuto dividendo il numero di ore Cig usufruite dalle imprese per il valore massimo di ore Cig legalmente integrabili.

(g) Indicatori indagine sulle retribuzioni orarie contrattuali.

(h) Numeri indice in base dicembre 2005=100.

Fonte: Istat – Indagine sulla produzione industriale, Indagine sul fatturato e gli ordinativi dell’industria, Statistiche del commercio con l’estero, Indagine sull’occupazione, gli orari di lavoro e le retribuzioni presso le grandi imprese, Rilevazione Oros su retribuzioni di fatto e costo del lavoro per Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula), Indagine sui prezzi alla produzione dei prodotti industriali venduti sul mercato interno, Indagine sui prezzi alla produzione dei prodotti industriali venduti sul mercato estero

 I Distretti Industriali TAC: addetti e unità locali per dimensione di impresa

(valori assoluti al 2010 e variazioni percentuali)

 

ADDETTI

 

Valori assoluti

2010

Var. %

2008/2007

Var. %

2009/2008

Var. %

2010/2009

Var. %

2010/2007

PMI (imprese con meno di 250 addetti)

460.343

-0,9

-6,9

-4,2

-11,6

Imprese con 250 addetti e oltre

92.677

4,0

-4,4

-1,1

-1,7

TOTALE

553.016

-0,1

-6,5

-3,7

-10,1

UNITA’ LOCALI

 

Valori assoluti

2010

Var. %

2008/2007

Var. %

2009/2008

Var. %

2010/2009

Var. %

2010/2007

PMI (imprese con meno di 250 addetti)

71.984

0,6

-8,3

-1,1

-8,7

Imprese con 250 addetti e oltre

610

17,0

-16,3

-2,1

-4,1

TOTALE

72.594

0,8

-8,4

-1,1

-8,7

Fonte: elaborazione Ist. G. Tagliacarne su dati Istat

Variazioni assolute degli addetti manifatturieri nei distretti TAC nel periodo 1991–2010

 

2010/2009

2010/2001

2010/1991

Distretti tessili

-4.133

-38.608

-53.738

Distretti dell’abbigliamento

-7.114

-28.803

-36.492

Distretti delle pelli e calzature

-9.969

-64.158

-78.639

TOTALE DISTRETTI TAC

-21.216

-131.569

-168.869

Fonte: elaborazione Ist. G. Tagliacarne su dati Istat

 Graduatoria delle province italiane per incidenza degli addetti alle attività principali della

filiera TAC sul totale addetti (2010; in %)

Pos.

Provincia

Quota add. Filiera prov./Ita.

% add. filiera / totale provinciale

Pos.

Provincia

Quota add. Filiera prov./Ita.

% add. filiera / totale provinciale

1

FERMO

1,9

36,2

56

SALERNO

1,0

4,8

2

PRATO

3,1

35,5

57

CATANIA

0,9

4,8

3

BIELLA

1,4

25,8

58

VITERBO

0,3

4,8

4

BARLETTA ANDRIA TRANI

1,2

17,4

59

TRAPANI

0,3

4,6

5

MACERATA

1,5

15,7

60

CUNEO

0,8

4,6

6

PISTOIA

1,0

13,0

61

IMPERIA

0,2

4,6

7

PISA

1,6

12,7

62

PALERMO

0,9

4,6

8

TERAMO

1,1

12,2

63

CREMONA

0,4

4,3

9

COMO

2,1

12,0

64

MESSINA

0,5

4,3

10

FIRENZE

4,0

12,0

65

GROSSETO

0,2

4,2

11

MANTOVA

1,5

12,0

66

NUORO

0,1

4,2

12

AREZZO

1,2

11,5

67

MASSA-CARRARA

0,2

4,2

13

VICENZA

3,4

11,4

68

RAVENNA

0,5

4,2

14

VARESE

2,4

9,0

69

FOGGIA

0,4

4,2

15

LECCE

1,3

8,9

70

RAGUSA

0,2

4,2

16

ROVIGO

0,6

8,7

71

CALTANISSETTA

0,2

4,1

17

VERCELLI

0,4

8,5

72

SIENA

0,3

4,1

18

ASCOLI PICENO

0,5

8,5

73

VIBO VALENTIA

0,1

4,0

19

TREVISO

2,4

8,2

74

ASTI

0,2

4,0

20

PADOVA

2,5

8,0

75

FROSINONE

0,5

4,0

21

AVELLINO

0,6

8,0

76

CATANZARO

0,2

4,0

22

ISERNIA

0,1

7,8

77

MATERA

0,1

4,0

23

MODENA

1,9

7,6

78

UDINE

0,6

3,9

24

NAPOLI

4,1

7,5

79

PARMA

0,6

3,9

25

NOVARA

0,8

7,4

80

LATINA

0,5

3,9

26

PERUGIA

1,3

7,3

81

ALESSANDRIA

0,5

3,8

27

RIMINI

0,8

7,0

82

SONDRIO

0,2

3,8

28

BERGAMO

2,6

7,0

83

SIRACUSA

0,3

3,8

29

PESCARA

0,6

7,0

84

SASSARI

0,2

3,8

30

VENEZIA

1,8

6,7

85

CROTONE

0,1

3,8

31

ANCONA

1,0

6,5

86

CAGLIARI

0,5

3,7

32

FORLI-CESENA

0,9

6,4

87

LA SPEZIA

0,2

3,7

33

BENEVENTO

0,3

6,3

88

LODI

0,2

3,6

34

PAVIA

0,8

6,3

89

PIACENZA

0,3

3,6

35

PESARO E URBINO

0,7

6,2

90

OLBIA-TEMPIO

0,2

3,6

36

BRESCIA

2,5

6,1

91

ORISTANO

0,1

3,6

37

BARI

1,7

6,1

92

OGLIASTRA

0,0

3,6

38

VERONA

1,8

6,1

93

GENOVA

0,9

3,6

39

CASERTA

0,8

6,0

94

VERBANIA CUSIO OSSOLA

0,1

3,6

40

LUCCA

0,7

5,9

95

TRIESTE

0,2

3,5

41

MONZA BRIANZA

1,4

5,7

96

ROMA

4,1

3,5

42

LECCO

0,6

5,7

97

RIETI

0,1

3,5

43

TARANTO

0,6

5,4

98

SAVONA

0,3

3,5

44

BRINDISI

0,4

5,3

99

TORINO

2,4

3,4

45

REGGIO-EMILIA

0,9

5,3

100

PORDENONE

0,3

3,4

46

CHIETI

0,6

5,3

101

BOLZANO

0,6

3,4

47

TERNI

0,3

5,2

102

BELLUNO

0,2

3,4

48

AGRIGENTO

0,3

5,2

103

AQUILA

0,2

3,3

49

BOLOGNA

1,8

5,1

104

GORIZIA

0,1

3,3

50

REGGIO CALABRIA

0,4

5,0

105

POTENZA

0,2

3,1

51

ENNA

0,1

4,9

106

TRENTO

0,5

3,1

52

COSENZA

0,5

4,9

107

LIVORNO

0,3

3,0

53

FERRARA

0,4

4,9

108

MEDIO-CAMPIDANO

0,0

3,0

54

MILANO

6,4

4,8

109

CARBONIA-IGLESIAS

0,1

2,7

55

CAMPOBASSO

0,2

4,8

110

AOSTA

0,1

2,4

TOTALE ITALIA

100,0

6,2

Fonte: elaborazione Ist. G. Tagliacarne su dati Istat