Il 23 ottobre la Commissione Europea ha deciso di stralciare la proposta di Regolamento per la denominazione di origine dei prodotti extra-UE dall’agenda dei lavori del 2013.
Questa decisione, motivata da possibili contrasti tra il Regolamento e le linee guida del WTO, è una brutta notizia per i consumatori e soprattutto le imprese,in particolare quelle di paesi, come l’Italia, che hanno eccellenze di qualità in molti comparti, perché dovranno competere co-prodotti importati a basso prezzo e di scarsa qualità, privi dell’indicazione d’origine.
Come noto, nel 2005 la Commissione Europea ha sottoposto al Consiglio un progetto di Regolamento che intendeva introdurre l’obbligo di specificare su un prodotto proveniente da paesi fuori dell’UE il luogo di produzione, in modo da fornire al consumatore una chiara indicazione sull’origine del prodotto.
Nonostante i continui sforzi profusi dai rappresentanti italiani, il dossier non ha registrato significativi progressi nel corso degli anni.
Nel 2010, con l’entrata in vigore del nuovo Trattato sul Funzionamento dell’UE, il Parlamento Europeo ha rilanciato il progetto (ora sottoposto a procedura di co-decisione Consiglio-Europarlamento) e, come si ricorderà, il PE nell’ottobre 2010 ha approvato la proposta originaria, con numerosi emendamenti, ritenendo il marchio di origine una condizione necessaria per dare maggiore tutela ai consumatori e consentire alle imprese di affrontare ad armi pari i concorrenti.
Tuttavia, il successivo passaggio in Consiglio ha messo in luce le criticità politiche che frenano inesorabilmente l’approvazione del provvedimento, nonostante i ripetuti interventi del governo Italiano sia a livello tecnico che politico.L’Italia, infatti, era appoggiata da Francia, Polonia e Spagna, produttori di beni di qualità, mentre i governi tedeschi, britannici e olandesi, dediti alla commercializzazione e quindi meno sensibili alla tracciabilità dei prodotti in arrivo nella Comunità dal resto del mondo, non accettavano la norma, in nome del libero scambio.
Riconosciuta l’evidente mancanza di una maggioranza in grado di far progredire il dossier, il 20 gennaio 2012 il Consiglio ha invitato la Commissione ad esplorare possibili soluzioni alternative che possano ricevere un maggior consenso in seno al Consiglio.
Il 23 ottobre scorso, l’epilogo della vicenda, con lo stralcio della proposta.
Il ritiro è stato motivato con il collegamento a tre recenti pronunce della World Trade Organization, che hanno ritenuto alcune misure introdotte dagli USA in materia di etichettatura di origine incompatibili con l’accordo sulle Barriere Tecniche (TBT).
Tenendo conto di queste sentenze, la Commissione UE ha ritenuto che il quadro giuridico di riferimento multilaterale sia cambiato e, pertanto, sarebbe più difficile difendere la compatibilità della proposta di etichettatura di origine obbligatoria per le merci importate da paesi terzi con le norme WTO relative al “made in”; anche in presenza di un regime volontario, le opzioni disponibili sarebbero limitate e, inoltre, si solleverebbero questioni legali/istituzionali legate alla individuazione della base giuridica appropriata ed all’attuazione tecnica.
I settori interessati sono molteplici: dal tessile-abbigliamento, alle calzature, piastrelle e ceramica, prodotti in pelle e cuoio, gioielli, mobili per arredo,rubinetteria e valvolame.
Cristiana Muscardini, l’europarlamentare relatore della proposta, ha definito ingiustificato che la Commissione non abbia ritenuto, anche in via informale, di confrontarsi con il Parlamento su questa decisione, che penalizza i consumatori e i produttori europei, almeno per presentare una proposta alternativa che possa risolvere il conflitto perenne tra Stati produttori e Stati solo importatori, conflitto che di fatto ha impedito non solo l’approvazione del Regolamento ma una vera politica commerciale comune.
Il vicepresidente della Commissione, Antonio Tajani, ha chiesto che possano essere almeno formalizzate le prossime azioni, mentre ci si aspetta un’azione del Governo. (Tratto da MONDO MERCATI- Confcommercio novembre 2012)
