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Rivolta: “quello delle banche è un ricatto inaccettabile”

Sul Giornale intervista al direttore generale di Confcommercio. “Sensibilmente peggiorate” le condizioni del credito per le imprese del terziario, “anche le banche, come le imprese, i lavoratori e i pensionati, dovrebbero fare qualche sacrificio”.

«Anche le banche, come le imprese, i lavoratori e i pensionati italiani, dovrebbero fare qualche sacrificio». Le dimissioni dei vertici dell’Abi contro l’abolizione delle commissioni sugli affidamenti suscitano commenti preoccupati alla Confcommercio. In particolare, la larvata minaccia pronunciata dal presidente Mussari (se aboliscono le commissioni, aumenteranno i tassi d’interesse). «Per molte delle nostre imprese – avverte il direttore generale dell’organizzazione dei commercianti, Francesco Rivolta – potrebbe essere la fine».
Qual è la situazione del credito per le imprese del terziario?
«Soprattutto negli ultimi tempi le condizioni del credito, dai tassi ai costi di istruttoria fino alle garanzie richieste, sono sensibilmente peggiorate. Abbiamo in mano, fresco fresco, uno studio fatto sulla base dell’osservatorio sul credito al commercio e al turismo: ebbene, un terzo delle imprese ottiene meno credito di quanto ha richiesto, o non l’ottiene affatto. È il doppio rispetto a due anni fa. E sono sempre meno le aziende che sono in grado di chiedere un finanziamento bancario, proprio a causa della sua onerosità. Soltanto il 18,1% delle nostre imprese si è rivolto al sistema bancario, ma due terzi di queste non hanno ottenuto un finanziamento adeguato. Il quadro si aggrava ricordando che le imprese che si sono dichiarate capaci di finanziarsi da sole sono scese dal 49,2% al 41,8% nel giro di tre mesi. Sono sempre di più le aziende che dicono: da sole non ce la possiamo fare».
E qual è la risposta del sistema bancario? L’Abi sostiene che non c’è stato razionamento del credito.
«Questi dati dicono che il sistema bancario deve essere meno avaro, deve partecipare ai sacrifici che sono stati richiesti alle imprese, ai lavoratori, a tutti i cittadini. Il suo ruolo è fondamentale se davvero vogliamo fare una politica di sviluppo. Le banche ricordino che in un’economia malata il sistema creditizio non può essere sano. Quanto al razionamento, cito il governatore di Bankitalia Ignazio Visco: in dicembre sono stati concessi 20 miliardi in meno di prestiti».
Mussari ha lasciato capire che, in mancanza di correttivi al decreto liberalizzazioni, le banche aumentaranno gli interessi. Eppure si finanziano all’1% dalla Bce.
«Spero proprio che Mussari, che stimo, non abbia davvero questa idea. Noi pensavamo che, dopo il rifornimento di liquidità concesso dalla Bce, il sistema bancario potesse trasferire questa massa di danaro all’economia reale. Vedo che si sta verificando il contrario, con le nostre banche che ridepositano i soldi a Francoforte».
Il terziario è in evidente difficoltà. Il razionamento del credito potrebbe rappresentare un colpo mortale?
«Negli ultimi tre anni hanno chiuso le saracinesche 140 mila imprese, per diversi motivi; ma molte di queste hanno cessato l’attività per l’impossibilità di accedere al credito. I finanziamenti sono essenziali per molte delle nostre imprese, per esempio nel turismo, che devono costantemente adeguarsi alla concorenza internazionale. Perciò rivolgiamo un appello forte al sistema bancario, ricordando che se restiamo in recessione alla fine le stesse banche ne sofriranno, e molto».
Non solo la scarsità di credito colpisce il terziario. L’eventuale aumento dell’Iva in autunno rappresenta un grave pericolo.
«Pensi soltanto che cosa potrebbe significare un aumento di due punti dell’aliquota nel settore del turismo, laddove in altri Paesi concorrenti l’aliquota è al 6%. Non siamo d’accordo sull’idea del presidente Monti di spostare la tassazione dalle imposte dirette a quelle indirette: così si colpiscono le fasce più deboli. E siamo preoccupati anche per la trattativa sul lavoro: un aggravio del costo dei dipendenti, oltre al rincaro del credito, sarebbe insopportabile».

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