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n. 178/2023 |APPUNTI DEL GIORNO|

Prezzo dell’oro in calo questa mattina sui mercati delle materie prime: il metallo prezioso passa di mano a 1.977,67 dollari l’oncia pari a 58,23 euro al grammo.

Quando si parla di congiuntura il condizionale è d’obbligo – In estrema sintesi, l’attuale quadro congiunturale è orientato verso la stagnazione. Lo afferma l’Ufficio Studi di Confcommercio. Nello studio congiunturale pubblicato il 16 novembre si legge: “Da luglio, infatti, gli indicatori del ciclo in alta frequenza presentano, in larga maggioranza, il segno meno nella metrica della variazione sul mese precedente. Ma è altrettanto vero che la coppia di variazioni positive dell’occupazione in agosto e settembre e la tenuta della produzione industriale nello stesso periodo, impediscono – dovrebbero impedire – di trarre conclusioni troppo pessimistiche sulla sorte del sistema economico italiano nel breve termine. E il prevedibile e previsto crollo del tasso d’inflazione tendenziale potrebbe aprire una nuova stagione di crescita, seppure moderata, del reddito disponibile reale. Poi in ottica “negativa” si potrebbe invocare la riduzione del valore reale della ricchezza finanziaria o le potenziali ripercussioni delle tensioni internazionali sui prezzi dell’energia o sui tassi d’interesse sul debito pubblico. Eppure, le moderate tensioni sullo spread di ottobre stanno rientrando, le agenzie di rating non ci penalizzano, il benchmark del gas ritraccia e quello del petrolio oscilla all’interno del confortante canale 80-85 dollari per barile. Le stesse quotazioni dell’oro non mostrano particolari fibrillazioni. Insomma, chi teme che dietro l’angolo possa esserci un disastro prossimo venturo, deve considerare, per completezza di analisi, che potrebbe anche esserci nulla. Che si stia tornando ai tassi dello zero virgola niente dei pessimi decenni
passati è un altro discorso. Anzi un altro problema. Che non ha a che fare con la congiuntura. La nostra migliore previsione della dinamica del PIL mensile in novembre è una variazione congiunturale nulla, che segue lo stesso risultato per ottobre. La nostra stima per il mese di novembre è di una variazione congiunturale dello 0,1% e di una crescita dell’1,3% nel confronto annuo. In 12 mesi il tasso d’inflazione è sceso, dunque, di oltre 10 punti percentuali. Allo stato attuale, la bolla inflazionistica sembra essersi esaurita, come indicato anche dal progressivo ridimensionamento dell’inflazione di fondo. Non mancano preoccupazioni sulla possibilità dell’emergere di alcune tensioni sul versante degli energetici, in considerazione delle turbolenze presenti nello scenario internazionale. Ma è inutile, anzi controproducente, fasciarsi la testa anzitempo”.

“Per riaccendere la fiducia e la fedeltà dei clienti, le imprese devono rimettere al centro l’esperienza del consumatore, concependola come via per la crescita e la competitività. A questa considerazione va aggiunta la necessità di comprendere i profondi cambiamenti sociali, che spingono le persone a riconsiderare i loro stili di vita e a compiere scelte radicali. Le imprese dovrebbero prendere posizione su questioni ambientali e sociali, intrecciando la redditività con l’impegno verso iniziative legate sostenibilità ambientale”.
I rendiconti di sostenibilità delle aziende italiane sono raddoppiati in tre anni. L’analisi dei documenti presentati al Registro imprese tenuto da InfoCamere tra gli esercizi 2020 e 2022 alza il sipario su un trend fatto di numeri davvero esigui, ma in crescita costante. Quest’anno sono 303 le società che hanno depositato una “dichiarazione non finanziaria” relativa al 2022. Rispetto agli 877mila bilanci esaminati da InfoCamere, si tratta di una quota minima, ben al di sotto dello 0,1 per cento.
Ciò che di solito si chiama “bilancio” di sostenibilità è in realtà un’informativa al mercato che descrive l’impegno dell’azienda sul versante ESG (Environmental, cioè ambientale, social e di governance). Non c’è quindi solo il profilo della lotta al cambiamento climatico (emissioni di CO2, uso di risorse naturali, sicurezza alimentare), ma anche l’impatto sociale dell’impresa (condizioni di lavoro, parità di genere e così via) e la sua organizzazione interna (indipendenza del Cda, procedure di controllo, compensi ai manager, lotta alla corruzione). La direttiva europea 2022/2464 (Corporate sustainability reporting directive, CSRD) – che è stata pubblicata circa un anno fa sulla Gazzetta Ufficiale UE e dovrà essere recepita dagli Stati – prevede una graduale estensione dei soggetti tenuti a redigere il rendiconto di sostenibilità.
Il fatto che tante piccole e medie imprese si siano già attivate su base volontaria dipende senz’altro dalla sensibilità di manager e azionisti, ma anche dai benefici che il rendiconto ESG può offrire. Per esempio a livello di rapporti con i committenti (che spesso pretendono dai propri fornitori una certificazione di sostenibilità) o con le banche e le assicurazioni (che usano anche queste informazioni per valutare la controparte e definire il costo e le condizioni di finanziamenti e coperture). Per alcune Pmi già quotate su Euronext Growth, inoltre, è certo utile iniziare a “portarsi avanti” con il rendiconto.
“Oggi la dichiarazione non finanziaria è una prerogativa di poche centinaia di imprese, ma per la sua crescente valenza in termini di trasparenza sarebbe opportuno, al pari del bilancio ordinario, incoraggiarne il deposito al Registro delle imprese per tutte le società italiane”, afferma Lorenzo Tagliavanti, presidente di InfoCamere. Tutto ruota attorno ai concetti di credibilità e affidabilità. (Tratto dall’articolo di Dario Aquaro Cristiano Dell’Oste “Bilanci di sostenibilità raddoppiati in tre anni: il 46% arriva dalle Pmi” pubblicato su il numero odierno de Il Sole 24 Ore).

n. 178/2023 |APPUNTI DEL GIORNO| Lunedì 20 Novembre 2023 – S. Ottavio

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